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Cancro. Il Governo certifica il crollo degli screening tumorali. Zampa (Min. Salute): “Regioni potranno avvalersi di strumenti straordinari per recuperare le prestazioni arretrate”


Sono 472.389 i test mammografici eseguiti in meno rispetto al 2019 (-53,8%). Arrivano a 585.287 (-54,9%) quelli per tumore colorettale. E i test di screening cervicale eseguiti in meno sono 371.273 (-55,3%). Nel decreto agosto viene data la possibilità a Regioni ed Enti del Ssn di "avvalersi degli strumenti straordinari" e viene autorizzata una spesa "per complessivi 478.218.772 euro". "La realizzazione dei Piani Operativi sarà oggetto di monitoraggio". A spiegarlo la sottosegretaria Zampa rispondendo all'interrogazione di Novelli (FI).

30 OTT - Il Covid ha portato con sé un preoccupante crollo degli screening. Sono 472.389 i test mammografici eseguiti in meno rispetto al 2019 (-53,8%).
Arrivano a 585.287 (-54,9%) quelli per tumore colorettale. E i test di screening cervicale eseguiti in meno sono 371.273 (-55,3%). 
 
Riguardo alle misure per recuperare le prestazioni non effettuate, l'articolo 29 del Decreto Agosto "dispone che al fine di corrispondere alle richieste di prestazioni ambulatoriali, screening e di ricovero ospedaliero non erogate nel periodo emergenziale dovuto al Covid-19, le Regioni e le Province Autonome e gli enti del Ssn possono avvalersi degli strumenti straordinari. Si autorizza una spesa per complessivi 478.218.772 euro. Per l'accesso a tali risorse finanziarie, le Regioni e Province Autonome provvedono all'elaborazione di un Piano Operativo Regionale per il recupero delle liste di attesa, con la specificazione dei modelli organizzativi prescelti, dei tempi di realizzazione e della destinazione delle risorse. La realizzazione dei Piani Operativi sarà oggetto di monitoraggio". 
 
Così la sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa, rispondendo ieri in Commissione Affari Sociali all'interrogazione sul tema presentata da Roberto Novelli (FI).

 
Di seguito la risposta integrale della sottosegretaria Zampa:
 
"L'Osservatorio Nazionale Screening (ONS) opera come strumento tecnico a supporto sia delle Regioni, per l'attuazione dei programmi di screening, sia del Ministero della salute, per la definizione delle modalità operative, il monitoraggio e la valutazione dei programmi.
L'ONS nel rapporto 2019, riferito al 2018, evidenziava leggeri progressi nello sviluppo dei programmi organizzati di screening oncologico, pur confermando un divario fra Centro, Nord e Sud.
Considerando tutti gli screening e tutte le fasce di età, i numeri assoluti indicano più di 14 milioni di inviti (14.393.496, quasi 350.000 inviti in più rispetto al 2017) e più di 6 milioni e 300 mila test (6.336.579, cioè 50.000 test in più rispetto al 2017).
Ciò significa che nel 2018 fra l'80 e il 90 per cento della popolazione italiana in età target per lo screening mammografie e per quello cervicale è stata regolarmente invitata, e più del 75 per cento ha ricevuto l'invito allo screening colorettale.
 
Ciò premesso, l'epidemia da COVID-19 – nella prima fase emergenziale – ha impattato fortemente anche sui programmi organizzati di screening. La maggior parte dei programmi di prevenzione hanno continuato le attività di secondo livello per le persone che avevano avuto un test di screening positivo.
L'ONS ha pubblicato un «Rapporto sui ritardi accumulati alla fine di maggio 2020 dai programmi di screening Italiani e sulla velocità della ripartenza» https:// www.osservatorionazionalescreening.it/content/rapporto-riparternza-screening-maggio-2020, basato su una «survey» a cui hanno risposto 20 Regioni o Province Autonome su 21 (mancante solo la Basilicata).
Complessivamente gli esami di screening sono ripartiti nel maggio 2020 in 13 Regioni per lo screening mammografico e cervicale e in 11 per lo screening colorettale.
Nella maggioranza delle Regioni tuttavia il numero di esami eseguiti nel maggio scorso è meno del 10 per cento di quelli eseguiti nel maggio 2019.
 
Per quanto riguarda lo Screening mammografico, delle 20 Regioni che hanno compilato la «survey» quantitativa, solo 13 (65 per cento) hanno erogato mammografie di screening nel mese di maggio 2020, e tutte con volumi di attività nettamente inferiori a quelli dell'anno precedente.
Solo 5 Regioni (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Veneto e Valle D'Aosta) nel mese di maggio 2020 hanno eseguito almeno un numero pari al 20 per cento degli esami eseguiti nello stesso mese del 2019.
Il numero di test mammografici eseguiti in meno rispetto al 2019 è complessivamente 472.389, con una riduzione del 53,8 per cento.
Ci sono oscillazioni fra le Regioni, ma solo una Regione (Toscana) alla fine del maggio 2020 ha accumulato un ritardo vicino al 40 per cento, mentre le altre Regioni hanno ritardi superiori.
Il numero di carcinomi non diagnosticati e stimato superiore a 2.000 (2.099).
 
Per lo Screening colorettale, delle 20 Regioni che hanno compilato la «survey» quantitativa 11 (55 per cento) hanno ricominciato a eseguire test di screening nel mese di maggio 2020.
Analogamente allo screening mammografico, le Regioni che sono ripartite hanno registrato un numero ridotto di esami rispetto agli anni precedenti.
Solo la Regione Toscana e la Provincia Autonoma di Bolzano nel mese di maggio 2020 hanno eseguito più del 20 per cento degli esami eseguiti nel maggio del 2019.
I test di screening eseguiti in meno rispetto al 2019 sono complessivamente 585.287 (54,9 per cento).
 
Per lo Screening cervicale delle 20 Regioni che hanno compilato la «survey» quantitativa solo 13 (65 per cento) hanno riavviato l'erogazione dei test di screening cervicale (Pap test o Hpv) nel mese di maggio 2020.
Anche in questo caso è da segnalare che molte delle Regioni che sono ripartite hanno eseguito un numero ridotte di esami, e solo 5 Regioni (Abruzzo, P.A. Bolzano, Friuli Venezia Giulia, Toscana e Valle D'Aosta), nel mese di maggio 2020 hanno eseguito un numero almeno pari al 20 per cento degli esami eseguiti nel maggio del 2019.
I test di screening eseguiti in meno rispetto al 2019 sono complessivamente 371.273 (55,3 per cento).
Sottolineo che i dati si riferiscono agli esami effettivamente eseguiti e non agli inviti fatti.
 
Di seguito indico le iniziati le poste in essere per superare le criticità indicate: L'ONS nello scorso aprile ha definito un documento di «Linee guida per la riapertura e per la comunicazione», condiviso con il Ministero della salute, che sottolinea alcuni aspetti fondamentali della questione in esame, quali la necessità che, fatte salve particolari situazioni epidemiologiche, le Regioni e le Provincie Autonome devono riattivare il primo livello dei programmi di screening oncologico entro i mesi di maggio e giugno 2020, valorizzando il carattere prioritario delle prestazioni di screening nella programmazione delle attività ambulatoriali.
 
Il documento suggerisce che le Regioni si dotino di un Piano di rientro per l'attività di screening e che, nel caso in cui non sia possibile coprire l'intera popolazione con i protocolli precedenti, valutino modalità di screening più efficiente (ad esempio, autoprelievo nel test-Hpv).
L'ONS sta proseguendo le attività di monitoraggio delle attività poste in essere dalle diverse Regioni, attraverso la ripetizione nel mese corrente della «survey» a suo tempo effettuata.
Il nuovo Piano Nazionale della Prevenzione (FNP) 2020-2025, adottato con Intesa in Conferenza permanente Stato-Regioni del 6 agosto 2020, anche in considerazione della pandemia da COVID-19 in corso, ha sottolineato quanto forte e cruciale deve essere l'approccio interdisciplinare e transdisciplinare tra ricercatori e professionisti, di provenienza sia tecnica sia medica, al fine di affrontare i principali problemi di Salute Pubblica.
 
Per la prevenzione dei tumori, obiettivi fondamentali del PNP sono le azioni intersettoriali di promozione della salute (sana alimentazione, attività fisica, astensione dall'uso di sigarette e di altri prodotti del tabacco e dal consumo dannoso e rischioso di alcol), nonché il miglioramento della partecipazione agli screening oncologici erogati dal Servizio sanitario nazionale:, la cui offerta e adesione costituiscono un fattore protettivo per la mortalità (3 morbilità dovuta alle tre patologie oncologiche attualmente oggetto di screening (carcinoma della cervice uterina, mammario e del colon retto).
È previsto, inoltre, il miglioramento delle iniziative di comunicazione, affinché siano basate su evidenze scientifiche, ma al tempo stesso forniscano informazioni chiare e adeguate al «target» di popolazione che si intende raggiungere, non solo al fine di aumentare la partecipazione ai programmi organizzati, ma anche in un'ottica di appropriatezza, per evitare la duplicazione di interventi di prevenzione mediante screening organizzato e di prevenzione individuale spontanea.
Riguardo alle misure per recuperare le prestazioni non effettuate, l'articolo 29, comma 1, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, dispone che al fine di corrispondere alle richieste di prestazioni ambulatoriali, screening e di ricovero ospedaliero non erogate nel periodo emergenziale dovuto al COVID-19, le Regioni e le Province Autonome e gli enti del SSN «possono avvalersi degli strumenti straordinari» delineati nello stesso articolo 29.
 
Infatti, il comma 8 dell'articolo 29 autorizza una spesa «per complessivi 478.218.772 euro».
Il seguente comma 9 dispone che, per l'accesso a tali risorse finanziarie, le Regioni e Province Autonome provvedono all'elaborazione di un Piano Operativo Regionale per il recupero delle liste di attesa, con la specificazione dei modelli organizzativi prescelti, dei tempi di realizzazione e della destinazione delle risorse.
La realizzazione dei Piani Operativi sarà oggetto di monitoraggio, ai sensi dell'articolo 16, comma 1, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito dalla legge 24 aprile 2020, n. 27".
 
Roberto Novelli (FI), replicando, si dichiara formalmente soddisfatto della risposta che giudica precisa, puntuale e articolata. Ricorda che, purtroppo, il Covid-19 provoca anche numerose vittime indirette, aumentando la mortalità per altre patologie, a causa dei rinvii delle procedure di screening, delle diagnosi e degli interventi. Molti malati si trovano, infatti, in una condizione drammatica in quanto i ritardi accumulati provocano in molti casi la cronicizzazione della patologia o un incremento dei decessi. Nel segnalare come vi sia stata una certa sottovalutazione di alcuni fenomeni, ribadisce l'esigenza di dare risposte pronte ai cittadini, attraverso lo stanziamento di risorse adeguate, soprattutto in termini di personale. Occorre, a suo avviso, un attento monitoraggio delle iniziative adottate al riguardo dalle singole regioni. 
 
G.R.

30 ottobre 2020
© Riproduzione riservata


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