Riforma cure primarie. Gemmato (FdI): “No alle Case di Comunità, non garantiscono la prossimità delle cure. Bisogna invece puntare di più sui medici di famiglia e i farmacisti”

Riforma cure primarie. Gemmato (FdI): “No alle Case di Comunità, non garantiscono la prossimità delle cure. Bisogna invece puntare di più sui medici di famiglia e i farmacisti”

Riforma cure primarie. Gemmato (FdI): “No alle Case di Comunità, non garantiscono la prossimità delle cure. Bisogna invece puntare di più sui medici di famiglia e i farmacisti”
"Queste strutture rischiano di non realizzare una vera medicina di prossimità, visto che prevedono un bacino di utenza di 50mila persone. E questo esclude di fatto i piccoli paesini, le aree interne, le aree disagiate che dovrebbero essere accorpate per raggiungere 40 mila abitanti. Mentre il medico di famiglia e il farmacista attrezzati garantiscono l'assistenza di base davvero prossima". Così il responsabile sanità di FdI all'Adnkronos Salute riprendendo i temi già affrontati nella nostra intervista prima delle elezioni.

“No alle case di Comunità”. Per potenziare il territorio e offrire una concreta medicina di prossimità serve “puntare sui medici di famiglia e dei farmacisti dotati di strumenti diagnostici di base. Con la dotazione che nel Pnrr è prevista, di 7 miliardi di euro, per la telemedicina, questi professionisti, se forniti di apparecchiature idonee, possono fare degli studi e delle farmacie degli hub in cui fare le analisi di prima istanza, le ecografie, gli elettrocardiogrammi. Si potrebbe contare in questo modo su una sanità diffusa che può sopperire anche alla chiusura di tanti ospedali e permettere un’assistenza accessibile a tutti”.

Cosi, il responsabile sanità di Fratelli d’Italia Marcello Gemmato, risponde all’Adnkronos Salute confermando quanto già annunciato la scorsa settimana in un’intervista a Quotidiano Sanità.

“Il ministro Roberto Speranza per potenziare il territorio con i fondi del Pnrr ha puntato su 1350 case di comunità – ricorda – ma, nella pratica, queste strutture rischiano di non realizzare una vera medicina di prossimità, visto che prevedono un bacino di utenza di 50mila persone. E questo esclude di fatto i piccoli paesini, le aree interne, le aree disagiate che dovrebbero essere accorpate per raggiungere 40 mila abitanti. Con il risultato che per alcuni potrebbe significare farsi 20 minuti di macchina per arrivare alla casa di comunità. E questa non è una soluzione. Mentre il medico di famiglia e il farmacista attrezzati garantiscono l’assistenza di base davvero prossima. Noi vogliamo investire in professionisti della sanità – conclude Gemmato – anche per superare un’assistenza a macchia di leopardo, aggravata anche della regionalizzazione”.

29 Settembre 2022

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