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Approvata una mozione che pone la “questione medica” come “questione politica e sociale”. IL TESTO

13 GEN - Di seguito il testo della mozione approvata oggi dal Consiglio nazionale della Fnomceo:
 
Cari Presidenti,
noi tutti constatiamo quanto oggi la Professione sia trascurata e aggredita da una grande parte del mondo politico e ci chiediamo se non vi sia stata mancanza di attenzione proprio da parte nostra per questa deriva.
 
Dobbiamo chiederci se NOI TUTTI  in passato siamo stati attirati da interessi che ci abbiano distolto dalla vigilanza delle nostre specifiche peculiarità, in primo luogo la difesa dell’autonomia del medico nella cura della persona e della collettività.
 
Se ciò è accaduto in passato, oggi non è più utile la ricerca di colpe o debolezze, perché nostra è la responsabilità.
 
Oggi, dopo l’approvazione di una legge di riforma degli Ordini che mette a dura prova alcuni principi fondamentali del nostro Codice, non possiamo rimanere inerti, ma dobbiamo reagireTUTTI per la difesa della professione.
 
 Da qui il nostro appello all’UNITA’ per le motivazioni che riportiamo

 
I Presidenti firmatari della Lista sono seriamente preoccupati per il destino del ruolo del medico quale garante della salute del cittadino e lanciano un allarme affinchè la FNOMCEO rappresenti il vero baluardo alla deriva della professione, oggi sotto attacchi molteplici.
 
La professione del medico è gravemente a rischio; anche la sicurezza “fisica”, in particolare dei colleghi giovani, è già stata ampiamente e drammaticamente violentata e relegata a mera notizia di stampa.
 
Per le insensate politiche di definanziamento, la sanità pubblica, contro la nostra volontà, non garantisce correttezza e adeguatezza delle cure: oggi si considera appropriato solo ciò che è compatibile con le risorse disponibili e non ciò che è adeguato alle necessità della cura.
 
La nostra coscienza professionale di medici, la nostra autonomia di giudizio, i nostri doveri morali, la nostra integrità scientifica ormai sono visti come un problema per la sostenibilità finanziaria per cui sono in atto misure di vario tipo per ridimensionare e restringere le nostre facoltà di prescrivere terapie ed esami diagnostici. 
 
L’attacco irragionevole che la professione medica sta subendo rischia di rompere il patto di fiducia tra medici e cittadini precludendo così ogni possibilità di alleanza terapeutica.
 
Siamo alla “medicina amministrata” cioè una medicina senza etica, che costa poco, che riduce i medici a semplici impiegati, ridimensionandone l’autonomia, che cura i malati al minimo delle possibilità, negli ospedali come sul territorio.
 
Le regioni e le aziende, in nome di una ambigua e male intesa idea di “appropriatezza”, stanno intervenendo sull’autonomia del medico, l’unica nostra vera risorsa per rispondere adeguatamente alla Medicina della complessità, la sfida del presente e del futuro.
 
L’obiettivo politico del Governo, delle Regioni, delle Aziende è ridurre progressivamente nel tempo i costi di farmaci, esami clinici e diagnostici, presidi, trattamenti, tagliando così d’imperio i bisogni reali delle persone ma soprattutto i loro diritti alla salute e alterando il ruolo del medico.
 
Si tratta di un percorso che deve trovare in noi medici un ostacolo irremovibile: il nostro Codice Deontologico e la nostra coscienza professionale ci impongono precisi obblighi morali nei confronti dei malati e della collettività.
 
Basti ricordare che la Sentenza di Cassazione 8254-113 Marzo 2011 testualmente recita “A nessuno è consentito anteporre la logica economica alla logica di tutele della salute, né diramare direttive che, nel rispetto della prima, pongano in secondo paino le esigenze dell’ammalato… Prima di tutto i medici devono rispondere al loro codice deontologico in base al quale hanno il dovere di anteporre la salute del malato a qualsiasi altra diversa esigenza e, pertanto, non sono tenuti al rispetto di quelle direttive laddove esse siano in contrasto con l’esigenza di cura del paziente, e non possono andare esenti da colpa ove se ne lascino condizionare, rinunciando al proprio compito e degradando la propria professionalità e la propria missione a livello ragionieristico”
 
A fronte di questa situazione, che diverrà sempre più drammatica con il progredire del definanziamento, TUTTA la FNOMCeO deve reagire: se la professione è sotto attacco, in nessun modo si possono assecondare politiche al ribasso delle cure e criteri di appropriatezza che rispondano a mere logiche economicistiche. Senza contare poi le “attenzioni” che subiamo dalle altre professioni, che erodono competenze, atti professionali, ruolo, leadership, che non devono essere negoziate per assecondare le logiche elettoralistiche del primo partito di governo.
 
Oggi la professione per difendersi efficacemente dagli attacchi concentrici ai quali è sottoposta ha bisogno di autonomia, di UNITA’ e di progettualità.
Oggi è a rischio il diritto alla Salute non solo della parte più debole della cittadinanza (vedi i rapporti Censis sulla rinuncia alle cure da parte di non abbienti e, per la prima volta, una ridotta aspettativa di vita), ma l’intera professione medica e il suo ruolo di garante del cittadino. Molte quindi sono le cose da cambiare, molte quelle da riformare: è arrivato il tempo di ridefinire la professione, perché troppo rapidi sono i cambiamenti sociali, culturali, organizzativi, economici, che da anni la stanno spiazzando.
 
La nuova FNOMCeO che vogliamo deve impegnarsi a perseguire i seguenti obiettivi:
· Definire l’esistenza di una “questione medica” non riducibile a singoli problemi, riconoscendola “questione politica” e “questione sociale” di primaria grandezza, come l’insieme di tutti i problemi  vecchi e nuovi della professione  che hanno ricadute dirette sullo stato di salute della popolazione e dei singoli e soprattutto sui diritti costituzionali, oggi a rischio.
 
· Costruire una piattaforma che risolva la “questione medica” rilanciando i postulati che sono da millenni alla base della professione, tra cui autonomia e responsabilità professionale, riconoscendo la nostra professione come primo garante per i cittadini e lo Stato di una Medicina scientifica, etica, economicamente qualificata.
 
· Sostenere a ogni livello i medici, soprattutto i più giovani, promuovendo ogni iniziativa tesa alla loro tutela e formazione professionale.
 
· Promuovere un movimento di idee rivolto a medici e cittadini per sensibilizzarli ai problemi che li legano e rinsaldare la loro storica alleanza.
 
· Presentare formalmente la piattaforma al Governo attuando tutte le strategie per il sostenerla e affermarla.
 
· Ribadire l’autonomia provinciale degli Ordini e il ruolo di promozione e coordinamento della FNOMCeO.
 
· Riconfermare la centralità del Codice Deontologico come somma garanzia morale per il Cittadino e ricondurre nuovamente al vaglio degli Ordini anche i comportamenti dei medici pubblici o convenzionati, perché non ci siano medici “esenti” da responsabilità deontologiche, che obbediscano alla “medicina amministrata” delle Aziende e delle Regioni.
 
· Intraprendere, anche per quest’ultima evenienza, un’azione immediata e pressante sul nuovo Governo per riformare una legge che il nostro Consiglio Nazionale ha bocciato a chiare lettere insieme ai Consigli Nazionali dei Farmacisti e dei Veterinari.
 
· Riformulare il Codice Deontologico rendendolo più aderente ai principi fondamentali e irrinunciabili della professione.
 
I medici non sono perfetti e, come tutti, hanno difetti da correggere; il difetto più grande a loro imputato dal Governo è quello di curare i malati senza badare a spese. Ma se ci trasformiamo in macchine calcolatrici, in “non medici”, saremo veramente curati? E da chi? Un conto è cambiare per una professione migliore, adeguata al proprio tempo storico, un conto è cambiare per una professione sicuramente peggiore, che risponda solo alle politiche finanziarie del Governo.
 
Se pure i medici, per le loro prescrizioni di esami inutili o inappropriati, hanno generato una Medicina difensiva, con costi ingenti per lo Stato e conseguente reazione politica contro la nostra professione, sarà necessario riqualificare i percorsi diagnostico-terapeutici e non appiattirsi su una linea politica distruttiva, indicare al Governo altre strade da seguire, in cui la ridefinizione dell’autonomia professionale sia la vera garanzia per affrontare i problemi oggi legati al rapporto tra domanda e offerta.
 
I medici possono diventare migliori di quello che sono e persino diventare altro da quello che sono sempre stati, ma per fare questo devono necessariamente restare medici. Per tutti questi motivi chiediamo al Comitato Centrale di impegnarsi a perseguire gli obiettivi citati.

Giancarlo Pizza - Bologna
Marco Ioppi - Trento
Michele Gaudio  - Forlì-Cesena
Giovanni D'Angelo - Salerno
Silvestro Scotti - Napoli
Claudio Lucia  - Asti
Toti Amato - Palermo
Filippo Anelli - Bari
Vincenzo Ciconte - Catanzaro
Alessandro Innocenti - Sondrio

Roma 13 gennaio 2017

 
Voti: favorevoli 70, voti contrari 1, astenuti 6
Approvata a maggioranza

 

13 gennaio 2018
© Riproduzione riservata

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