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Insediato il nuovo tavolo tecnico del Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione

di Domenico Della Porta

Rinnovato nella sua composizione ma anche negli obiettivi strategici alla luce di alcune significative innovazioni normative intervenute recentemente

28 FEB - Con Decreto del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali n. 224 del 24/11/2021 è stata ridefinita la composizione del Tavolo tecnico per lo sviluppo e il coordinamento del Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione (SINP), scaduto a febbraio 2021SINP, e con successivo Decreto Ministeriale n.252 del 29/12/2021 il Ministero ha indicato i nomi dei partecipanti al Tavolo. Il tavolo è stato arricchito da rappresentanti di ulteriori istituzioni pubbliche e caratterizzato da importanti e stimolanti obiettivi strategici, non indicati in passato.
 
Nell’autunno 2021 sono intervenute, infatti, due novità legislative estremamente importanti per il predetto organismo: la prima riguarda il Codice della Privacy e la seconda lo stesso articolo 8 del D. Lgs. 81/08. La modifica al Codice della Privacy che ha riguardato un’aggiunta che stabilisce: “Il trattamento dei dati personali da parte di un’amministrazione pubblica, (…) è sempre consentito se necessario per l’adempimento di un compito svolto nel pubblico interesse o per l’esercizio di pubblici poteri a essa attribuiti” sicuramente di indubbia utilità per le finalità del SINP che farò venir meno ogni alibi per ulteriori ritardi alla sua attuazione.
 
La seconda modifica riguarda l’art. 8 del D. Lgs. 81, cioè l’articolo che disciplina il SINP ampliando la platea degli enti fornitori con l’ingresso fondamentale ed imprescindibile dell’INPS, più volte invocato, portatore di banche dati utilissime come le denunce retributive e contributive individuali e le denunce della mano d’opera agricola, ancora dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro e del Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri competente per la trasformazione digitale.
 
L’ultimo cambiamento ha riguardato il comma 1 del medesimo articolo 8 in cui c’è un cambio di indirizzo del SINP: non più una banca dati “utile per” attività di prevenzione e vigilanza, ma come strumento per la programmazione delle attività con anche “la finalità di coordinamento di tutte le informazioni detenute dalle pubbliche amministrazioni, con l’aggiunta di una semplice frase: “… e per programmare e valutare anche ai fini del coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale”, ribadendo il ruolo del SINP come “strumento operativo con l’istituzione di una sezione del SINP dedicata ai dati della vigilanza che dovrà avere anche funzioni di coordinamento fra gli organi di vigilanza”.
 
Gli organi di vigilanza alimentano un'apposita sezione del Sistema informativo dedicata alle sanzioni irrogate nell'ambito della vigilanza sull'applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
 
Riteniamo utile e interessante segnalare, a questo punto, quanto ha elaborato la Consulta Italiana Interassociativa della Prevenzione (CIIP) in una pubblicazione di qualche giorno fa “Secondo rapporto CIIP sugli infortuni e le mattie professionali in Italia”.
 
“In attesa di costruire un sistema informativo per la prevenzione, ha precisato a tal proposito, Susanna Cantoni, presidente CIIP, riteniamo occorra partire dall’utilizzo di banche dati già disponibili, in particolare occorre rilanciare (e possibilmente implementare) i Flussi Informativi Inail‐Regioni, renderli fruibili a tutti i soggetti della prevenzione, e non solo ad alcune istituzioni, quale riferimento per ogni progetto di prevenzione”.
 
“Nel frattempo - prosegue Cantoni - occorre porre le basi per l’avvio del sistema informativo che vorremmo, ha continuato, costituendo tavoli di lavoro che prevedano il confronto tra produttori e utilizzatori dei dati, in un’ottica preventiva e non assicurativa, analogamente a quanto avvenuto per la genesi dei Flussi Informativi Inail‐Regioni, tavoli costituiti non solo da rappresentati delle istituzioni, informatici e statistici ma tavoli scientifici in cui siano presenti i fruitori dei dati. Un sistema informativo non può essere calato dall’alto per decreto, ma deve rispondere alle esigenze che provengono “dal basso”, dalle migliaia di operatori della prevenzione di ASL e INL, alle decine di migliaia di soggetti che si occupano di sicurezza nei luoghi di lavoro nelle associazioni, nelle aziende e fra i lavoratori.”
 
Ecco le questioni ancora aperte:
1) Se si condivide l’assunto “conoscere per prevenire”, è evidente che risolvere i problemi della conoscenza, organizzare le informazioni necessarie, renderle disponibili e fruibili diffusamente, è un obiettivo fondamentale.
 
2) Il corollario che ne discende è che tutti i soggetti aventi titolo e compiti in tema di prevenzione e controllo sono in primo luogo “produttori” e detentori di conoscenze quindi di informazioni; contestualmente tali soggetti dovrebbero essere opportunamente formati all’utilizzo delle conoscenze disponibili e messi nelle condizioni di operare conseguentemente su quelle basi. Sono, pertanto necessari adeguati momenti formativi per tutti i fruitori per imparare a leggere e trattare i dati in modo non superficiale e per poterli utilizzare ai fini di programmazione e verifica delle rispettive attività.
 
3) Le scelte da attuare ‐ ai vari livelli istituzionali ‐ a fini di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori possono discendere soprattutto (e solo) dall’andamento degli infortuni e delle malattie professionali? Oggi ciò è ancora possibile? E per tutti i comparti e settori produttivi? 
Salvo che in alcuni settori tradizionali (costruzioni e parte del manifatturiero), quanto conta, in molti altri settori nell’ambito delle profonde trasformazioni del tessuto produttivo italiano, nella frammentazione e precarietà, nella prevalenza di microimprese, basarsi sull’andamento di un fenomeno che oltretutto in queste è notoriamente sommerso (sotto denuncia, irregolarità, ecc.)?
 
4) Un sistema informativo deputato alla prevenzione non può essere basato unicamente sulla raccolta di dati relativi ai danni da lavoro, condizionati dal sistema assicurativo e per di più limitati ad una parte dei lavoratori, quelli assicurati ad INAIL; occorre che il sistema informativo sia in grado di offrire il panorama dei rischi presenti nel tessuto produttivo dei vari territori e non solo i danni causati dal lavoro e dello stato di salute dei lavoratori. 
Necessitano nuovi strumenti aggiuntivi per comprendere le condizioni di lavoro e le necessità di tutela e per definire priorità e iniziative, tenendo conto tra l’altro della sempre minore separazione tra i fattori influenti sulla salute nel lavoro e nella vita, del prevalere di patologie di origine multifattoriale e quindi della necessità di un approccio ‐ anche conoscitivo ‐ complessivo.
 
5) Quanto indicato al punto precedente implica anche la sempre maggiore importanza, nel mondo del lavoro attuale, di assumere conoscenze su aggregati lavorativi (imprese, settori, mansioni, ecc.) ma anche sui singoli lavoratori, che spesso si trovano a svolgere nel corso del tempo mansioni diverse e in attività e luoghi diversi, molti dei quali non coperti da INAIL e quindi esclusi dai database INAIL.
 
6) E’ anche necessario che il sistema informativo per la prevenzione contenga i dati sui rapporti di lavoro dei lavoratori perché, come ben noto e da noi sottolineato ripetutamente, il lavoro irregolare, precario, la mancata applicazione delle norme contrattuali vanno di pari passo con la minor tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.
 
7) Per tutte le voci che andranno a comporre il sistema informativo per la prevenzione devono essere indicati non solo i valori assoluti ma anche i tassi di prevalenza e incidenza per permettere raffronti adeguati; diventa quindi condizione necessaria conoscere i denominatori con cui rapportare i dati degli eventi.
 
8) Quelle sopra indicate sono criticità, talora esigenze, che in parte hanno possibili risposte, in parte ne richiedono una (talora non semplice) individuazione. E’ una sfida per tutti, non solo ovviamente per il mondo tecnico‐scientifico, che deve trovare molteplici attori a partire dalle istituzioni e dalle parti sociali: sarebbe davvero una svolta rispetto al passato se questa sfida fosse raccolta e “agita” collettivamente. Se è tempo ciò dovrebbe avvenire non solo per il mondo del lavoro e per i lavoratori ma con essi, con la loro consapevole partecipazione.
 
Domenico Della Porta
Presidente Osservatorio Malattie Occupazionali e Ambientali Università degli Studi Salerno

 

28 febbraio 2022
© Riproduzione riservata

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