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Congresso Fimmg. Scotti: “In Legge di Bilancio investimenti per i medici di famiglia e no a dipendenza, produce solo problemi”


Il segretario del sindacato nella sua relazione al 79° Congresso nazionale in corso a Villasimius lancia una serie di proposte per il futuro della categoria. “Servono gli elementi fondamentali per salvare il SSN con investimenti che partano proprio dalle Cure Primarie e dai luoghi di vita dei cittadini e non permettano una strisciante privatizzazione ed esternalizzazione della offerta di sanità pubblica”. LA RELAZIONE

05 OTT -

“Servono gli elementi fondamentali per salvare il SSN con investimenti che partano proprio dalle Cure Primarie e dai luoghi di vita dei cittadini e non permettano una strisciante privatizzazione ed esternalizzazione della offerta di sanità pubblica. Viviamo un momento storico importante, dove entro qualche mese dovrà essere definita una Legge di Bilancio che non può non identificare finanziamenti specifici per quella Medicina Generale di cui i cittadini hanno bisogno e che, al contempo, sia attrattiva per i giovani medici e rinnovi il senso di appartenenza anche di tutti quelli che, credendoci, vi hanno dedicato una vita professionale”. È quanto afferma il segretario nazionale della Fimmg, Silvestro Scotti nella sua relazione al 79° Congresso nazionale della Fimmg in corso in Sardegna a Villasimius.

“Serve una riforma della Laurea in Medicina – afferma Scotti -  che preveda, già nel percorso di formazione prelaurea, l’inserimento della disciplina di Medicina Generale, per inserire nel Corso di Laurea contenuti di assistenza territoriale.  Solo tali conoscenze possono favorire la scelta di proseguire in quest’attività o facilitare, nel caso di decisione verso altre specialità, la reciproca conoscenza dei sistemi per migliorare i rapporti tra i diversi professionisti del nostro SSN e raggiungere l’auspicata integrazione di obiettivi assistenziali tra ospedale e territorio partendo dai professionisti e non dalle direttive”.

“Serve – incalza - , per il miglioramento organizzativo della risposta dei Medici dell’Assistenza Primaria, che si investa non solo su modelli di organizzazione centralizzata che risulteranno distanti dalla “Casa come luogo di cura” ma anche sull’organizzazione interna della Medicina Generale. Serve un investimento sul personale di studio che renda equa l’offerta dello studio medico singolo o associato, di area disagiata o metropolitana, perché rappresenta una risposta al paziente in termini di servizi e di tempo medico, anche liberandolo dalla burocrazia amministrativa che lo ruba alla cura. Serve la piena comprensione delle potenzialità espresse dal vigente ACN nella funzione delle AFT, soprattutto a potenziamento intermedio di una risposta assistenziale continuativa e coordinata forte di trasferimento fiduciario grazie all’intervento di tutti i Medici di Assistenza Primaria, a ciclo di scelta e a ciclo orario, che la compongono”.

E poi ribadisce il no alla dipendenza: “Serve una capacità legislativa che comprenda che la discussione sul cambiamento del ruolo giuridico convenzionato della Medicina Generale non porta a soluzione ma anzi amplificherà i problemi La sommatoria dei costi previdenziali, dei costi di produzione porterebbero, a parità di spesa, le prime due a una riduzione dell’offerta in termini di numero di medici. La gestione di un tempo di cura trasformato in ore di cura porterebbe inoltre alla trasformazione completa del valore fiduciario e della relazione di cura, che tanta economia produce in sanità per una peculiare relazione fondata su un medico di famiglia che dedichi al paziente tempo e non minuti condizionati dall’obiettivo che sarà, a quel punto, solo il numero di visite nell’unità di tempo”.

“Serve, piuttosto, un impegno legislativo che valorizzi il nostro ruolo di medici liberi professionisti, dipendenti di una convenzione che li rende in autonoma organizzazione responsabili di una funzione sussidiaria di pubblico interesse”, conclude.



05 ottobre 2022
© Riproduzione riservata

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