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“È il momento di prendere decisioni coraggiose per non avere una Sanità senza Medici”. Appello Anaao agli europarlamentari


"Ci auguriamo che, quando siederete a Bruxelles, possiate lavorare con i colleghi europei per disegnare il futuro dell’Europa scegliendo i colori di una popolazione sana, libera di accedere alle migliori cure possibili, libera di trovare professionisti preparati e gratificati, libera - perché in salute - di lavorare e contribuire a una Europa più unita, una nuova Europa capace di garantire servizi sanitari sostenibili e accessibili senza differenze di reddito o latitudine".

13 GIU -

Garantire la piena applicazione del diritto alla salute, affrontare l'invecchiamento della popolazione, affrontare la crescente disaffezione dei medici europei al loro lavoro e un cambiamento di genere e di generazione nella demografia medica di tutta Europa che chiede di rivedere paradigmi di organizzazione dei sistemi sanitari.

Questi gli impegni chiesti dall'Anaao in una lettera aperta indirizzata ai nuovi parlamentari europei. Riportiamo di seguito il testo della lettera.

Egregi Parlamentari,

con questo traguardo elettorale avete ora l’onore di rappresentare l’Italia nell’emiciclo europeo. A voi la responsabilità, che va oltre il colore politico, di tutelare, anche sul fronte europeo, le esigenze della nostra sanità pubblica per garantire la piena attuazione dell’articolo 32 della Costituzione.

Infatti, non solo l’Italia, ma l'Europa tutta si trova ad affrontare sfide importanti per garantire i servizi sanitari ai propri cittadini. “L'invecchiamento della popolazione, i cambiamenti culturali, i costi crescenti dell'innovazione, la scarsità di personale qualificato, le crescenti disuguaglianze sanitarie e le complessità sanitarie derivanti dai cambiamenti climatici stanno minacciando la sostenibilità e l’accessibilità economica dei servizi sanitari, incidendo negativamente sulla salute dei cittadini” (Grazia Labate, docente di Economia sanitaria all'Università di York, Inghilterra).


La spesa sanitaria europea, dettata principalmente da decisioni politiche dei diversi governi, correlata alla dimensione economica (PIL) di ciascun paese, è stata, in media nel 2022, pari a 8,8% del PIL con differenze piuttosto ampie tra i vari Paesi, dal 11,7% della Germania al 5,5% della Romania. L’Italia è sotto la media, sia per rapporto spesa/PIL che per la spesa procapite.

La Direttiva 2005/36/CE - riconoscimento qualifiche professionali - e la Direttiva 2011/24/UE - assistenza sanitaria transfrontaliera - così come il movimento di farmaci, vaccini e brevetti a seguito della pandemia hanno permesso di immaginare un miglioramento della qualità delle cure così come della formazione e del lavoro medico.

Purtroppo, la crisi diffusa di finanziamento dei Sistemi Sanitari, lamentata da tutti i paesi europei, prescindendo dalla quota di prodotto interno lordo investito, e lo scivolamento della salute dei cittadini agli ultimi posti delle agende politiche, stanno producendo una crisi paneuropea che investe anche la professione medica e le altre professioni sanitarie.

La disaffezione dei medici europei al loro lavoro è dimostrata dal crescere del movimento transnazionale dai paesi a basso reddito verso paesi che garantiscono migliori remunerazioni e, all’interno di una stessa nazione, dal lavoro dipendente all’interno degli ospedali al lavoro salariato per attività ambulatoriali, se non a quello privato tout court. A questo si affianca una crisi di vocazione, prima motivazione di chi sceglie l’arte cerusica, dimostrata dall’elevato numero di medici in formazione specialistica (persino in Olanda, plurimedagliata negli anni come miglior Sistema Sanitario Europeo) che abbandonano il percorso di studi o che scelgono le specialità meno impegnative ma più remunerative.

Cosa ha determinato tutto ciò? Sicuramente inadeguati finanziamenti che hanno influito sulla qualità delle retribuzioni come anche su standard organizzativi e qualità dei luoghi di lavoro. Ma anche l’incertezza del rispetto dell’orario di lavoro e dei fisiologici tempi di riposo nel settore sanitario. Come dimostrato da due distinte survey condotte da FEMS e EJD’s Association, la Direttiva 2003/88/CE sull’orario di lavoro non è mai stata pienamente implementata in Sanità e forse neanche si può adattare completamente ai setting di assistenza e cura.

A quanto sopra, si aggiunge un cambiamento di genere e di generazione nella demografia medica di tutta Europa che chiede di rivedere paradigmi di organizzazione dei sistemi sanitari, attualmente più vicini alla Rivoluzione Industriale che al millennio della Intelligenza Artificiale.

È il momento, perciò, di prendere decisioni coraggiose, di ampio respiro e lungo raggio (almeno i 5 anni di un mandato) per evitare di avere, in Europa, una Sanità senza Medici. Tanto più che la pandemia ha dimostrato che le minacce per la salute pubblica non rispettano i confini. E che le crescenti disuguaglianze richiedono di aumentare la capacità e le potenzialità di una assistenza sanitaria equa e universalistica.

Ci auguriamo che, quando siederete a Bruxelles, possiate lavorare con i colleghi europei per disegnare il futuro dell’Europa scegliendo i colori di una popolazione sana, libera di accedere alle migliori cure possibili, libera di trovare professionisti preparati e gratificati, libera - perché in salute - di lavorare e contribuire a una Europa più unita, una nuova Europa capace di garantire servizi sanitari sostenibili e accessibili senza differenze di reddito o latitudine.

Pierino Di Silverio, Segretario Nazionale Anaao Assomed
Alessandra Spedicato, Capo Delegazione Anaao Assomed in Fems



13 giugno 2024
© Riproduzione riservata

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