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La farmacia e il federalismo fiscale

di Ettore Jorio

E’ ormai imminente il passaggio ai costi standard per il finanziamento della sanità. Un cambiamento che avrà ripercussioni anche sulle farmacie. Una guida per capire come muoversi in questo nuovo scenario per restare sul mercato anche in un periodo di crisi come questo

08 LUG - Che stranezza! Si è passati da una offerta che languiva, in rapporto ad una domanda aggressiva, ad un eccesso di offerta inevasa. E’ quanto accaduto nel mercato delle farmacie private, ove quelle in vendita si contavano sulle dita della mano e i potenziali acquirenti erano centinaia. Ove i prezzi arrivavano alle stelle.
Oggi non dico che accade l’incontrario, ma quasi. Sono tante le farmacie in vendita e pochi gli acquirenti che fanno sul serio. In alcune aree del Paese, chi ha interesse a vendere la propria farmacia, piuttosto che essere invaso dalle richieste, ricorre al metodo classico dell’annuncio, così come si fa oggi con gli immobili, anch’essi quasi sempre destinati a rimanere invenduti. In questo modo di essere mercato si incontrano spesso millantatori che reclamizzano l'una o l'altra parte interessati a far proprie elevate provvigioni, spesso indebite, oppure a sviluppare per conto di strani figuri accentramenti di farmacie sull'orlo del fallimento facilmente inducibili a frequentare strade borderline.
 
Dunque, un mondo che è cambiato e che è destinato a cambiare ancora. Un mondo che così com'è spaventa gli onesti e induce i disordinati a supporre nei miracoli, facilmente promessi.
Non e' così  che si esce dai guai, ci sono i percorsi che l'ordinamento civile mette a disposizione dei farmacisti sfortunati o troppo arditi.
Quanto a ciò che accadrà nel mercato caratteristico e' necessario prevederlo bene, soprattutto fondarlo sui saperi reali piuttosto che sulla creatività dei tanti imbroglioni che sono in giro.  
Vediamo di analizzare come. Meglio, dove finirà il sistema farmacia e cosa garantirà in termini di previsione delle finanze pubbliche a sua disposizione.
 
Il federalismo fiscale, con i suoi costi standard, andrà a determinare un diverso metodo di finanziamento del sistema della salute. Molte Regioni continueranno ad avere ciò che hanno sempre avuto, soprattutto quelle 5 che sono chiamate dalla recente delibera del CdM dell’11 dicembre 2012 (pubblicata l’11 giugno scorso) a costituire la base per scegliere le 3 Regioni che costituiranno il benchmark di riferimento per tutto il resto del Paese. Più precisamente quel costo standard con il quale verrà determinato il fabbisogno altrettanto standard che sostituirà l'attuale fondo sanitario, nazionale e regionale, garante del "buon" funzionamento dei servizi sanitari regionali. Quindi ci saranno Regioni che avranno ciò che hanno e Regioni che "subiranno" l'entità del costo standard come strumento complessivo, che dovranno adeguarsi al nuovo sistema di finanziamento. In caso di sfoderamento, avranno l’obbligo di chiedere la differenza ai cittadini.
 
La domanda che in molti si pongono è: andrà meglio o peggio di prima?
Tutto dipenderà dall’intelligenza delle Regioni fino ad oggi improbe, che dovranno “imitare” le gestioni di quelle ritenute migliori. Un compito non facile ma possibile, sempre che i rispettivi elettori sappiano scegliere i "gestori" giusti sin dalle prossime  elezioni regionali.
Dalla correttezza di un siffatto percorso dipenderà la ricchezza ovvero, alternativamente, la povertà da distribuire agli erogatori privati accreditati/contrattualizzati o convenzionati che siano. Tra questi ultimi le farmacie, che dovranno impegnarsi nel rivedere il loro ruolo e la loro organizzazione, sì da essere più aziende di quanto lo siano solo sulla carta e più competitive, sul piano dei servizi da rendere ai cittadini.
 
Fatta questa considerazione, occorre capire cosa dovranno fare, nello specifico, coloro i quali dovranno e/o vorranno rendersi protagonisti in tale mercato. Bisogna, quindi, comprendere se, come e dove vendere/investire per esercitare una delle professioni più antiche del mondo che, invero, ha subito una trasformazione di non poco conto. Un compito non facile, quello che ci siamo preposti, ma doveroso, in linea con l'attaccamento quasi quarantennale speso nel campo del diritto sanitario, e del diritto farmaceutico in particolare.
Ci occupiamo oggi dell’investimento e non della dismissione, per evitare di entrare nelle cause che quasi sempre la determinano, rinvenibile nella ragione di avere mandato in rovina ciò che si aveva, spesso a causa di gestioni scellerate e di consulenze non propriamente adeguate ad affrontare un mondo mercantile in evoluzione. Detto questo, è da precisare che tutto è salvabile, c’è solo da valutare come caso per caso.  Ciò unitamente ai tecnici che di queste cose ne sanno davvero, e non già di quelle che si auto-decantano in tal senso, responsabili di portare alla rovina decine di titolari, approfittando del loro frequente stato di disperazione.
 
Se investire. Le previsioni più attendibili, sul piano delle risorse che si renderanno verosimilmente disponibili per la somministrazione di farmaci al pubblico, ancorché non eccezionali, non sono affatto infelici. Lasciano presupporre un futuro non affatto rovinoso, più o meno assestato sulle migliori condizioni di oggi, vissute nelle Regioni che ci sanno fare. La decisione se mantenere le posizioni attuali o fare degli investimenti dipenderà, pertanto, da cosa si e' disposti a mettere in campo. Prioritariamente, occorre tanta perseveranza, un serio impegno, anche finanziario, e una segnata creatività produttiva, specificatamente orientata ad implementare l'esercizio di farmacia proprio e/o da acquistare, sì da farla diventare un sito di erogazione di servizi strumentali anche a generare clientela fidelizzata, cui sottoporre le proprie intelligenti offerte non caratterizzate di certo da evidenti scopi prettamente speculativi. Insomma, va fatto in farmacia ciò che si fa ovunque. Il rapporto di dare/avere deve essere caratterizzato dall'intuitu personae e non già dalla convenienza dell'acquirente strappata con metodiche agonistiche di sconto.
 
Come investire. L’attuale dettato normativo consente al farmacista di potere partecipare in quante società speziali voglia. Di conseguenza, una ipotesi realizzabile, con verosimile successo, è quella di utilizzare una siffatta strategia che consentirà, da un parte, di assumere contezza delle diverse modalità di fare impresa-farmacia e, dall’altra, di potere successivamente scegliere il proprio definitivo futuro, non avendo affatto difficoltà di monetizzare le quote possedute, di sicuro interesse per i farmacisti che residueranno nell’assetto societario divenuto di disinteresse
 
 Dove investire. I migliori siti sono ovviamente quelli ove l'attuale quotazione scende, specie a causa di motivazioni fortemente emotive. E' proprio quella che è destinata a salire. Ciò in quanto con il federalismo fiscale a regime anche le aree meridionale, dalle quali irragionevolmente si scappa via, diverranno più frequentabili sul piano economico-finanziario, attesa la responsabilità personale che cadrà addosso dei decisori pubblici, sino a prevedere la loro incandidabilità per un decennio  in ogni competizione elettorale.
 
Dunque, per usare un termine molto caro ai giocatori di biliardo, calma e gesso! Le scelte avventate non servono, così come bisogna evitare ogni percorso eccessivo, perché spinti dalla preoccupazione del momento o, meglio, dall'ufficiale giudiziario dietro l'uscio e peggio ancora dall'usuraio potenziale pronto ad aggredire il tutto. I rimedi ci sono ed è la legge a dettarli (bando ai millantatori!).
    
 
Prof. avv. Ettore Jorio
Studio associato Jorio - Cosenza

08 luglio 2013
© Riproduzione riservata

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