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Taranto. La salute dopo l'Ilva. Intervista a Nume (Ord. Medici): “Basta con la politica urlata"


Il presidente dell’Ordine dei medici della provincia pugliese anticipa temi e problematiche che saranno affrontati nel convegno in programma nella città sede dell’Ilva. “Si tuteli il diritto alla salute con indipendenza da altri interessi”. "Taranto non è più un problema dei tarantini, ma dell’intero Paese, dell’Europa addirittura".

20 SET - A pochi giorni dal convegno "Salute, ambiente, lavoro nella città dell’acciaio", che si terrà il prossimo 28 settembre a Taranto, il presidente dell’Ordine dei medici di Taranto, Cosimo Nume, ha rilasciato al portale Fnomceo quest’intervista nella quale illustra i contenuti del workshop. L’evento è solo una tappa dell’attenzione che il mondo ordinistico ha rivolto già da lungo tempo alle problematiche che segnano così profondamente la città pugliese, “perché in questi anni siamo riusciti a rappresentare degnamente le prerogative di indipendenza e autorevolezza della professione, tant’è che l’ultima grande manifestazione sull’ambiente qui a Taranto si è aperta proprio con i medici e con i nostri striscioni. Con ogni possibile limite, la gente ha fiducia in noi, ci vede alleati suoi e non dei poteri che hanno dilaniato la carne viva di questa città”.

Vediamo nelle parole di Nume quali saranno i punti nevralgici dell’evento.
 
Presidente Nume, l'Ordine di Taranto sta promuovendo un workshop nazionale su ambiente, lavoro e salute. Non è un evento "qualsiasi" vista la situazione che la città di Taranto vive da anni: ci può spiegare quali sono gli obiettivi del convegno?
Come abbiamo scritto nella locandina, scopo del convegno è l’apertura di un dialogo fra più attori della scena sociale, non soltanto locale, in cui la voce della professione ha l’obbligo di ribadire in ogni passaggio che il proprio dovere è sempre è comunque la tutela della salute individuale e collettiva, e di porre questo principio deontologico come presupposto di ogni proprio intervento e di ogni integrazione con altri protagonisti della complessità del problema. Per la verità sarebbe meglio dire che questo dialogo non si apre ora ma prosegue, dopo altri eventi da noi organizzati ben prima che la questione Taranto emergesse in tutta la sua drammaticità a seguito della corretta ed apprezzabile azione della Magistratura.
 
Avete dato una forte caratterizzazione formativa all'evento: ciò significa che ormai per il mondo medico acquisire competenze in ambito del rapporto "ambiente e salute" è elemento ritenuto essenziale per la professione medica?
L’integrazione, l’interdipendenza inestricabile fra persona e ambiente non sfuggiva neppure ai protomedici della storia e del mito, a Esculapio come agli sciamani o ai druidi; figuriamoci se il medico di oggi può permettersi il lusso di ignorare questa verità assoluta. Il problema è che nella messe di nozioni, non tutte attendibili, nello scatenarsi di polemiche accademiche su dati e cifre, si corre il rischio di perdere di vista il connotato fondamentale della nostra professione, che deve esercitarsi per l’uomo, al di fuori di conflitti d’interesse, essere capace di tradurre cifre, dati e studi in azioni positive e proattive. Per questo abbiamo invitato autorevoli relatori a parlare ai colleghi – ma anche alla cittadinanza – di quanto oggi si conosce dell’azione degli inquinanti ambientali sull’apparato endocrino e riproduttivo. Volutamente abbiamo messo da parte per un attimo la questione più nota e pressante in questa città, quella delle neoplasie; per quelle i miei bravissimi colleghi del territorio, dell’ematologia, dell’oncologia, della radioterapia, di tutte le strutture di diagnosi e cura sono impegnati allo stremo delle proprie possibilità, ogni giorno, con umanità e altissima professionalità, nonostante perdurino alcune inadeguatezze strutturali e organizzative che non dipendono da noi. Non vogliamo “non” parlare di tumori, in questo convegno; vogliamo far sapere che ci sono anche altre problematiche, non meno gravi e pericolose, legate all’inquinamento, su cui è necessario intervenire ora che la coscienza ambientale di questa città si è finalmente risvegliata, per non subire domani l’insulto di malattie che avremmo potuto probabilmente prevenire con azioni mirate sui determinanti di salute.
 
L'evento vedrà la partecipazione di forze eterogenee, dell'Isde, di giornalisti, economisti ed osservatori. Ma allo stato attuale non avete previsto la partecipazione di istituzioni. Come mai questa scelta sicuramente insolita e coraggiosa?
Leggevo sulla stampa locale, alcuni giorni fa, lo stralcio dell’interrogatorio di uno degli ultimi soggetti arrestati nell’ambito dell’inchiesta che la Magistratura tarantina sta svolgendo dall’estate dello scorso anno. Si trattava di uno dei cosiddetti “dirigenti ombra” che per conto della proprietà avrebbero dettato regole “parallele” all’interno dello stabilimento in termini di produzione e sicurezza. A un certo punto l’interrogato afferma (non cito testualmente) che “quello che abbiamo fatto a Taranto, a Genova non ci avrebbero permesso di farlo”; quando il magistrato chiede perché, l’incolpato tace. Ecco, in quel silenzio c’è tutto il significato della nostra scelta, e permettetemi di non aggiungere altro.
 
L'Ordine dei medici in questi anni ha assunto un ruolo "terzo" ben riconosciuto da tutte le forze sociali di Taranto. Quale sarà la risposta dei cittadini a questo vostro workshop?
Mi auguro nutrita e attenta, come è stato per l’evento del 2011. Credo di non poter essere smentito se affermo che in questi anni siamo riusciti a rappresentare degnamente le prerogative di indipendenza e autorevolezza della professione, tant’è che l’ultima grande manifestazione sull’ambiente qui a Taranto si è aperta proprio con i medici e con i nostri striscioni. Con ogni possibile limite, la gente ha fiducia in noi, ci vede alleati suoi e non dei poteri che hanno dilaniato la carne viva di questa città. E il fatto che al convegno partecipino l’intero Comitato Centrale della Fnomceocon il suo presidente Amedeo Bianco e la Commissione nazionale Ambiente, presieduta da Emanuele Vinci, è testimonianza che l’attenzione a Taranto e ai suoi problemi, più in generale alla necessità di intervenire sulla questione ambientale ovunque si sviluppi, non è soltanto un impegno dei medici tarantini e brindisini, bensì il comune sentire dell’intera professione.
 
Quali sono gli obiettivi di ricaduta sociale e civile che vi attendete da questo evento?
Taranto non è più, se mai lo è stato, un problema dei tarantini, ma dell’intero Paese, dell’Europa addirittura, e la cronaca di questi giorni, nel bene o nel male, lo testimonia. Vogliamo essere una voce in questo dibattito, con tutto il peso delle nostre conoscenze e del nostro impegno professionale e civile, e con la consapevolezza che da questa palude si potrà uscire soltanto quando cesserà l’abitudine alla politica urlata o, peggio, inerte, e si ritornerà a parlare di tutele e di diritti con le giuste proporzioni e con totale indipendenza da altri interessi che non siano il bene comune e l’obbligo che abbiamo di disegnare un futuro migliore per i nostri figli.

20 settembre 2013
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