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Speciale 67° Congresso Siaarti. Anestesia e rianimazione: tutte le novità. 2500 esperti a confronto. La parola ai protagonisti


L'appuntamento più importante per il settore. A Roma i massimi esperti italiani. L'evoluzione delle pratiche cliniche e le tematiche gestionali. I temi etici e il rapporto con il paziente. Il punto sul risk mangement e sulla valutazione degli errori in anestesia. E poi le grandi emergenze: dalla sepsi alla donazione d'organo. 

17 OTT - Anestesia, rianimazione e terapia intensiva, medicina del dolore e cure palliative, medicina d’urgenza e iperbarica. Sono le principali aree disciplinari su cui si confronteranno oltre 2500 esperti delle Scienze Anestesiologico-rianimative in occasione del 67° Congresso della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) che si è aperto ieri a Roma e che si concluderà il 19 ottobre. Durante la cerimonia d’apertura il presidente, Massimo Antonelli, ha offerto un’ampia panoramica su come sta cambiando la Siaarti e su come migliorare la comunicazione verso i familiari in terapia intensiva. “Come ripensare la Sanità oggi per garantire un futuro domani? “A che punto è l ’innovazione in Italia? “Quali sperimentazioni cliniche?” A queste e a molte altre domande gli esperti cercheranno di dare risposta nel corso dei lavori.

Spazio importante dedicato al dibattito sulle grandi emergenze: dalla Sepsi alle emergenze intra ed extra ospedaliere, alle criticità in tema di donazione d’organo. Ma anche gli aspetti etici e normativi in rianimazione e terapia intensiva. Altro tema di rilievo è quello legato al progresso tecnologico degli ecografi che semplifica l’anestesia e ottimizza la tecnica in piena sicurezza del paziente. Circa la metà degli ospedali italiani possiede l’ecografo per l’anestesia ma sono ancora troppo pochi gli investimenti in termini economici e la formazione degli operatori.

In apertura del congresso, è poi arrivato un contributo importante sul tema della gestione delle emergenze intraospedaliere, ambito in cui l’obiettivo primario è intercettare precocemente i pazienti che stanno peggiorando e per i quali il reparto di degenza non è in grado di fornire le competenze, i trattamenti e il monitoraggio necessari.
 
“Per soddisfare tale obiettivo - raccontano la dottoressa Francesca Rubulotta, specialista in Anestesia e Rianimazione del Policlinico di Catania e Luca Cabrini, coordinatore del gruppo di studio Siaarti ‘Urgenze ed Emergenze’ e anestesista rianimatore all’ospedale San Raffaele di Milano - sono stati introdotti quattro elementi”. In sintesi si tratta di: 1) un braccio afferente, formato dal personale del reparto in cui il paziente è ricoverato; tale elemento deve saper riconoscere precocemente il paziente a rischio, deve saper allertare il braccio efferente (vedi oltre) e collaborare con esso; 2) un braccio efferente, composto da personale esperto nella gestione dei pazienti in condizioni critiche; usualmente è formato da un anestesista e da un infermiere di area critica; 3) una componente dedicata all’analisi dei dati ed al miglioramento continuo dei sistemi di risposta rapida (RRS); 4) una componente direttiva per sovraintendere i sistemi di risposta rapida.

“Gli studi più recenti - illustrano i due esperti - si sono concentrati su alcuni aspetti di rilievo relativi al braccio afferente ed efferente. Rispetto al braccio afferente, è stato evidenziato come questo sia ancora l’anello più debole: il personale dei reparti non viene adeguatamente formato nel riconoscere gli elementi precoci suggestivi di un deterioramento del paziente, con il risultato che l’intervento del sistema di risposta rapida finisce per essere tardivo e più complesso. Sono stati proposti strumenti di valutazione del paziente e percorsi formativi risultati efficaci. Inoltre, sono stati valutati sistemi di monitoraggio continuo nei reparti ordinari con allertamento automatico del braccio efferente in caso di necessità: benché promettenti, tali sistemi richiedono ulteriori valutazioni circa l’efficacia e il rapporto costo/beneficio. Sono infine state pubblicate esperienze in cui anche i familiari venivano inclusi nel braccio afferente ed autorizzati ad allertare il braccio efferente”.

Per quanto riguarda il braccio efferente “numerosi studi – proseguono - hanno cercato di individuare quali caratteristiche possano renderlo maggiormente efficiente. I dati sembrano suggerire che il braccio efferente risulta efficace se adeguatamente preparato, attraverso una formazione ad hoc, e se inserito in un sistema ospedaliero idoneo a rispondere alle emergenze, ad esempio attraverso l’adeguata disponibilità di letti in terapia intensiva. A questo proposito, un braccio efferente competente risulta essere indispensabile nella gestione dei letti in terapia intensiva, contribuendo in prima linea a selezionare i ricoveri appropriati da quelli inappropriati.

Numerosi studi hanno evidenziato come il braccio efferente si confronti quotidianamente con situazioni eticamente complesse, relative ad esempio alla proporzionalità/appropriatezza delle cure, alle questioni inerenti il fine vita, al rispetto della volontà del malato, all’equa gestione delle risorse (limitate). Si tratta di questioni che richiedono una preparazione ampia e specifica, che favorisca anche competenze relazionali utili nel confronto con il paziente e i suoi famigliari. Infine, il braccio efferente si avvantaggia delle recenti evidenze in tema di gestione delle numerose patologie con cui si confronta: nuovi approcci alle patologie acute respiratorie, cardiocircolatorie, neurologiche, infettive”.

Secondo Luca Cabrini risulta invece ancora” insufficiente l’attenzione dedicata all’elemento direttivo e di analisi dei sistemi a risposta rapida. Si tratta di una carenza di rilievo, che limita l’efficacia dei bracci afferente ed efferente. L’accumularsi di dati sulla capacità dei servizi di risposta rapida, quando messi in grado di agire in condizioni adeguate e di migliorare la sopravvivenza dei pazienti ospedalizzati, dovrà indurre a maggiori sforzi nel valutare la cornice organizzativa – conclude - più idonea ed irrinunciabile”.

17 ottobre 2013
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