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Campania. Riordino dei laboratori di analisi: Anisap, Confapi e Federbiologi si rivolgono al Tar

di Ettore Mautone

In un ricorso depositato alla cancelleria del Tribunale amministrativo regionale viene ribadito il no al piano di riassetto della rete laboratoristica privata della regione. Avanzata la proposta di istituzione di una commissione che proceda alla rivisitazione del decreto 109 del 2013.

12 MAR - No al piano di riassetto della rete laboratoristica privata della Regione Campania. A pronunciarlo, con un ricorso al Tar appena depositato alla cancelleria del Tribunale amministrativo regionale, ci sono Anisap, Confapi Napoli e Snabilp Federbiologi che domani incontrano i consiglieri regionali di opposizione del Pd per esporre le loro forti perplessità in merito decreto della Regione Campania n. 109 del 19 novembre scorso relativo al Piano di riassetto della rete laboratoristica privata. 

All’incontro, che si terrà all’Holiday Inn del Centro Direzionale di Napoli (Isola E 6), interverranno il presidente nazionale dell’Ordine dei Biologi, Ermanno Calcatelli, il presidente dell’Anisap Campania, Fernando Umberto Mariniello, il vicepresidente nazionale Confapi Sanità, Silvana Papa, il Segretario nazionale Snabilp Federbiologi, Elisabetta Argenziano, il segretario nazionale Federanisap, Vincenzo Panarella, il docente di economia aziendale dell’Università Parthenope di Napoli, Raffaele Fiume, il Segretario Filcams Cgil Campania - Area metropolitana di Napoli, Maria Vitolo.
All’indice delle associazioni di categoria che si frappongono alla Federlab le ricadute negative in termini occupazionali che scaturirebbero dal decreto di riordino della rete dei laboratori, lo scadimento della qualità dei servizi ai cittadini, perplessità di carattere normativo, procedurale, logistico, economico. I rappresentanti sindacali si confronteranno su questi temi con i consiglieri regionali del Pd Raffaele Topo (Capogruppo Pd), Angela Cortese (vicepresidente Commissione Sanità), Nicola Caputo, Giulia Abbate, Rosa D’Amelio e Anna Petrone.

“Il decreto di riordino delle rete laboratoristica regionale – avverte Mariniello di Anisap Campania - snatura i singoli laboratori facendoli diventare dei punti prelievi, distrugge la professionalità di tutti gli operatori del settore, annienta gli sforzi economici e finanziari compiuti per ottemperare a tutte le normative ai fini dell’accreditamento istituzionale e determina una perdita di 2000-3000 posti di lavoro. Senza contare il mancato rispetto della la libera concorrenza in quanto permette la costituzione di oligopoli. Né il riordino a nostro avviso documenta risparmi economici per la Regione Campania ovvero vantaggi sanitari per l’utenza oltre a costituire fonte di rischio clinico per quelle prestazioni diagnostiche che necessitano di risposte immediate. Ovviamente il nodo resta anche il taglio delle tariffe in vigore da un anno che in Campania ha determinato, al netto dello sconto del 20 per cento sulle prestazioni, abbattimenti del 40 per cento delle tariffe dei rimborsi. Ma a fronte di un riordino necessario la legge lascia piena autonomia alle Regioni”.
La proposta? La costituzione di una commissione che proceda alla rivisitazione del decreto 109 del 2013.

A chiedere la proroga all’attuazione del riordino e linee guida applicative della norma c’è infine l’Aspat guidata in Campania da Pier Paolo Polizzi che pur difendendo le ragioni del Piano di riassetto della rete punta il dito su una grave anomalia del decreto laddove questo stabilisce che le Asl devono predisporre i piani di attuazione entro 90 giorni dalla pubblicazione del decreto e dunque ben prima della scadenza del tempo concesso alle strutture per comunicare la loro scelta in merito all’aggregazione fissato in 180 giorni.

Ettore Mautone  

12 marzo 2014
© Riproduzione riservata

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