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Responsabilità medica. D’Ambrosio Lettieri (Fi): “Serve concertazione tra istituzioni, medici, strutture e pazienti”


Per il capogruppo Fi in commissione Sanità del Senato la questione “non è facile” e “da soli Governo e Parlamento non riusciranno a risolvere il problema”. La proposta è “unire tutti gli addetti ai lavori in una sede istituzionale” come il Parlamento per “trovare possibili soluzioni”.

13 MAR - “Il conflitto medico-paziente causato da una legislazione, quella vigente, non idonea, comporta un enorme danno non solo per i camici bianchi, ma anche per il Servizio Sanitario Nazionale e, dunque, per i cittadini. Al danno economico, poi, si aggiunge anche quello fiduciario tra medico e paziente, oltre al costo causato dalla lentezza della macchina della giustizia, per cui capita che professionisti sanitari andati in pensione da anni si vedano tirati in ballo in diatribe giudiziarie per fatti avvenuti molto tempo prima, quando ancora esercitavano”.
 
Tuttavia, per il senatore Luigi d’Ambrosio Lettieri, capogruppo Fi in commissione Igiene e Sanità del Senato “cambiare la situazione non è facile e da soli Governo e Parlamento non riusciranno a risolvere il problema”. D’Ambrosio Lettieri un’idea, però, ce l’ha: “quella di unire tutti gli addetti ai lavori in una sede istituzionale di fondamentale importanza come il Parlamento per farli discutere del problema e trovare possibili soluzioni. Gli esiti di questi lavori devono poi essere elaborati dal Parlamento stesso per poter approdare a proposte legislative che migliorino effettivamente la situazione in cui ci troviamo”.

È questo il contenuto dell’intervento che il senatore ha tenuto ieri al convegno (in corso fino a venerdì) dedicato a Il ruolo della Medicina legale tra tutela del diritto alla salute, assicurabilità del sistema e sicurezza sociale e organizzato dalla Professional & Partners Group, società di intermediazione assicurativa, con il supporto della Scuola di Medicina legale dell’Università Sapienza di Roma.

Il convegno ha l’obiettivo di proporre un articolato confronto su temi di stretta attualità e grande importanza non solo per tutta la categoria medica, ma con ricadute significative anche sulla società nel suo complesso.

Il principale nodo affrontato nella tre giorni di dibattito sarà quello del contenzioso medico-legale, analizzato in tutti i suoi aspetti e risvolti: dalla sostenibilità, sempre più messa in discussione, per la sanità pubblica e privata, al ricorso da parte dei professionisti alle pratiche della cosiddetta medicina difensiva, dalle difficoltà del sistema assicurativo e di accesso alle polizze da parte dei medici, al quadro normativo e giurisprudenziale sulla materia, frammentato e in costante evoluzione.

Ad aprire il convegno Adelchi D’Ippolito, magistrato di Cassazione e consigliere giuridico del ministro della Salute, che ha testimoniato l’attenzione del ministro stesso nei confronti di questo tema e di tutte le problematiche che ne conseguono sia per la categoria, sia per i cittadini e le strutture sanitarie, e l’impegno nella sua risoluzione a livello normativo.

“L’aumento del contenzioso medico-legale cui si è assistito negli ultimi 10-15 anni ha costi molto gravosi, sia per il sistema sanitario sia per i singoli medici e i pazienti”, spiegano i promotori dell’evento in una nota. Secondo i dati presentati al convegno la medicina difensiva (vale a dire l’atteggiamento che molti medici si trovano costretti ad adottare per poter ridurre il rischio di citazioni in tribunale e denunce, prescrivendo esami clinici e analisi in più anche se non necessari o evitando di mettere in atto azioni diagnostiche e terapeutiche) costa 13 miliardi di euro l’anno, circa il 10% della spesa sanitaria globale. Eppure il 95% delle denunce da parte dei pazienti per presunti casi di malpractice, una volta passati al vaglio della giustizia, si concludono con una sentenza a favore del medico. A rendere ancora più difficile la professione dei camici bianchi, da qualche anno, è intervenuto anche il problema dell’assicurazione: le polizze hanno subito in media un aumento vertiginoso: +600%, con punte che riguardano alcune categorie di professionisti, tra cui anestesisti, ginecologi, chirurghi e ortopedici. Di nuovo un fardello molto pesante per l’Ssn, di circa 500 milioni di euro l’anno.

Intanto in Parlamento non si è ancora giunti a una legislazione organica sul tema. “Dopo il Decreto "Balduzzi" della fine del 2012, che ha stabilito alcuni punti fermi sulla responsabilità professionale, come il fatto che il medico che sia attenuto alle linee guida definite dalla comunità scientifica risponderà dei danni solo per dolo e colpa grave, escludendo dal contenzioso quindi i casi di lieve entità, si hanno per il momento diverse proposte e disegni di legge, come quella firmato dal senatore Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri”, spiegano i promotori. Presentato a gennaio 2014, il Ddl vuole contemperare il diritto alla tutela della salute dei pazienti con una corretta gestione della responsabilità professionale medica, circoscrivendo i profili penali solo in caso di morte o lesioni personali a seguito di comportamenti colposi, mentre in ambito civile essa viene limitata ai casi gravi.

13 marzo 2014
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