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Ginecologia. Aogoi: “Un master per imparare a parlare di sesso sicuro”. In 10 anni 95 mila casi di infezioni: +79% per sifilide e gonorrea 

di Isabella Faggiano

Le infezioni sessualmente trasmissibili, per diffusione, sono seconde solo a quelle respiratorie. In 10 anni ci sono stati 95 mila nuovi casi. Soprattutto sono tornate alla ribalta malattie come la sifilide o la gonorrea, con un aumento di 79 punti percentuali. Si tratta di patologie che mettono a serio rischio la fertilità sia di uomini che di donne. Tra le cause c’è la scarsa informazione: solo il 9% si rivolge ad un medico per saperne di più. L’Aogoi, l’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani, ora vuole invertire la tendenza formando professionisti in grado di comunicare efficacemente, oltre che di curare. Tra due giorni, all’università Iulm di Milano, sarà inaugurato il master “Health Communication in Ginecologia” . IL PROGRAMMA

24 MAG - L’era dell’informazione che raggiunge in tempo reale, o quasi, l’intero globo, non è bastata ad aumentare la consapevolezza tra i giovani sulle malattie sessualmente trasmissibili. O forse, è proprio l’affidamento quasi totale alle “verità” propinate, da chissà chi, nel mondo virtuale, a confondere le acque e, soprattutto, le menti.
I dati parlano chiaro. Anche chi ha il desiderio di informarsi chiede alla persona sbagliata. Anzi non si rivolge né ad un individuo in carne ed ossa, né tantomeno ad un professionista: l’81% cerca risposte sui motori di ricerca online, solo il 9% parla direttamente con il proprio medico.
 
Invertire la rotta è l’obiettivo dell’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani, Aogoi. Per farlo, hanno ideato il primo master che mira a formare professionisti in grado di instaurare un dialogo medico-paziente quanto più efficace possibile. Si chiama “Health Communication in Ginecologia” promosso dalla stessa Associazione, in collaborazione con l’università Iulm di Milano.
 
Il Master, programma ed obiettivi
La prima lezione prenderà il via il prossimo venerdì, 26 maggio. Saranno coinvolti 20 ginecologi, provenienti da tutta Italia, selezionati attraverso un test attitudinale, di diverse fasce di età. La scelta di medici appartenenti a generazioni differenti non è stata casuale: “abbiamo pensato - ha spiegato Carlo Maria Stigliano, Aogoi, Direttore Scientifico del Master - che età diverse avrebbero potuto portare esperienze variegate, così da poter essere messe a confronto”.
 
Il master, che sarà articolato in nove incontri, fino al mese di novembre, dedicherà ampio spazio alla pratica. La scelta della Iulm non è stata casuale: è stata selezionata tra le migliori università d’Italia che si occupano di comunicazione. La richiesta di Aogoi è arrivata sulla scrivania di Mauro Ferraresi, Iulm , direttore scientifico del Master: “all’inizio mi sono chiesto come avrei fatto a trovare dei docenti che fossero esperti sia di comunicazione che di medicina. Ma alla fine ho accettato la proposta dell’Associazione dei Ginecologi e, insieme, abbiamo ideato il master".
 
" Dopo che i docenti avranno fornito delle nozioni teoriche - ha aggiunto Ferraresi - si passerà immediatamente alla pratica. Si impara facendo. E per questo analizzeremo dei casi di mala comunicazione per poi proporre una comunicazione alternativa ed efficace. Se c’è un gap sapienziale bisogna abbatterlo immediatamente: un medico non deve dare per scontato che l’altro possa capire ogni cosa, in questo modo la distanza con il paziente non farà che aumentare man mano che il dialogo proseguirà. Ogni medico acquisirà delle nozioni che gli permetteranno di individuare i suoi difetti di comunicazione e correggerli”.
“Creare le condizioni affinché i medici possano stabilire un rapporto empatico con i propri pazienti – ha aggiunto Carlo Maria Stigliano, Agoi, direttore scientifico del master - è la finalità che ci ha indotto ad istituire questo master. La disinformazione che circola in rete, le cosiddette bufale, colpiscono soprattutto giovani, ed è un dramma, perché questi ragazzi non conoscono altri canali di informazione dai quali poter attingere”.
 
Malattie sessualmente trasmissibili: i dati
La cattiva abitudine di non rivolgersi al proprio medico, infatti, potrebbe essere complice anche del proliferare delle malattie sessualmente trasmissibili. Secondo gli ultimi dati Censis, in 10 anni, ci sono stati 95 mila nuovi casi, un numero che piazza queste infezioni al secondo posto, solo dopo quelle che colpiscono l’apparato respiratorio respiratorio. Il 20% riguarda i giovani, tra i 15 e i 24 anni, che si affacciano alle prime esperienze sessuali senza conoscerne i rischi. Clamidia, herpes genitale e Hpv sono in aumento. Altre infezioni sono addirittura tornate alla ribalta, come la sifilide o la gonorrea, aumentate del 79%.
 
I giovani e il sesso sicuro
In Italia, una parte rilevante delle malattie sessualmente trasmissibili, delle gravidanze indesiderate e delle interruzioni di gravidanza riguardano le giovanissime, addirittura minorenni. Quasi 18 donne su dieci, per la precisione il 17,6%, è convinta che la pillola anticoncezionale protegga anche dalle infezioni. Alto, invece, il numero di persone che sta ben attento a gravidanze indesiderate: raggiunge quota 92,9%.
 
Papilloma virus, rischi e prevenzione
È migliore la consapevolezza sulla possibilità di vaccinarsi contro l’Hpv: 2 su tre sono informati sull’esistenza di questo vaccino. Ma le donne ne sanno più degli uomini: tra i 12 e i 24 anni hanno sentito parlare del papilloma virus l’83,5% delle ragazze. Se si interrogano i maschi la percentuale quasi si dimezza: scende al 44,9%. Sulle conseguenze dell’infezione sono informate 8 persone su dieci, sanno che può causare il tumore delll’utero. Solo il 37,1% è consapevole, però che il cancro può colpire anche l’apparto ano-genitale maschile. Un dato confermato dalla convinzione diffusa tra più di tre soggetti ogni dieci che queste conseguenze possano colpire solo le donne.
 
Al master verrà insegnato anche come parlare di “sesso sicuro”. Si tratta di argomenti delicati che spesso i pazienti hanno vergogna o timore di affrontare, soprattutto se si tratta di giovanissimi:  il primo rapporto sessuale arriva in media a 17 anni. Sette su dieci usano il profilattico e più in generale il 74,5% ha dichiarato di tutelarsi dalle malattie che possono essere contratte durante i rapporti sessuali.
 
“La comunicazione è la nuova sfida della medicina – ha detto Elsa Viora, presidente Aogoi – tanto che questo è il primo master di medicina dedicato all’argomento. Negli ultimi decenni l’aspetto comunicativo del medico è mutato in modo enorme. I pazienti si chiamavano così perche ‘pazientavano’ e recepivano ciò che diceva il medico, seguendo le sue prescrizioni. Oggi, invece il paziente vuole conoscere e condividere le scelte del dottore. Il ruolo sociale del medico è così mutato, così come è cambiata anche la sua attività quotidiana. Cosa si dice ad paziente e, soprattutto, come lo si dice diventano ingredienti essenziali della professione. Non è più sufficiente fare una diagnosi corretta e prescrivere la cura adeguata, ma bisogna essere in grado di convincere chi si ha di fronte che la scelta fatta come medico sia quella giusta”.
 
I dottori devono suggerire gli stili corretti di vita, ma anche informare sui rischi che possono derivare da comportamenti sbagliati o imprudenti. “Comunicare in modo corretto, soprattutto ai giovani, i rischi derivanti dalle malattie sessualmente trasmissibili – ha sottolineato Vito Trojano, presidente emerito Agoi e vice presidente Sigo - significa preservare la fertilità. La comunicazione deve essere rivolta non solo ai singoli individui, ma anche alle coppie. Tutti devono sapere che trascurare le infezioni si può tradurre in una condizione irreversibile di sterilità. Per questo, i medici devono essere in grado di trasmettere i propri consigli con grande serietà, professionalità e, soprattutto, semplicità, affinché ciò che dicono sia comprensibile a tutti”.
 
E la speranza degli organizzatori di “Health Communication in Ginecologia" è che questi messaggi possano arrivare anche tra i banchi di scuola, per educare i giovanissimi. “Chissà – ha concluso Vito Trojano – che proprio questo master possa formare professionisti in grado di portare avanti un progetto di prevenzione negli istituti scolastici, adottando una comunicazione tanto efficace da cambiare lo stato attuale dell’informazione e invertire la tendenza all'aumento delle malattie sessualmente tarsmissibili".
 
Isabella Faggiano

24 maggio 2017
© Riproduzione riservata

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