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Carenza medici di famiglia. Se le soluzioni facili sono sempre da vedere con sospetto

di Claudio Cappelli (Medico Ca)

In questi giorni il ministro della Salute Giulia Grillo sta incontrando i sindacati di categoria per trovare soluzioni in merito all’imminente pensionamento di gran parte dei medici in Italia. Le soluzioni messe in campo vanno tutte nella stessa direzione: quella di far entrare un maggior numero possibile di medici in formazione all’interno del SSN, riducendo di 1 anno l’iter formativo. Soluzioni semplici a problemi complessi, a mio parere, sono sempre da vedere con sospetto. LO STUDIO

04 SET - Con la speranza di poter contribuire al dibattito sulla programmazione con i dati anziché con gli slogan, mi sono lanciato in un esercizio a mio parere utilissimo per inquadrare a livello nazionale la grande diversità fra le regioni in tema di risorse umane in medicina generale. Spesso si sente parlare di carenze sì o carenze no a seconda della regione di appartenenza. Le borse di formazione in medicina generale sono state, per la gran parte delle regioni, insufficienti negli anni a coprire i futuri pensionamenti e su questo ho analizzato sufficientemente il problema in questo studio nel link.
 
Quello che è difficile quantificare è rispondere alla domanda: quando una regione non riuscirà più a sostenersi con la sua riserva attiva in graduatoria e i futuri ingressi?
 
Ovvero quanto il sistema è flessibile e adattabile al contesto? Una risposta a questa domanda può essere data analizzando il rapporto ottimale, ovvero quel rapporto fra medici di medicina generale abitanti (> 14 anni). Un rapporto che da ACN dovrebbe essere di 1000 (ovvero 1 medico ogni 1000 abitanti – maggiori di 14 anni) con una variabilità massima – sempre da ACN – del 30% fra regione e regione. Il rapporto ottimale è sia uno strumento di programmazione della medicina generale e sia un indice di “competitività” del sistema fra medici di medicina generale. Più medici ci sono per abitanti e più l’assistito avrà scelta o “potere di scelta” se vogliamo, meno medici ci sono per assistito e più medici massimalisti avremo.
 

 

 

 
Da quello che si può vedere in tabella sulla semplice numerosità dei medici di medicina generale dal 2016 al 2017 si sono persi, in Italia, l’1.2% dei medici con una variabilità massima fra regione e regione del -4.4% di medici in difetto in Val d’Aosta e Trento fino a +2.7% dell’Abruzzo che in controtendenza rispetto a tutte le altre regioni ha registrato un valore positivo. Questo significa che l’Abruzzo potrà superare la gobba pensionistica senza problemi e che le altre regioni stanno già sperimentando sulla pelle dei cittadini la carenza di medici? Sicuramente no. Non c’è nessun allarme ad oggi di carenza medici e non ci sono, ancora, cittadini scoperti da assistenza sanitaria. Non è questo il punto. Il punto è che ogni regione ha più o meno margine per adattarsi alle proprie future carenze, e questo margine è appunto il rapporto ottimale.
 

 
 
Rapporto ottimale 2017: abitanti >14 anni / mmg 2017. La tabella che segue mostra il rapporto ottimale agli ultimi dati ufficiali che abbiamo a disposizione, ovvero i dati SISAC sul numero di medici al 1 Gennaio 2017 e la popolazione sempre dello stesso periodo dati ISTAT. Ancora una volta si mostra come in Italia ci sia una enorme variabilità fra regioni, la media ITALIA è 1194, un rapporto piuttosto alto se si fissa come limite il massimo di 1300 mentre regioni come Abruzzo (che in controtendenza aveva addirittura aumentato del 2.7% i MMG dal 2016 al 2017), Basilicata e Puglia sono quelle con un rapporto ottimale più basso. Le regioni come un rapporto ottimale più alto sono invece, Bolzano esclusa con il suo 1575, il Veneto e la Lombardia che superano il muro dei 1300 e possiamo definire regioni già “in piena crisi”, non avendo ulteriore margine di flessibilità - sempre alla luce del tetto massimo del 30% sopra i 1000 dell’ACN.
 

 
 
Flessibilità del rapporto ottimale: ipotesi media Italia a 1300. Una possibile soluzione tampone finora non presa in considerazione, per le future carenze della medicina generale, riguarda proprio il “gioco” sul rapporto ottimale. Numerose sono le proposte che si possono mettere in campo e che non tratterò in questo contesto ma citandone una su tutte: l’H16. Rivedere l’intero sistema di cure primarie unificando la CA assieme ai MMG e riprendere in mano il discorso sull’H16. E’ una trattazione che non farò in questa sede ma mi limiterò a registrare, numeri e dati alla mano, quanto sia flessibile il rapporto ottimale per tutte le regioni e quindi quanti medici di famiglia si possono “risparmiare” dall’oggi al domani semplicemente attuando il rapporto ottimale al massimo delle sue possibilità (da ACN vigente) ovvero a 1300.
 

 
 
3582 Medici di Medicina Generale in meno. In Italia avremo bisogno di 3582 medici di medicina in meno rispetto agli attuali (2017) se venisse applicato al massimo il rapporto ottimale ovvero a 1300. Da sottolineare come Veneto, Lombardia e Bolzano abbiano già sforato il tetto massimo e stiano già ad oggi in sofferenza, non avendo modo di rendere ulteriormente flessibile il sistema. Risolverebbe definitivamente il problema della carenza di medici? No. In quanto secondo studi recenti il numero di medici che mancheranno sarà di circa 10-14 mila. Questa è però una soluzione, nel campo delle soluzioni tampone, da poter utilizzare e da tenere conto in sede di programmazione.

 
Conclusioni. In questi giorni il ministro della Salute Giulia Grillo sta incontrando i sindacati di categoria per trovare soluzioni in merito all’imminente pensionamento di gran parte dei medici in Italia. Un contingente enorme che da tempo sapevamo esistesse e a cui finora si è assistito inermi senza far nulla. Le soluzioni messe in campo e che troviamo nelle dichiarazioni, anche del presidente Fnomceo Anelli, vanno tutte nella stessa direzione: quella di far entrare un maggior numero possibile di medici in formazione all’interno del SSN, riducendo di 1 anno l’iter formativo. Soluzioni semplici a problemi complessi, a mio parere, sono sempre da vedere con sospetto.
 
Al di là infatti dei problemi più o meno tecnici di attuazione di queste proposte, il messaggio che passa è decisamente contraddittorio: può un medico ancora in formazione, seppur all’ultimo anno, ritenersi già pronto per entrare a pieno titolo da protagonista nel SSN? Se la risposta è sì, non è tanto il numero di anni di formazione ad “entrare in crisi” quanto l’identità stessa del “medico in formazione” o “medico studente” ad esserlo, e a quel punto varrebbe la pena ragionare sull’intero iter post laurea. Per quanto riguarda la medicina generale, stesso problema e stessa identica ricetta: ridurre la formazione da 3 a 2 anni (in realtà la proposta è meglio strutturata e fondamentalmente si tratta di risparmiare dei tempi morti piuttosto che ridurre tempi di formazione).
 
Andando oltre queste soluzioni che sono per loro natura emergenziali e volendo buttare lo sguardo un po’ più in là verso la programmazione e la revisione dell’intero sistema delle cure primarie, una prima risposta potrebbe essere rivedere i rapporti ottimali delle varie regioni e mostrare una situazione che in alcune regioni è critica in altre decisamente meno. Operare “di fino” e in maniera mirata ad esempio in Lombardia e Veneto potrebbe essere una primissima soluzione, sono quelle le regioni infatti a soffrire da subito delle carenze dei medici di famiglia, seguite successivamente da altre regioni come Emilia, Trento, Piemonte e Friuli.
 
Su queste altre infatti si potrebbe avere ancora tempo a disposizione per programmare la formazione dei futuri MMG efficacemente, prendendosi del tempo ed estendendo il rapporto ottimale a 1300. Un’altra soluzione possibile potrebbe essere quella di aumentare ulteriormente il rapporto ottimale (sopra a 1300) sarebbe però necessario e inevitabile coinvolgere anche la continuità assistenziale in questo processo. Rivedere quindi l’intero sistema delle cure primarie e di assistenza territoriale, compresa la CA, e ragionare su quel “cambiamento” tanto atteso, potrebbe essere la carta vincente per uscire da questa situazione con qualcosa di diverso: magari l’H16?
 
Claudio Cappelli
Medico di Continuità Assistenziale - Regione Marche

04 settembre 2018
© Riproduzione riservata


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