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Sei sicuro di voler fare il medico? Successo dei corsi di Biomedicina al liceo. Fnomceo: “Un’alternativa ad abolizione numero chiuso”


Apprezzato dal 73% degli studenti il percorso sperimentale attivato in una trentina di istituti scolastici e che prevede 50 ore l'anno, tra teoria e 'pratica', per capire, sin dal terzo anno delle superiori, se la scelta di fare il medico sia o meno quella giusta, e per meglio prepararsi ai test d’ingresso. Monaco (Fnomceo): “Valida alternativa all’introduzione del modello francese, che sposterebbe al secondo o terzo anno di Università lo sbarramento per Medicina”.

31 OTT - “Ripartiamo oggi con questa avventura della Biomedicina ai licei, avventura di cui voi, Ordini dei Medici e Istituti oggi qui presenti e in procinto di inaugurare il secondo anno, siete stati i pionieri e che sta andando talmente bene da proporsi come valida alternativa all’introduzione del modello francese, che sposterebbe al secondo o terzo anno di Università lo sbarramento per Medicina”. Così il Segretario della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Roberto Monaco, si è rivolto ieri, presso il Miur, ai rappresentanti dei 27 Ordini dei Medici e altrettanti licei scientifici che, sin dallo scorso anno scolastico, avevano detto ‘sì’ all’introduzione, nei programmi, del percorso di ‘Biomedicina’: cinquanta ore l'anno, tra teoria e 'pratica', per capire, sin dal terzo anno delle superiori, se la scelta di fare il medico sia o meno quella giusta, e per meglio prepararsi ai test d’ingresso.
 
“Noi medici siamo contrari all’abolizione del numero programmato – ha spiegato ancora Monaco - perché non farebbe altro che ingigantire quell’imbuto formativo tra la laurea e la specializzazione che oggi vede migliaia di giovani medici intrappolati per anni in un limbo di inoccupazione, e siamo anche contrari a spostare più in là lo sbarramento, dopo uno o due anni di studi universitari, anni sprecati per gli studenti. I medici non mancano, a mancare sono gli specialisti e i medici di medicina generale. Ai ragazzi non vogliamo dare lauree, ma assicurare un futuro. È anche vero che i test d’accesso, così come sono oggi, incentrati più sulla cultura generale che sulle materie che saranno poi oggetto di studio, non permettono di valutare se davvero chi accede sia tagliato per diventare medico”.
 
“Quella che noi chiediamo – prosegue - è una vera riforma del sistema, che veda la formazione diventare un unicum dall’ingresso in Medicina fino alla specializzazione o all’accesso al corso di medicina generale, e che sia magari anticipata da un percorso, durante gli ultimi anni delle superiori, che vada a far parte del curriculum e dia crediti per l’accesso a Medicina. L’esame per l’accesso a medicina potrebbe prevedere argomenti trattati nei tre anni del progetto di biomedicina. Certo è che se il progetto va avanti bisogna investire, perché un progetto come questo non può essere incentrato sul volontariato ma avere basi solide e strutturate. La cultura e il futuro di chi deve tutelare la salute dei cittadini in un paese civile è un investimento e non una spesa”.
 
Un percorso, quello di Biomedicina, che è stato particolarmente apprezzato dai ragazzi – il 73% si è detto ‘soddisfatto’, il 20% ‘molto soddisfatto’ della corrispondenza tra contenuti e obiettivi – , dai docenti e dai medici, tanto da essere proseguito e ampliato, quest’anno, anche ai licei classici, coinvolgendo altri 37 istituti, oltre ai 27 già in campo, dislocati in 61 province italiane.  Un percorso che ha avuto anche un effetto collaterale atteso e positivo: il 28,6% degli studenti coinvolti ha deciso, dopo il primo anno, di non proseguire su questa via.
 
“Era uno dei nostri obiettivi, forse il principale – ha commentato Roberto Stella, Coordinatore dell’Area strategica Formazione della Fnomceo -: orientare gli studenti, permettere loro di mettere alla prova la loro vocazione, la loro motivazione e la loro attitudine con un approccio veramente esperenziale. E il tutto prima dell’accesso all’Università, in modo da evitare loro di imboccare una strada sbagliata e di ritardare poi l’accesso al mondo del lavoro. Se l’insegnametno della Biomedicina fosse esteso a tutti gli istituti superiori, i 70mila ragazzi che oggi ‘provano’ il test per Medicina si ridurrebbero di ventimila almeno: ventimila giovani adulti ai quali risparmiare una delusione o, peggio, anni di studio in un indirizzo per il quale non sono tagliati”.
 
Sì, perché anche la Politica si sta interessando al progetto: presente ieri al Miur il Presidente della 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali) del Senato, Mario Pittoni, che ha raccontato come, dopo aver incontrato i rappresentanti della scuola capofila, il Liceo scientifico Leonardo da Vinci di Reggio Calabria, con la sua preside Giuseppina Princi, e dell’Ordine dei Medici della stessa provincia, con il suo presidente Pasquale Veneziano, si sia entusiasmato al progetto, che ha portato all’attenzione della Commissione.
 
“Aborro i test così come sono oggi – ha affermato Pittoni -. Il percorso da voi ideato fornisce dati importantissimi e può essere di grande aiuto ai ragazzi per non perdere tempo. Anche in vista della grave carenza di medici specialisti che ci attende dobbiamo investire sui nostri ragazzi, ottimizzando l’uso delle risorse”.
 
“I dati che abbiamo raccolto negli anni di sperimentazione a Reggio Calabria e poi in questo anno sul nazionale ci fanno ben sperare – ha aggiunto il presidente dell’Omceo di Reggio Calabria, Pasquale Veneziano, accompagnato dal Consigliere Domenico Tromba, responsabile del programma per la provincia -. Se estesa su larga scala, la Biomedicina insegnata alle superiori potrebbe, in futuro, diventare un’alternativa ai test così come sono intesi oggi. Non possiamo invece eludere una corretta programmazione, per garantire che tutti quelli che si laureano possano poi specializzarsi ed entrare nel mondo del lavoro”.
 
“Siamo qui oggi proprio per presentare questi dati - ha esordito Giuseppina Princi, preside della scuola capofila, aprendo la sessione operativa della giornata, in cui Ordini dei medici e Scuole hanno portato, come ha auspicato il direttore tecnico Massimo Esposito, della Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione del Miur, “storie e idee”.
 
“Il nostro progetto – ha continuato Princi – ha riscosso consensi e suscitato entusiasmi, tra i ragazzi, tra gli insegnanti, tra i medici, ora anche da parte della politica. Il percorso continua, siamo al secondo anno e contemporaneamente parte la prima annualità presso le scuole individuate dal Miur, compresi i licei classici, e i rispettivi Ordini. Stiamo lavorando bene, camminando in un sentiero che ora è tutto da costruire e da migliorare, insieme”.   

31 ottobre 2018
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