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Autonomie. Anelli (Fnomceo): “Diciamo no alla salute differenziata”


A poche ore di distanza dalle anticipazioni dei dati del Rapporto Crea-Sanità, il presidente della Fnomceo torna a parlare di regionalismo differenziato: “L’autonomia locale deve diventare autonomia solidale e deve porsi obiettivi di salute, considerando il contenimento della spesa sanitaria come vincolo e non come fine”.

18 GEN - “Le autonomie locali devono essere uno strumento che facilita l’erogazione dell’assistenza, non un grimaldello per far saltare il carattere universale, egualitario ed equo del nostro sistema sanitario, una delle grandi conquiste di civiltà del nostro Paese. L’autonomia locale deve diventare autonomia solidale e deve porsi obiettivi di salute, considerando il contenimento della spesa sanitaria come vincolo e non come fine”.

Torna a parlare di regionalismo differenziato il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo), Filippo Anelli, in una nota. "Lo fa a poche ore di distanza dalle anticipazioni dei dati del Rapporto Crea-Sanità, che mettono in primo piano ‘l’importanza di continuare ad avere un Servizio sanitario Nazionale coeso, e con un forte meccanismo redistributivo’, che permette alle regioni più povere di poter spendere per la sanità, e dall’incontro con le altre professioni sanitarie che, tra i temi sul tavolo, ha messo anche quello del ‘regionalismo differenziato’. Regionalismo che, almeno per Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, sembra ormai in dirittura d’arrivo: il prossimo 15 febbraio è infatti previsto l'incontro, sul tema, tra il Governo e queste regioni".


“Le autonomie in materia di sanità e salute, se concesse in maniera troppo netta, rischiano di far saltare in aria il nostro Servizio sanitario nazionale, che ha, tra i suoi principi fondanti, quello della solidarietà per cui, se una regione si trova in difficoltà, tutto il sistema, concepito come flessibile, è in grado di sostenerla – spiega Anelli -. Le disuguaglianze di salute che oggi esistono tra Nord e Sud, tra Regione e Regione, tra Asl e Asl, sono lapalissiane ma anche scientificamente provate. Basta dare uno sguardo ai dati per rendersi conto di come l’uguaglianza teorica di accesso ai servizi del servizio sanitario nazionale non si cali nella realtà. Negli ultimi anni abbiamo inoltre assistito a un costante de-finanziamento che non può che aggravare le disuguaglianze, anche in conseguenza di una dissennata politica di tagli lineari e di riduzione del personale sanitario”.

“Per queste ragioni noi medici e tutti gli altri professionisti sanitari condividiamo la preoccupazione sulle proposte politiche che vedono un aumento dei livelli di autonomia delle regioni in tema di sanità - continua Anelli -. Ciò che rischia di accadere è di fatto una redistribuzione sul territorio delle risorse destinate alla Sanità, proprio in regioni in cui il Sistema sanitario è più ricco ed efficiente, con inevitabile impoverimento di quelle regioni, soprattutto nel sud del Paese, dove già si rileva un sistema in grave crisi. Le maggiori autonomie in ambito sanitario rischiano di creare insomma cittadini sempre più poveri e cittadini cui viene negato il diritto alla salute”.

“Gli Ordini delle professioni sanitarie, le loro Federazioni - conclude Anelli - sono gli Enti sussidiari che lo Stato chiama in soccorso come custodi dei diritti dei cittadini, in particolare di quello alla Salute. È per questo che non possiamo tacere. Invitiamo allora il Governo a porre al centro dell’agenda politica il tema delle disuguaglianze e a sollecitare le regioni al rispetto dell’art. 2 della Costituzione, che ricorda alle istituzioni i 'doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale' su cui deve fondarsi la vita del Paese”.

18 gennaio 2019
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