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Formazione medica. Federspecializzandi: “Basta spot, servono interventi strutturali”


L’associazione dopo la bocciatura di alcuni emendamenti al Dl Semplificazioni ribadiscono “con forza la nostra profonda contrarietà a ogni forma di sfruttamento degli specializzandi per risolvere carenze di organico. Le proposte che abbiamo presentato al mondo politico sono da tempo sui tavoli e ci aspettiamo coraggio e volontà di investire davvero nella formazione specialistica”.

01 FEB - “Dopo lo stop ad alcuni di emendamenti al DL semplificazioni riguardanti la formazione medica, si riaccende la discussione su come intervenire per apportare i miglioramenti richiesti da diversi anni. Da un lato esprimiamo soddisfazione per la momentanea bocciatura di proposte, come quelle relative alla medicina generale o alle emergenze-urgenze, mirate a sanare l’attuale situazione dequalificando la formazione specialistica, sulle quali già ci eravamo espressi. Dall’altro, invece, nutriamo preoccupazione per il ritardo di altre proposte che avrebbero apportato buoni correttivi: gli obiettivi inclusi, ad esempio, negli emendamenti 9.0.7, 10.0.17 e 10.0.18 relativi alla trasparenza e la tracciabilità delle somme destinate al finanziamento dei contratti di formazione specialistica e all’effettiva entrata in vigore della laurea abilitante, sono in linea con quanto auspicato e devono trovare presto un nuovo spazio. Nel complesso sono ancora tantissime le questioni da risolvere”. È quanto sottolinea Federspecializzandi.
 
“Le proposte – prosegue la nota - che abbiamo presentato al mondo politico sono da tempo sui tavoli e ci aspettiamo coraggio e volontà di investire davvero nella formazione specialistica. In queste settimane però abbiamo solo letto di interventi spot, dal grande impatto mediatico ma privi di una cornice strutturale in cui inserirli. Dalle assunzioni degli specializzandi nei reparti come tappabuchi all’abolizione del numero programmato, si continua a ragionare solo per numeri grezzi, in ingresso e in uscita, senza la reale volontà di impegnare risorse strutturali per colmare l’imbuto formativo e in grado di assicurare la qualità delle cure”.
 
“Serve – continua Federspecializzandi - una programmazione seria e sistemica del personale medico del SSN e in parallelo occorre un investimento nella qualità della formazione, non un “tana liberi tutti” finalizzato soltanto a tamponare le crisi di personale nei reparti. Non abbiamo solo bisogno di specialisti: abbiamo bisogno di BRAVI specialisti, senza sconti sulla formazione. Ogni volta che leggiamo di proposte che mirano ad “UTILIZZARE” gli specializzandi, ci rendiamo però conto di quali siano le reali intenzioni programmatiche sulla nostra categoria. Di fronte alle recenti novità ci troviamo a ribadire nuovamente con forza la nostra profonda contrarietà a ogni forma di sfruttamento degli specializzandi per risolvere carenze di organico. Gli specializzandi non sono sostitutivi dei medici di ruolo e non possono esporsi a rischi e responsabilità per i quali non sono formati”.
 
“Bisogna – specificano - prima riformare DAVVERO il sistema formativo, altrimenti gli specializzandi si faranno a tutti gli effetti carico di responsabilità che l’attuale modello non li mette nelle condizioni di affrontare.  Non possiamo rischiare di correre un tale rischio, per la tutela dei medici in formazione e soprattutto per quella dei pazienti. L’ingresso nel mondo del lavoro deve essere incentivato a monte: mediante miglioramenti delle condizioni lavorative, aumenti nei contratti da medico dirigente, stabilizzazione del personale nei reparti, sblocchi del tetto di spesa. Non di certo con contratti libero professionali o a tempo determinato paralleli a quello di formazione specialistica, che per guadagnare qualche risorsa in più oggi finiscono con svendere il futuro dei professionisti di domani”.
 
“Interrogarsi sulle ragioni a monte della fuga dei professionisti dai concorsi pubblici verso il settore privato risulta inutile, di fronte all’attuale scenario. Siamo stanchi di essere trattati come manodopera a buon mercato o, peggio, come bamboccioni di lusso (come tristemente leggiamo). Chiediamo più formazione, più diritti e più tutele, nel pieno rispetto della nostra duplice realtà di erogatori di servizi per il SSN e di medici in formazione. Nei prossimi giorni continueremo i colloqui già avviati con tutti gli attori coinvolti (ministeri, Regioni, Università). Se si continuerà a far finta di ascoltare le associazioni senza poi davvero tenerne in considerazione le legittime istanze, saremo pronti a mobilitarci a fianco dei nostri colleghi specializzandi”.

01 febbraio 2019
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