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Patto per la salute. FederSpecializzandi: “Forti criticità su formazione medica dalle prime indiscrezioni”


L’associazione commenta la prima bozza del Patto: “Emergono preoccupanti anticipazioni. Il sistema sia unico, di qualità, con standard uniformi e elevati per tutti. Non si usino le criticità del sistema come pretesto per “utilizzare” gli specializzandi come tappabuchi a buon mercato per coprire le regionali carenze di organico”.

26 MAR - FederSpecializzandi - Associazione Nazionale dei Medici in Formazione Specialistica, in una lunga analisi pubblicata il 23 marzo, solleva dubbi sulla bozza del Patto per la Salute 2019-2021 anticipata da Quotidiano Sanità relativamente ai punti sulla formazione degli specializzandi.
 
“In sintesi” afferma l’Associazione “nel primo passaggio si critica l’ambivalenza formazione-lavoro del contratto di specializzazione, considerando l’Italia un’eccezione nel quadro Europeo. Questo non è corretto: considerando 22 Paesi Europei, nel 41% dei casi i medici possiedono la doppia natura di studente e lavoratore. Questa doppia natura, che apparentemente può sembrare un ibrido poco funzionale, al di là delle etichette, in realtà evidenzia bene i bisogni del medico in formazione che, come dice il nome stesso, da un lato deve erogare prestazioni assistenziali in virtù delle competenze acquisite, e dall’altro necessita di una costante formazione per ottenerle e ha il diritto di poterla avere. Anche in Italia il DLgs 368 del 1999 spiega che “il medico stipula un contratto di formazione-lavoro”, e in nessun caso si parla solo di “studente” o solo di “lavoratore”. Si indica poi “la presenza del solo canale formativo universitario” come causa dell’imbuto formativo”.
 
“Il vero motivo – prosegue l’associazione - , come è noto, è invece una decennale programmazione scriteriata delle borse di specializzazione insufficiente a colmare il fabbisogno di medici specialisti. Bisogna aumentare prima possibile, con una pianificazione strutturata e senza soluzioni di comodo, il numero di contratti per eliminare l’imbuto formativo post laurea. Non si può poi attribuire all’unicità del canale formativo né la dequalificazione della figura dello specializzando, né la carenza di personale, che finisce per demansionare lo specializzando stesso. Le cause di questi due problemi sono, da un lato, gli scarsi strumenti di verifica della qualità formativa e, dall’altro, la mancanza di assunzioni, i contratti poco appetibili per alcune specializzazioni e il progressivo svuotamento delle strutture che rendono il medico in formazione il tappabuchi del sistema”.

“Giova poi far presente – prosegue -  che gli specializzandi già lavorano, erogano servizi e coprono turni, spesso anche al di là dei limiti di legge e con responsabilità più grandi di loro, senza avere il tempo di aggiornarsi e imparare davvero e quindi mettere in pratica quella componente di “studente” che invece è essenziale per l’apprendimento. Questa condizione è inaccettabile, e non si possono concedere sponde per alimentarla ulteriormente. Viene ribadita poi la necessità di una “progressiva autonomia” dello specializzando. Giustissimo, ma come, se al momento non ci sono strumenti adeguati per verificarla?”

FederSpecializzandi “è l’unica Associazione che ha sempre sollevato questo problema, e che chiede l’introduzione di curricula nazionali per ogni Scuola di Specializzazione: non la semplice lista di attività da svolgere entro l’ultimo anno che purtroppo esiste ora, ma veri e propri manuali strutturati, in cui per ogni singola competenza vengono indicati gli obiettivi formativi, i processi di assessment e di valutazione, e le metodologie didattiche.Senza giri di parole, si mette inoltre in luce la necessità di percorsi formativi alternativi, con reti formative completamente rivisitate e stabilite da accordi specifici tra le regioni e le singole università”.

“Dopo anni di impegni e di dure lotte dal basso – continua -  da parte degli specializzandi per svincolarsi dalle logiche locali e baronali, si darebbe il beneplacito alla costruzioni di reti discrezionali con standard differenti da quelli del percorso attualmente esistente. Sarà così molto più facile, immaginiamo, inserire ospedali periferici a corto di personale all’interno delle reti in cui far ruotare gli specializzandi per la loro "formazione", ottenendo proprio quello che si affermava di voler scongiurare, cioè il loro utilizzo improprio come tappabuchi di corsia. Infine, si stabilisce per i medici e non solo, la possibilità di accedere al Servizio Sanitario Nazionale oltre che con il diploma di specializzazione, anche con la laurea e l’abilitazione all’esercizio professionale”.

“Senza una riforma – sottolinea Federspecializzandi-  radicale della formazione pratica universitaria nel pre-laurea, il rischio è di aumentare l'immissione nelle reti assistenziali, come purtroppo già succede, di professionisti impreparati e inadeguati ad affrontare la complessità di certe realtà solo per utilizzarli (il verbo è proprio quello riportato nel testo) per sopperire a buon mercato alle carenze di organico, con il rischio che si faccia “pratica” sulla pelle dei pazienti. Non è un segreto che ad oggi ai medici neoabilitati sia data la possibilità di coprire i servizi di guardia medica senza che a volte nemmeno abbiano imparato a fare, ad esempio, prelievi venosi nei corsi di laurea. Anche in questo caso, se si vuole dare autonomia, bisogna prima passare per una seria rivisitazione della formazione pratica universitaria.”

“Coerentemente con quanto sostenuto in questi anni” conclude FederSpecializzandi “esprimiamo il nostro più netto dissenso rispetto a simili proposte, che di fatto danno il via libera alla creazione di specializzandi di serie A e di serie B.  Non ci possono essere sconti sulla qualità formativa e non si può giocare al ribasso con la professionalità dei medici di domani. Chiediamo percorsi uniformi su tutto il territorio con standard qualitativi elevati, migliori sistemi di controllo e, soprattutto, più contratti per risolvere definitivamente il problema dell’imbuto formativo. Ci auguriamo che questo testo sia una bozza ormai accantonata, perché la sua approvazione, qualora queste proposte fossero confermate nella versione definitiva, significherebbe una pietra tombale su ogni tentativo di ottenere una formazione standardizzata sul territorio nazionale, con un conseguente vero e proprio far-west formativo.”

26 marzo 2019
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