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Medicina. Sism: “Aumento posti positivo solo con più borse di specializzazione”


Il Segretariato Italiano Studenti in Medicina commenta il decreto con cui sono stati aumentati i posti per il corso di laurea a Medicina. E sul Dl Calabria: “Qualsiasi provvedimento tampone preso in via emergenziale non risolve definitivamente la ben più complessa questione della crisi della forza lavoro in sanità”.

01 LUG - “Un ampliamento del numero dei posti disponibili può risultare positivo solo quando sia commisurato effettivamente ai bisogni di salute espressi dal territorio, sia accompagnato da un progressivo aumento dei fondi destinati al finanziamento delle borse di specializzazione e sia sostenibile da un punto di vista della qualità formativa”. È quanto rileva il Segretariato Italiano Studenti in Medicina commentando il decreto con cui Miur e Salute hanno incrementato i posti a Medicina.
 
“I 1789 nuovi posti offerti – rileva il Sism - ci pongono dinanzi a due principali interrogativi. In merito alla capacità formativa delle Università crea preoccupazione la possibilità che non tutte le Sedi riescano a mantenere alti standard nella preparazione della futura classe medica. Questi possono essere assicurati solo dalla predisposizione di piani di implementazione dei servizi formativi con un ingente impegno economico e di risorse umane. Inoltre, le peculiarità del curriculum in Medicina e Chirurgia richiedono la predisposizione, in intesa con le aziende ospedaliere, del fondamentale momento formativo costituito dai tirocini, che potrebbe vedersi irreversibilmente sovraccaricato. L’incremento dei posti si è distribuito uniformemente su quasi tutti i Corsi di Laurea, eccezion fatta per alcuni, i cui tassi di incremento raggiungono quote molto superiori a quelle preannunciate. L’Università di Ferrara, ad esempio, vede i futuri immatricolati passare da 183 a 600 in un solo anno. L’iniziale proposta di sperimentazione riguardante il superamento dell’attuale modello a “numero chiuso” si è concretizzata in un assoluto aumento del contingente studentesco. Ad oggi, l’Università estense avrà il compito di seguire gli ulteriori 400 studenti per tutti i sei anni e di condurli alla laurea; sarà necessario, pertanto, un impegno vigoroso da parte dell’istituzione al fine di sostenere quello che si prefigura, per numero di iscritti, come il secondo Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia a livello nazionale dopo l’Università “La Sapienza” di Roma”.
 
Secondo punto segnalato dal Sism “è l’aderenza della programmazione al reale fabbisogno di assistenza sanitaria della popolazione. La gobba pensionistica del personale medico raggiungerà il suo culmine entro il 2025 con un’accelerazione nel triennio 2019-2022. Sovrapponendo i dati relativi al numero di personale in uscita dal Servizio Sanitario Nazionale per pensionamento, trasferimento e altro a quelli dei giovani professionisti immessi nel mercato del lavoro tramite le scuole di specializzazione, si arriva a determinare un preoccupante deficit di circa 16.500 unità proiettato al 2025 (stime ANAAO). Questo ammanco non beneficerà dell’incremento ad oggi proposto, gli effetti del quale si ripercuoteranno in un periodo temporalmente successivo al picco della curva di pensionamento (circa nel 2031). Il deficit stimato per il prossimo futuro potrà essere coperto solo dagli studenti già presenti all’interno del percorso formativo e dai medici “intrappolati” tra l’abilitazione ed i corsi specialistici. Senza dubbio, la più grande problematica che ci si pone oggi davanti è la risoluzione del cosiddetto imbuto formativo: dal 2010 si è assistito ad un continuo incremento dei posti disponibili per i Corsi di Laurea in Medicina, non seguito di pari passo da un adattamento del numero di corsi di specializzazione medica e delle assunzioni mediche del SSN. A ciò si è aggiunto il gran numero di ammessi in sovrannumero grazie ai ricorsi accolti dai TAR. Tutto ciò rimpingua la tasca dei camici grigi, i laureati in Medicina che si vedono costretti nel limbo tra l’abilitazione e l’accesso alla specialità”.
 
“Questo numero – prosegue il Sism - , stimato in circa 10.000 unità per il 2018 (fonte FNOMCeO), si vedrà ulteriormente aumentato se non saranno compiuti ulteriori sforzi da parte dei Ministeri competenti volti ad ampliare l’offerta delle borse di specialità e immettere nel SSN nel più breve tempo possibile professionisti adeguatamente formati. In conclusione, la nostra Associazione ritiene che un ampliamento del numero dei posti disponibili possa risultare positivo solo quando sia commisurato effettivamente ai bisogni di salute espressi dal territorio, sia accompagnato da un progressivo aumento dei fondi destinati al finanziamento delle borse di specializzazione e sia sostenibile da un punto di vista della qualità formativa. In un dibattito pubblico concentrato sui numeri, il SISM tenta di rimettere al centro della discussione la qualità del percorso universitario. E’ urgente un processo di riforma integrato che dia unità alle varie fasi del percorso che conduce alla professione medica. La formazione accademica, inoltre, deve essere adattata alla realtà territoriale del nostro Paese e restituire uno studente socialmente responsabile. Un percorso indirizzato verso le priorità di salute della comunità, della regione o della nazione di riferimento. Tutto ciò è possibile solo grazie ad una attenta e realistica programmazione pluriennale, che analizzi il fabbisogno di specialisti del decennio successivo e che sia in grado di valutare in maniera veritiera la capacity delle Sedi Universitarie. A nostro avviso, qualsiasi provvedimento tampone preso in via emergenziale, quale quello in oggetto e quelli proposti dal Decreto Calabria, non risolvono definitivamente la ben più complessa questione della crisi della forza lavoro in sanità”.
 
“A tal proposito – conclude la nota - il SISM è impegnato a livello europeo insieme alla International Federation of Medical Students’ Associations (IFMSA), di cui è membro effettivo, in azioni di advocacy presso le maggiori istituzioni del continente, al fine di stimolare azioni volte ad arrestare la crisi generale dovuta alla carenza di personale sanitario (Global Health Workforce Crisis) che minaccia la salute dell’intera area europea. In ultimo auspichiamo che il tavolo di lavoro ministeriale in tema di accesso al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia riconfermi il numero programmato come unico principio su cui basare l’offerta formativa delle Università. Alla luce di quanto esposto prima, infatti, questa modalità è l’unica soluzione che rende sostenibile ed efficace un percorso che vede nel 70% dei casi uno sbocco professionale nel campo pubblico”.

01 luglio 2019
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