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Coronavirus. Assistenza a domicilio: Smi chiede linee guida nazionali per utilizzo farmaci


Lettera del sindacato a Governo, Protezione Civile e Agenzia Italiana del Farmaco: “La proposta di cui siamo portatori punta ad evitare ulteriore congestione dei Pronto Soccorso e dei reparti  di terapia intensiva, assicurando al paziente che è a casa terapie idonee, per contrastare l’evolversi della malattia. Apprezziamo la decisione di Aifa che ha dato il via libera all’impiego per uso domiciliare degli antimalarici e degli antivirali usati anche contro l’Aids”.

30 MAR - “L’esperienza medica e la letteratura internazionale indicano che il trattamento farmacologico precoce delle forme paucisintomatiche da Convid 19, è efficace. Un beneficio certo scaturisce dall’assunzione di farmaci come idrossiclorochina e azitromicina in caso di positività a COVID-19 di pz paucisintomatici o con sintomi lievi moderati. È quanto contenuto in una relazione tecnica, corredata di bibliografia scientifica, del nostro Centro Studi del Piemonte. Chiediamo, per questo, di poter individuare procedure validate per trattamento domiciliare di pazienti Covid positivi o sospetti tali” così Pina Onotri, Segretario Generale del Sindacato Medici Italiani in una dichiarazione rende pubblica una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio, al Ministro della Salute alla Protezione Civile Italiana, all’Agenzia Italiana del Farmaco.
 
“In Italia – rileva -, al 27 marzo 2020, i dati ufficiali parlano di 66.414 positivi, 86.498 casi totali e 9.134 deceduti, ma da segnalazione da parte dei nostri associati su tutto il territorio nazionale abbiamo ragione di credere che i casi positivi siano molti di più, non essendo tra questi annoverati i casi positivi asintomatici e paucisintomatici, non essendoci la possibilità di effettuare tamponi a tutti, compresi gli stessi operatori sanitari”.

 
“Moltissimi – prosegue Onotri - sono i pazienti trattati a domicilio paucisintomatici o con una sintomatologia lieve moderata che, in parte dei casi, evolve rapidamente in insufficienza respiratoria   acuta, senza altra possibilità per il medico di famiglia che monitorarlo giornalmente e trattarlo con comuni farmaci sintomatici”.
 
“La disponibilità – precisa - delle terapie intensive ad oggi è di circa 5000 posti letto, portati ad 8000, ma comunque insufficienti rispetto al numero dei pazienti da trattare, in relazione alla non omogenea distribuzione sul territorio nazionale; per le strutturali carenze organizzative, compreso il personale, il sistema ospedaliero e quello di urgenza-emergenza sono al collasso”.
 
“Sindromi intermedie – sottolinea - , che potrebbero essere trattate domiciliarmente, si trasformano in sindromi gravi per mancanza di cure e farmaci. Si segnala, inoltre, la carenza di tali farmaci, insieme a presidi come ossigeno, in misura maggiore o minore, su tutto il territorio nazionale, tant’è che anche persone che ne fanno uso abitualmente (in particolar modo idrossiclorochina per i malati di artrite reumatoide ) ne sono sprovvisti”.
 
“La proposta di cui siamo portatori punta ad evitare ulteriore congestione dei Pronto Soccorso e dei reparti  di terapia intensiva, assicurando al paziente che è a casa terapie idonee, per contrastare l’evolversi della malattia. Apprezziamo la decisione di Aifa che ha dato il via libera all’impiego per uso domiciliare degli antimalarici e degli antivirali usati anche contro l’AIDS”, aggiunge Onotri.
 
“Per queste ragioni chiediamo l’urgente individuazione su tutto il territorio nazionale di linee guida validate, rivolto ai medici territoriali,  sull’utilizzo di tali farmaci rapportato alle varie fasi della malattia, con la possibilità di prescriverli anche off label, con procedure semplificate e al Governo di attivarsi per porre rimedio alla carenza degli stessi medicinali” conclude Onotri.
 

30 marzo 2020
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