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Sanità privata. Fnopi: “Non ratificare la preintesa mortifica i diritti degli operatori”


Sulla trattativa per il rinnovo contrattuale interviene anche l’Ordine degli infermieri: “Grave danno ai lavoratori e l’irresponsabilità di allungare ancora i tempi di un contratto scaduto ormai da quattordici anni”.

31 LUG - “Non entriamo nel merito dello sciopero, legittimo peraltro, proclamato da Cgil, Cisl, Uil per la mancata chiusura definitiva del contratto della Sanità privata, ma la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche sottolinea comunque il grave danno ai lavoratori e l’irresponsabilità di allungare ancora i tempi di un contratto scaduto ormai da quattordici anni”. È quanto evidenzia la FNOPI che prende posizione a favore degli operatori della sanità privata che “si sono visti prima, a giugni, sottoscrivere una preintesa per il rinnovo di un contratto scaduto nel 2006, poi supportare l’equiparazione con i colleghi del servizio pubblico grazie all’impegno di ministero e Regioni a garantire più risorse al sistema per compensare il 50% dell'aumento del costo contrattuale necessario a parificare i salari del personale pubblico e privato accreditato, ma solo 50 giorni dopo si sono sentiti “annullare” i patti presi e le intese sottoscritte con la parte datoriale”.
 

“E’ un comportamento che davvero non riconosce il valore del lavoro svolto soprattutto durante la pandemia, ma nemmeno quello per cui il settore privato può permettersi sempre di essere complementare al pubblico: come accade nel Ssn, anche nelle strutture accreditate (e in quelle private) la colonna portante del sistema sono i professionisti che fanno la differenza e garantiscono la qualità”.
 
La FNOPI già nella sua lettera di otto richieste a Governo e Regioni inviata ad aprile aveva sottolineato in uno dei punti, l”a necessità che tutte le novità chieste per il servizio pubblico (adeguamenti salariali, normativi, riconoscimento delle identità e di un’area contrattuale autonoma ecc.) servissero anche per accreditare e autorizzare le strutture private dove dovrebbero essere inserite e previste a questo scopo”.
 
“Una richiesta legata alla naturale tutela della professione di cui la Federazione è garante e he ora, con questo ennesimo atto di prepotenza nei confronti dei lavoratori, viene del tutto disattesa. Siamo assolutamente solidali con i professionisti delle strutture private e altrettanto sconcertati da un comportamento che, specie in questo periodo, davvero non ha giustificazioni in nessun tipo di evidenza né economica dopo quattordici anni di vacanza contrattuale, né tantomeno sociale visto l’impegno dei professionisti ormai sotto gli occhi di tutti”.

31 luglio 2020
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