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Osteopati. Il Cergas Bocconi propone una laurea triennale e tirocini specifici più master o specializzazione di 2 anni


La proposta illustrata ieri nel corso di un webinar organizzato dal Roi in vista del prossimo step dell’istituzione della professione che prevede appunto la definizione del percorso universitario che dovrà uniformarsi allo standard del 3+2 previsto per le professioni sanitarie. LA RICERCA

29 GEN - Un corso di laurea triennale col 50% delle materie specifiche per la professione dell’osteopata e poi spazio a specializzazioni per approfondire le varie branche. A tracciare la rotta è la ricerca del Cergas Bocconi ‘La formazione universitaria in osteopatia: quali riferimenti per il percorso italiano?’ presentata ieri nel corso di un webinar organizzato dal Registro osteopati italiani (Roi) in vista del prossimo step dell’istituzione della professione che prevede appunto la definizione del percorso universitario che dovrà uniformarsi allo standard del 3+2 previsto per le professioni sanitarie.
 
Ricordiamo infatti che col Ddl Lorenzin del 2018 è stata istituita la professione dell’osteopata e che a novembre è arrivato il via libera della Stato-Regioni al profilo professionale (si è in attesa del Dpr) e ora si sta lavorando al secondo step che prevede la definizione del corso di laurea.
 
Gli esperti del Cergas nel loro lavoro hanno confrontato sia quanto accade al di fuori dall’Italia sia lo status attuale della formazione degli osteopati che conta 5 anni di formazione in scuole ad hoc. È chiaro che col nuovo profilo tutto dovrà cambiare. E i temi sul tavolo sono parecchi. In primis la necessità di ridefinire i corsi e soprattutto quali materie affrontare nel triennio abilitante per garantie adeguati standard.

 
Nello specifico, la rotta tracciata dalla ricerca prevede una preparazione sulle materie scientifiche e formative di base (5-7% del totale dell’impegno formativo) che potrebbe essere offerta prevalentemente nel primo anno di corso, in maniera sinergica e congiunta rispetto ai percorsi di studio di altre professioni sanitarie, anche per favorire la conoscenza reciproca e la futura collaborazione secondo logiche multidisciplinari.
 
A ciò si aggiunge una formazione specifica sulle scienze biomediche di base e sulle scienze cliniche, da svilupparsi con un adeguato livello di approfondimento, che consenta di porre le basi teoriche per l’esercizio dell’attività osteopatica (12-18% dell’impegno formativo). Con riferimento alle scienze caratterizzanti osteopatiche, che non sono comuni ad altre discipline, dovranno costituire una quota molto significativa del percorso di studi (25-35% del percorso di studi) e lo stesso peso (25-35%) dovrà essere dedicato ai tirocini pratici da svolgersi sotto la presenza di tutor osteopati presso strutture che offrono servizi strutturati di cure osteopatiche e che garantiscono elevati livelli di qualità assistenziali e didattiche.
 
La proposta prevede poi che, in previsione di un minor numero di anni dedicati alla formazione universitaria di base, alcuni contenuti formativi fino ad oggi sviluppati nei corsi di formazione quinquennali (quali ad esempio oculistica, ORL, odontoiatria, pediatria, ginecologia, NPI) vengano trattati genericamente, rimandando il loro approfondimento a successivi percorsi universitari magistrali o di specializzazione.
 
È evidente che la rotta tracciata dalla ricerca del Cergas costituisce una base di lavoro su cui definire il nuovo percorso. E in questo senso sarà opportuno sciogliere alcuni nodi, soprattutto per quanto riguarda chi dovrà fare la formazione, soprattutto nelle materie caratterizzanti e dove si svolgeranno i tirocini dove dovranno essere adottati standard ad hoc per le strutture eroganti anche perché ad oggi non essendo ricompresa nel Ssn non ci sono strutture che potrebbero erogarla.

29 gennaio 2021
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