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Veneto. Sindacati e Ordine infermieri contro la delibera che amplia le competenze degli Oss


La delibera regionale sul percorso di “Formazione complementare in assistenza sanitaria dell’Operatore Socio-Sanitario” è stata pensata per far fronte a "l’accresciuta esigenza di personale da destinare all’assistenza sanitaria”. Ma per gli Opi del Veneto “apre alla possibilità di utilizzare gli Oss rispetto ad atti di competenza esclusiva di medici ed infermieri”. De Palma (Nusing Up): “Colpo definitivo alla qualità dell'assistenza ed alle prospettive di crescita della professione infermieristica”. Cisl Fp: “No ad attribuzioni illecite”. LA DELIBERA

29 MAR - “La delibera n. 305/2021 della Regione Veneto, che apre alla possibilità di utilizzare gli Operatori sociosanitari (Oss), rispetto ad atti propri dell’assistenza clinica del paziente di competenza esclusiva di medici ed infermieri, è considerata irricevibile da parte del Coordinamento degli Ordini delle Professioni Infermieristiche della Regione Veneto, in particolare nei Centri Servizi per anziani, dove i bisogni di salute sono sempre più ad alta valenza sanitaria e quindi necessitano di assistenza infermieristica sempre maggiore”. Questa la posizione degli Opi del Veneto sulla recente delibera del Veneto n. 305/2021 che amplia le competenze degli Oss attraverso un corso di “Formazione complementare in assistenza sanitaria dell’Operatore Socio-Sanitario”.

Una delibera che ha sollevato le reazioni anche del Nursing Up nazionale:“La Regione Veneto si fermi prima che sia troppo tardi, e gli Ordini Professionali e la FNOPI intervengano, anche in forza delle loro specifiche funzioni di enti sussidiari dello Stato, a tutela dei cittadini e della compagine professionale che rappresentano”, interviene il presidente Antonio De Palma.


E dei coordinamenti nazionali Professioni Sanitarie e Oss Cisl Fp, secondo cui è “inappropriato il trasferimento di competenze e mansioni all’OSS con formazione complementare. Rispettare i percorsi formativi e il know how degli operatori della Sanità italiana!”.

Tra gli ambiti in cui il nuovo Operatore socio-sanitario con “Formazione complementare” dovrebbe operare c’è l’assistenza al paziente con nutrizione enterale, nei confronti del quale l’Oss-Fc potrà somministrare la nutrizione enterale secondo prescrizione e previa verifica da parte dell’infermiere del corretto posizionamento del dispositivo ed effettuare la medicazione della gastrostomia stabilizzata. Oppure l’assistenza al paziente con tracheostomia, che vedrà l’Oss-Fc effettuare l’aspirazione delle secrezioni oro-faringee, naso-faringee e, in assistiti clinicamente stabili, la medicazione della tracheostomia, non di recente  confezionamento, e la pulizia della cannula tracheostomica.

Una percorso pensato per far fronte a "l’accresciuta esigenza di personale da destinare all’assistenza sanitaria, imposta dalla pandemia”, come aveva detto l’assessore Manuela Lanzarin annunciando l’approvazione della Delibera di Giunta.

Ma per gli Opi del Veneto non è quella la risposta al problema. “La pandemia - scrivono gli Opi del Veneto in una nota - ha reso evidente l’assoluta necessità della presenza infermieristica, peculiarmente nei setting di cura dove ci sono le persone più fragili e una formazione minimalista, sia pure in condizioni di emergenza come durante la pandemia SARS CoV-2, non può sostituire anni di formazione, tirocinio ed esperienza, rispetto a situazioni, che possono spesso manifestare condizioni imprevedibili. Infatti, molte delle prestazioni citate possono seriamente compromettere la salute delle persone, se effettuate in maniera non appropriata. Senza nulla togliere al supporto indispensabile e necessario che gli Oss hanno dato e stanno dando rispetto alla migliore condizione generale dei pazienti, si evidenzia che questa delibera pone a serio rischio sia la persona assistita, che gli stessi operatori, configurando anche profili di dubbia legittimità e responsabilità professionale”.

In questo senso, il Coordinamento degli Ordini delle Professioni Infermieristiche della Regione Veneto chiede “l’immediata sospensione della delibera e si rende disponibile ad analizzare, in tempi più che brevi, le soluzioni opportune e necessarie, pur stigmatizzando l’assoluta mancanza di coinvolgimento, da parte della Regione, a fronte delle reiterate richieste di incontro dei mesi scorsi”.  Il Coordinamento degli Ordini delle Professioni Infermieristiche della Regione Veneto fa quindi sapere di sentirti "comunque costretto e si sente in dovere, nei confronti dei suoi Iscritti e degli stessi assistiti, di valutare ogni azione necessaria, nelle sedi giurisdizionali più opportune”.

Contro la Regione si è schierato, come accennato, anche il Nursing Up: “La recente Delibera n. 305/2021 approvata dalla Regione Veneto, che vorrebbe trasformare, pura utopia, operatori socio sanitari in simil infermieri, con 300 ore di formazione in Fad e tirocinio, mette in questo momento in serio pericolo la qualità dell'assistenza e le prospettive di crescita della professione infermieristica, affidando di fatto, a personale che non possiede le insostituibili conoscenze e competenze di tale professione, alcune funzioni che nella prassi vengono garantite nell'ambito di tale citato alveo”.

Per De Palma “tutto ciò  getta un’ombra sulla qualità di un servizio sanitario che verrebbe ulteriormente svilito, a danno del cittadino. La Regione Veneto, con un atteggiamento fallace ed incomprensibile, parrebbe voler creare dei quasi cloni, che ambirebbero a svolgere, tra le altre attività domestico alberghiere, alcune tra le delicate funzioni che nella prassi quotidiana vengono assolte dagli infermieri. Parliamo di figure che non hanno la qualificazione universitaria, per noi imprescindibile per poter assumere le responsabilità tipiche della professione infermieristica. Ma come è possibile che tutto ciò accada, nel pieno di una emergenza sanitaria che ancora ci attanaglia, con gli infermieri che mancano sempre più, e con l’esigenza opposta, cioè quella di creare gli strumenti contrattuali necessari per valorizzare la professione infermieristica affinchè rappresenti sempre di più un’attrattiva per i giovani? “

Anche per il presidente del sindacato “il nostro  Paese ha sempre più bisogno  di infermieri” e la delibera “non si affronta il problema alla radice, si cercano soluzioni “tampone” alla carenza di infermieri che sono pericolose, e che si rivelano addirittura peggiori del problema stesso”.

“Stupore e preoccupazione” esprimono i Coordinamenti nazionali Cisl Fp dei Professionisti Sanitari e degli Oss. “Il rischio è quello di abuso di professione per gli OSS e ci troviamo di fronte ad un’appropriazione di competenze esclusive del profilo infermieristico per la totale gestione dell’assistenza del paziente, anche con gravi problematiche, compresa la somministrazione di quasi tutta la terapia, un processo che richiede costante monitoraggio e un approccio clinico altamente specialistico soggetto ad innumerevoli variabili”.

“Siamo convinti - proseguono - che si possa prevedere una coerente revisione del profilo dell’OSS adeguandolo alle reali esigenze assistenziali, nel rispetto degli altri profili sanitari e siamo certi che si debba andare in questa direzione senza assistere ad un indebito quanto grave e inopportuno trasferimento di competenze che danneggia sia i professionisti sanitari che gli Oss. In tal senso, riteniamo importante il confronto in atto fra le OO.SS. e la Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e auspichiamo che si possa giungere ad un accordo di revisione del profilo che, partendo dalla condivisione dell’istituzione del Ruolo Socio Sanitario in cui collocare l’OSS, consenta una omogenea applicazione del percorso formativo su tutto il territorio nazionale".


“Ad oggi, - concludono i coordinamenti Cisl Fp -  in mancanza di un’intesa definitiva tra organizzazioni sindacali e conferenza delle Regioni, con analoghe delibere oggetto di discussione nelle commissioni di riferimento di altre Regioni, siamo di fronte ad una situazione che rischia di aggravarsi. La carenza di personale non si risolve trasferendo impropriamente delle mansioni agli OSS, gravando il personale in servizio di ulteriori oneri, ma assumendo e portando nella Sanità Pubblica quelle professionalità in grado di rispondere alla domanda di salute dei pazienti, i primi ad essere danneggiati da queste fughe in avanti”.

29 marzo 2021
© Riproduzione riservata


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