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28 NOVEMBRE 2021
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Violenza di genere, una riflessione sul 25 novembre

di Antonia Carlino

24 NOV - Gentile direttore,
facendo una passeggiata appena fuori Crema per viale S. Maria e si incontra subito una chiesa bramantesca, S. Maria della Croce, un santuario di leonardesca memoria, che merita un pellegrinaggio in questo novembre 2021.
 
Venne costruita per ricordar l’apparizione di Maria in seguito a un femminicidio, avvenuto il 3 maggio del 1490, quello di Caterina degli Uberti morta per emorragia per le tante ferite procurate, in quel sito, per mano del marito Testimonianza visiva monumentale di icona storica.
 
Che proprio nella storia conferma il radicamento, se mai ce ne fosse bisogno, della violenza sulle donne nella nostra società, sottolineando ancora una volta che essa è un problema degli uomini.

Al di là della macabra contabilità, quasi retorica del 25 novembre, anche in questo 2021, a fronte di un calo progressivo degli omicidi con vittime uomini, risultano invece in aumento quelli che registrano vittime le donne per mano amica o familiare, da partner o da ex partner.

L’omicidio è solo la punta dell’iceberg della violenza contro le donne.


La concatenazionie di eventi fisici e psicologici vessatori che ad esso prelude, fa registrare ancora nel 2021 che il 33% di tutte le donne Europee, nella loro vita dai 15 anni in su, sono state vittime di violenza di genere, con costi sociali in aumento, quantificati in 290 miliardi di cui in Italia 22 miliardi.
Di questi il 40% va riferito a perdite della qualità della vita, 30% a perdite strettamente economiche, come riduzione della produzione, 15% al costo di interventi giudiziari.

Il problema della violenza contro le donne e la sua allarmante portata trasversale a tutte le società del mondo, per essere ben interpretata va inquadrata in uno scenario complessivo che comprenda non solo i fattori di rischio storici in cui pescano le radici profonde di discriminazione di genere ma anche e soprattutto i fattori sociali, purtroppo ancora attuali, di disparità di cui essa si nutre come un pabulum.

Se le Cornici storiche del patriarcato sono alla base dei vissuti soggettivi, delle relazioni oggettive, delle condizioni sociali in cui disuguaglianze di genere sono perpetrate e perpetuate nei secoli dalla perdurante mediazione maschile del potere, solo la profonda conoscenza di esse potrà portare a un radicale cambiamento di mentalità, proprio adesso e tanto più adesso, in era pandemia, in cui come in tutte le crisi storiche, più acuta e’ la femminilizzazione della povertà.

Crisi pandemica in cui viene negata a più di metà del cielo, il diritto alle risorse economiche, vedi l’altissima recente percentuale femminile di espulsione dal mercato del lavoro, così come viene negato l’accesso alle risorse sanitarie se con la pandemia la cronicità in cui le donne sono maggiormente rappresentate, e’ stato il settore, in sanità, a pagare il prezzo più alto, in termini di rinuncia alle cure, per non parlare della area della prevenzione, ormai da anni cenerentola del Servizio Sanitario Nazionale.

Occorre avere una visione di insieme ampia, per poter cogliere le numerose declinazioni in cui si esprime la violenza di genere: violenza e molestie sul lavoro ma anche matematico “effetto collaterale “delle crisi economiche, delle guerre e dei conflitti così come delle migrazioni.
Ma è quella domestica, cui si riferiscono le cifre prima citate, la più subdola, che in Italia impatta nella vita della famiglia, insieme all’altra direttamente correlata e purtroppo in aumento, della violenza assistita con gli occhi delle bambine dei bambini.

Di fronte a quest’ultima, definita come l’emergenza ombra della pandemia, ”shadow violence “ che riguarda una infanzia negata, privata anche di sogni e che rischia di rimanere per sempre segnata dalle cicatrici indelebili della violenza, va costruito urgentemente un argine con tutti i mezzi che la legislazione, adesso nel 2021, ci offre.

Per cui i minori che hanno assistito a fatti violenti, dovrebbero essere considerai vittime di violenza di genere essi stessi ed esserne alla pari tutelati.
Avere questa consapevolezza emergenziale potrebbe essere un segnale forte per affrontare le asimmetrie e gli stereotipi culturali ancora impressi nel distorto codice comportamentale sociale maschile del possesso, alla base della violenza contro le donne.

Mai dimenticando che la violenza di genere è un crimine odioso di violazione dei diritti umani, una violazione della dignità e del valore della persona oltre che una minaccia sociale alla salute fisica e mentale delle donne.

Solo una diffusa cultura del rispetto e la sua ostinata promozione può sovvertire il malsano paradigma del possesso di un genere su un altro.
 
Antonia Carlino
Esecutivo Nazionale Cisl Medici


24 novembre 2021
© Riproduzione riservata


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