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Il servizio di pronta disponibilità ospedaliera, modello di lavoro ibrido da rivedere

di Anaao Giovani

22 DIC - Gentile Direttore,
la sindemia COVID-19 ha posto in luce problemi della nostra sanità pubblica per anni denunciati ma costantemente sottovalutati. Al centro della discussione odierna c’è tutto il paradigma organizzativo del sistema dell’offerta di cure: ospedali in sofferenza organizzativa e di organici, medici in burn-out, posti letto insufficienti, percorsi da adeguare. Un sistema sanitario da salvare e medici in fuga da trattenere.
 
Per recuperare appeal agli occhi delle nuove generazioni di medici specialisti che si affacciano al lavoro nelle corsie ospedaliere, e dei colleghi tutti che strenuamente mantengono in vita il SSN, bisogna agire infondendo nuova linfa al sistema, attraverso l’unico strumento in nostro possesso, ovvero il contratto di lavoro, all’interno del quale si rende necessaria una reale valorizzazione economica e professionale del lavoro del medico ospedaliero.
 
Il medico ospedaliero, negli anni considerato prima un dominus assoluto, poi un fenomeno di costume e infine il capro espiatorio dei mali del sistema, oggi di colpo è tornato alla ribalta per la dedizione manifestata durante la pandemia, fino all’appellativo di “angelo” o “eroe”. Come se, prima del COVID, i medici non curassero i pazienti, o non soffrissero dei mali di un sistema che la sindemia ha solo esacerbato e peggiorato.
 
Uno degli elementi che caratterizzano il lavoro medico, presente da tempo ma mai realmente posto in discussione, è l’istituto della “pronta disponibilità”, oggi una forma di lavoro diffusamente utilizzata dalle aziende per sopperire a carenze inveterate di personale. La si può considerare una condizione ibrida e contraddittoria, perché il medico non è a lavoro, ma deve essere reperibile, rintracciabile, perché potenzialmente può essere chiamato per rendere una prestazione al datore di lavoro (azienda sanitaria) anche più volte, in qualunque momento e per un tempo non prevedibile, durante le ore notturne, diurne o nei giorni festivi.
 
Mentre il dgl 66/2003 definisce come orario di lavoro “qualsiasi periodo di tempo in cui il lavoratore è al lavoro o a disposizione dell’Azienda…”, non è ben chiaro il motivo per cui il turno di pronta disponibilità non rappresenti per il medico orario di lavoro a tutti gli effetti (e non solo per il periodo della chiamata in servizio) e non venga retribuito come tale.
 
L'utilizzo dell'istituto contrattuale della Pronta Disponibilità rappresenta un escamotage utile al risparmio economico per Aziende tenute a programmare organici adeguati all’impiego del personale, 24 ore al giorno, e 7 giorni su 7, per far fronte anche alle emergenze. Invece, capita che, soprattutto in reparti essenziali per l’emergenza, si sostituisca il servizio di guardia notturna e festiva con il regime di pronta disponibilità, per risparmiare le indennità economiche più sostanziose per i turni di guardia.
 
È necessario anche distinguere le prestazioni di pronta disponibilità integrative rispetto a quelle sostitutive del servizio di guardia che, come previsto dal CCNL, possono essere utilizzate in casi di grave carenza di personale in relazione all’organizzazione interna dell’Azienda. Soprattutto le seconde costituiscono un serio disagio per il lavoratore fuori sede, costretto, dopo le progressive rimodulazioni dell’assetto organizzativo aziendale con accorpamenti di molti presidi ospedalieri, a doversi trovare fisicamente in prossimità del presidio di lavoro per poterlo raggiungere in pochi minuti, con un costo anche finanziario rilevante.
 
Il servizio della pronta disponibilità va rivisto auspicandone la soppressione. Non possiamo non considerare il fatto che esso obbliga i colleghi a raggiungere il posto di lavoro in un tempo stabilito dal piano aziendale delle emergenze, incidendo fortemente, specie nell’orario notturno, sulla qualità di vita del professionista, ancor più se donna, dove al disagio notturno si aggiunge spesso quello di dover riuscire a conciliare esigenze familiari derivanti dalla possibile chiamata.
 
Appare, poi, tragicomico che l’indennità corrisposta al medico per questo tipo di prestazione/non prestazione sia di 20,66 euro lorde per turnazioni di dodici ore, vale a dire circa 1 euro/ora netto.
 
Inoltre, Il turno di pronta disponibilità notturna, dopo un turno giornaliero di 12h, viene considerato erroneamente, in caso di mancata chiamata, come un riposo goduto, mentre sappiamo come la qualità del riposo in pronta disponibilità sia gravata dalla spada di Damocle dell’eventuale chiamata. Vorremo invitare il legislatore ad esplicitare il significato dei termini ‘godere del risposo’, perché sembra abbiano una accezione sadomasochista. Tutto quanto sopra non può più essere accettato in considerazione del grado di disagio che quotidianamente i medici vivono, soprattutto in questo momento storico. Non possiamo più accettare di barattare la nostra professionalità, il nostro impegno, e la nostra salute per un pugno di …euro. Ma quali soluzioni al problema?
 
Eliminare una norma offensiva per il lavoro di tutti i medici, impedire alle Azende di continuare a risparmiare sulla loro salute, ottenere maggior investimenti in sanità per il suo capitale umano.
 
Sarebbe almeno accettabile remunerare la pronta reperibilità in maniera adeguata, alla stregua di un’indennità, notturna o festiva, introducendo una penalità economica per le Aziende che la utilizzano, crescente al crescere dei turni di reperibilità che si chiedono ai medici.
 
Oltre al potenziamento della valorizzazione economica della pronta disponibilità, deve essere definitivamente rimossa ogni dicitura “di regola” a proposito del numero massimo di pronte disponibilità effettuabili in un mese mensili (di regola non più di dieci) che lascia libertà di interpretazione alle Aziende Sanitarie, la cui mission è sempre meno improntata al rispetto della salute psico-fisica dei dipendenti o al mantenimento di uno spazio temporale adeguato per la conciliazione con il tempo di vita.
 
In conclusione, la revisione dell’attuale istituto della pronta disponibilità deve rappresentare uno dei tasselli principali del puzzle relativo al nuovo CCNL 2019-2021, attualmente in lavorazione, che, oggi più che mai, deve prevedere al suo interno un peso economico diverso, rispetto ai precedenti, per tutte le attività svolte in orario antisociale, notturno e festivo, maggiore e crescente con il crescere del numero di ore richieste.
 
Anaao Giovani

22 dicembre 2021
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