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Un giorno di ordinaria follia

di Ornella Mancin

10 GEN - Gentile Direttore,
da diverso tempo ormai ogni mattina quando mi alzo per andare nel mio ambulatorio di medico di medicina generale mi passano nella mente le immagini di un vecchio film “Un giorno di ordinaria follia”, dove il protagonista esce di casa per una giornata di lavoro normale ma gli eventi che si verificano lo portano in un crescendo di esasperazione a perdere completamente la testa.
 
Ecco credo che questa sensazione sia ormai comune a molti dei miei colleghi: affrontare le nostre giornate lavorative è diventato talmente esasperante che rischiamo ogni giorno di uscirne fuori di testa rischiando nella migliore delle ipotesi di dimenticare qualcosa, o di dire cose sopra le righe o Dio non voglia, di fare qualcosa di sbagliato.
 
E così mentre la politica è impegnata a decidere come spendere i soldi del PNRR in sanità e a trovare modalità di “convivenza” con il virus , noi operatori del settore ( non solo medici di famiglia, ma ospedalieri, o infermieri e chiunque abbia a che fare con l’assistenza) viviamo giornate al limite dell’incubo, di cui tutti cercano di ignorare l’esistenza, stremati da un impegno superiore alle nostre forze che ci sta annientando.
 
La pandemia è sicuramente la prima causa di tutto ciò.
In questi giorni di forte aumento dei contagi il territorio rischia il collasso. Ogni giorno decine di richieste di tamponi per sintomi covid compatibili che richiedono un impegno orario che rischia di rendere del tutto marginali le altre patologie . Per lo più tempo speso per procedure burocratiche: impegnative per i tamponi con inserimento dell’esenzione per patologia, prenotazione dei tamponi, tracciamenti e certificazioni di quarantena( con norme che cambiano in continuazione), certificazioni di assenza dal lavoro, ri-prenotazione dei tamponi per il fine isolamento e adesso pure le certificazioni di guarigione. Questo per chi pur essendo positivo ha un decorso tranquillo , ma c’è anche chi richiede una attenzione particolare per sintomi importanti che vanno monitorati strettamente per i quali si deve mantenere i contatti telefonici , inviare le Usca e decidere eventuali ricoveri.
 
In Tv si parla solo dei casi che finiscono in ospedale e di quanto aumentano i casi in terapia intensiva perché questo dà il polso della gravità della situazione. Può essere vero in parte ,ma questo non permette di rilevare il travaglio che si consuma nel territorio e il rischio di lasciare per strada tutte le patologie non covid.
 
Che il territorio sia in forte sofferenza appare evidente anche dall’impossibilità in molte Asl, specie al nord, di sostituire i medici di famiglia che vanno in pensione e di riempire i turni di guardia medica . Aumentare il massimale o accorpare le sedi di guardia medica non vuol dire risolvere il problema, vuol dire tamponare riducendo di fatto la possibilità di fornire una assistenza adeguata.
 
In questi giorni a tutto ciò si aggiunge l’assenza di molti di noi e del nostro personale per positività e ormai recarsi al lavoro è diventato un incubo .
Eppure del territorio si parla solo per lamentarsi del fatto che i medici non rispondono al telefono , che sono introvabili… Dovremmo essere dei Superman per essere in grado di rispondere celermente alla marea di richieste che ogni giorno riceviamo pur lavorando ormai in media non meno di 10 ore al giorno.
 
Del resto la medicina del territorio fosse in grossa sofferenza lo si sapeva già da prima della pandemia quando ci si è resi conto che il carico burocratico ci stava soffocando tutti e che ormai il lavoro clinico era divenuto solo una parte residuale della nostra attività.
 
In questi giorni gira in Facebook e nelle chat dei medici una storiella (di autore ignoto) molto significativa della nostra situazione:” L’igiene non risponde : chiamo il MMG, non so prenotare il vaccino: chiamo il MMG, nono so disdire il vaccino: chiamo il MMG, ho fatto un test rapido a casa: chiamo il MMG….”.
 
La storiella va avanti e ognuno di noi potrebbe aggiungerci molte altre cose tipo: “ ho prenotato un viaggio e non voglio più andarci: chiamo il MMG ed esigo un certificato, non voglio vaccinarmi chiamo il MMG ed esigo l’esenzione, vado dal nutrizionista : chiamo il MMG ed esigo una marea di esami , mio figlio non vuole fare ginnastica a scuola: chiamo il MMG….”
 
Oramai siamo diventati come il prezzemolo : andiamo bene per qualsiasi salsa e se uno non sa che fare chiama noi che miracolosamente dovremmo sapere risolvere qualsiasi cavillo burocratico…che poi accidentalmente possiamo anche curare è un dettaglio divenuto quasi marginale.
Noi però stiamo davvero rischiando il burn-out e prima di diventare come i protagonisti di un giorno di ordinaria follia molti stanno decidendo di andarsene.
 
Possibile che nessuno abbia veramente a cuore il territorio e non ne colga il travaglio che sta vivendo?
 
Ornella Mancin
Medico
 

10 gennaio 2022
© Riproduzione riservata

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