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Il Covid e quella rincorsa che ricorda Willy il Coyote e Road Runner

di Pierino Di Silverio

12 GEN - Gentile Direttore,
secondo gli ultimi dati GIMBE, nella settimana delle festività natalizie si è verificata una (attesa) impennata dei casi di COVID.
Decessi: 1.102 (+8,9%)
Terapia intensiva: +247 (+21,6%)
Ricoverati con sintomi: +2.823 (+28%)
Isolamento domiciliare: +663.359 (+112,9%)
Nuovi casi: 810.535 (+153,1%)
Casi attualmente positivi: +666.429 (+111,3%)
 
Una lettura superficiale di tali dati potrebbe indurre allarmismo che, se appare assolutamente giustificato per quanto concerne la sofferenza degli ospedali, non lo è per quanto concerne l’efficacia dei vaccini.

Appare lapalissiano, infatti, che a un aumento esponenziale dei casi corrisponda un impegno aumentato delle strutture ospedaliere, per quanto, rispetto a un anno, fa la condizione sia decisamente migliore in termini di decessi e di ricoveri, almeno per i soggetti che abbiano completato il ciclo vaccinale.
Le terapie intensive accolgono circa il 75% di soggetti non vaccinati, si è ridotta la percentuale di ultra 70enni vaccinati che finiscono intubati, il virus, grazie al vaccino, anche nella sua variante omicron, è meno aggressivo e dannoso sui soggetti vaccinati. I quali un anno fa erano solo 118.000 mentre oggi sono 46.484.927 i cittadini che hanno completato il ciclo vaccinale. Se però i soggetti I positivi erano 570.458, oggi sono 1.265.297.

Il vaccino quindi non funziona? Falso! Il vaccino protegge dal contagio? Parzialmente vero. Ovvero, il vaccino contro il covid non conferisce la invulnerabilità rispetto al contagio ma riduce sostanzialmente la possibilità di infezione e, soprattutto, come i dati confermano, il vaccino protegge dalle ospedalizzazioni e dai decessi.

Questa è una verità non confutabile, mentre rimane probabile che questa pandemia svilupperà varianti rispetto alle quali dovremo imparare a convivere, anche adeguando i vaccini che verranno.

Oggi però non è il tempo delle discussioni sterili e da bar sulla composizione dei vaccini, ma è il momento della responsabilità, del senso civico e direi del senso umano di appartenenza al genere.

In momenti come questo abbiamo la possibilità di distinguerci come umanità, per la nostra intelligenza o per la nostra stupidità, per la nostra nobiltà (non solo d’animo) o per la nostra grettezza individualistica, in una società come quella odierna in cui i miti ologrammatici e gli idoli terreni hanno di fatto sostituito quelli studiati a scuola.

Ma non possiamo mollare. Siamo stanchi, tutti, per ragioni diverse. Non pensiamo che qualcuno possa essere meno stanco.
I medici e gli operatori sanitari sono stanchi di continuare a curare dead mens walking nelle terapie intensive, stanchi delle continue richieste di aiuto e stanchi di non averne di aiuto, ma soprattutto stanchi di non avere una vita che parli di altro.

i cittadini sono stanchi di dover piangere i morti da COVID, e di dover guardare solo attraverso un video i propri cari ricoverati, stanchi di vedersi di nuovo rimandate cure ordinarie per dar spazio alla straordinarietà di una patologia, il covid, che non è più accettabile sostituisca le altre di patologie.
Chi rispetta le regole è stanco di vedere continuamente calpestato il diritto di molti per atteggiamenti irresponsabili di pochi (relativamente pochi).
La popolazione è stanca dei numeri che non sempre chiariscono i legittimi dubbi dei non addetti ai lavori ed è stanca di essere bombardata da informazioni spesso non coerenti, fornite da esperti da bar cui viene dato lo stesso rilievo di esperti reali o operatori sul campo.

I legislatori sono stanchi (forse) di dover continuamente rincorrere questo virus, novelli Willy il Coyote destinati a non raggiungere mai Road Runner, nemmeno con piani che a loro sembrano predisposti al meglio, anche a causa della farraginosità legislativa e dell’opportunismo delle forze politiche, condannate a vivere in un perenne stato di emergenza che le distrae da questioni che considerano ben più importanti.

Chi non è stanco è questo maledetto virus che continua a fare quello che sa fare, e che deve fare per natura cioè infettare e adeguarsi alle condizioni dell’ambiente per sopravvivere.

È una continua corsa contro il tempo, una continua rincorsa di un Road Runner che sembra sempre sfuggire alla stretta finale.
Quello che molti non vedono, o fanno finta di non vedere, è però l’opportunità che una tale tragedia nasconde. L’opportunità di poter migliorare un paradigma di cure ormai vetusto, l’opportunità di rendere appetibile un sistema sanitario che oggi appare in seria crisi per l’intrecciarsi di problemi storici con quelli creati dal virus che ha funzionato da acceleratore di dinamiche preesistenti.

Nei momenti di crisi e stanchezza emerge la voglia di essere migliori, e nei momenti di crisi emerge la voglia di cambiare le cose. Questa voglia in molti medici appare sostituita dalla consapevolezza che cambiare le cose in questo paese è difficile, e perfino il pluricitato dialogo della ‘meglio gioventù’ viene oggi smentito, perché pur vivendo uno tsunami nulla sembra smuoversi.

Questo sistema, imploderà se (o quando) i medici, che ne costituiscono l’ultimo baluardo e l’architrave, decideranno di mollare facendo prevalere il senso di autoconservazione sul senso etico. Forse solo allora ci si renderà conto che non è più il tempo dei compromessi, ma è arrivato il tempo di fare i conti con quanto distrutto e svilito nel passato.

I medici oggi in trincea hanno il diritto e il dovere di presentare il conto a chi governa il sistema, a livello nazionale e regionale, un conto salato che andrà pagato. E devono farlo non sottovoce, ma urlando, affinchè tutti possano sentire, anche chi, sembra soffrire di una cronica, ingravescente ipoacusia e cecità.

E come Road Runner ha come arma principale il suo beep beep, anche noi dobbiamo cominciare a usare la nostra voce, per poi far prevalere quello spirito fatto di deontologia e civismo che è il solo che potrà consentire al sistema di rinascere dalle sue ceneri. Decidiamo allora se vogliamo essere Willy il Coyote o Road Runner, ma facciamolo prima che sia troppo tardi, per entrambi.

Pierino Di Silverio
Esecutivo Nazionale Anaao Assomed
Responsabile Nazionale Settore Anaao Giovani

12 gennaio 2022
© Riproduzione riservata

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