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Che fine hanno fatto i buoni propositi per il potenziamento della rete ospedaliera?

di Laura Stabile

13 GEN - Gentile Direttore,
quanto sta emergendo sui posti letto delle Terapie intensive lascia molti dubbi sulle capacità che abbiamo, e che avremo di affrontare future emergenze sanitarie. Il problema degli ospedali riguarda tutto l’insieme dei reparti di degenza, anche quelli internistici e le semintensive, ricordiamo che l’Italia ha uno standard di 3 posti letto per acuti per mille abitanti, fra i più bassi in Europa.
 
Però per le Terapie intensive, sulle quali sin dall’inizio della pandemia si è maggiormente concentrata l’attenzione, sono emersi dati più precisi, e molto preoccupanti.
 
Nella primavera 2020, quando era emersa prepotentemente la necessità di aumentare i posti letto ospedalieri, la normativa nazionale (DL 34 del 2020) aveva disposto l’incremento “strutturale”, quindi definitivo, e non provvisorio per far fronte all’emergenza, di almeno 3500 letti di terapia intensiva, per arrivare allo standard di 0,14 letti per mille abitanti.
 
Il Rapporto 2021 della Corte di Conti ha evidenziato che in Italia solo il 25,7 % di questi posti letto era stato attivato, e che gran parte delle regioni ne aveva attivati meno della metà.

 
Il Friuli Venezia Giulia, per il quale era stato previsto un aumento di 55 letti di terapia intensiva (DGR 1224/2020), per arrivare a 175 dai precedenti 120, ne ha attivati solamente due (3,6%), davanti solamente a Sicilia (3,3%) Molise e Basilicata (0%).
 
D’altra parte, è comprensibile che l’attivazione di questi letti subisca dei ritardi, se non altro per la difficoltà a trovare il personale da assumere in tempi brevi e a formarne di nuovo.
 
Però la Regione Friuli Venezia Giulia, nel definire le funzioni e i posti letto degli ospedali (DGR 1446/2021) non sembra avere più l’intenzione di mettere in atto gli incrementi: rimane lo standard dei 3 letti per mille abitanti, e si prevedono ancora solo 121 posti di terapia intensiva. I 55 posti aggiuntivi precedentemente previsti dovranno essere attivati dalle aziende sanitarie solo “in caso di emergenza infettivologica o di altra natura”. Sembra un’ipotesi improponibile, perché l’incremento di letti intensivi richiede un rilevante aumento di personale, già adesso difficile da reperire, che non potrà mai essere messo in campo immediatamente “al bisogno”.
 
Purtroppo un segnale, o un sospetto che invece le previsioni siano proprio queste, e non solo in FVG, sembra arrivare anche dal Ministero della Salute. Come risulterebbe da un documento sugli standard ospedalieri pubblicato per ora solo in bozza da Quotidiano Sanità, lo standard di 3 posti letto per acuti per mille abitanti sarà mantenuto. I posti letto ospedalieri quindi non incrementeranno ma, secondo la bozza, vi sarà una deroga per le Terapie intensive, che potranno aumentare i letti fino allo 0,06% (circa 3500 posti in tutta Italia) e quelle semintensive (0,03%). Ma dal testo sembra difficile capire se tale incremento sarà stabile o dovrà essere una sorta di riserva da utilizzare solo in caso di emergenza. E purtroppo la Regione FVG sembra già fornirci l’interpretazione.
 
Sembrerebbe quasi che, dopo il panico iniziale che aveva immediatamente fatto partire dei buoni propositi per il potenziamento della rete ospedaliera, con i relativi finanziamenti, ora ci si stia ripensando, e si cerchi di nuovo, e in ogni modo di mantenere l’ospedale ai minimi termini, soprattutto per quel che riguarda il personale. E con la promessa, in caso di emergenza, di interventi che già si sanno impossibili.
Forse la pandemia non ha insegnato a tutti.
 
Sen. Laura Stabile
 

13 gennaio 2022
© Riproduzione riservata


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