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La questione infermieristica

di Marcello Bozzi

19 GEN - Gentile Direttore,
non si può che apprezzare il recente posizionamento della Fnopi sulla questione infermieristica ma è necessario che la politica comprenda una serie di aspetti della situazione in cui oggi versa la professione dai quali non si può prescindere e che proverò qui a schematizzare in 13 punti.
 
1. la carenza di infermieri oggi supera le 40.000 unità e tale numerosità non è reperibile nel “mercato del lavoro” e non è pensabile una implementazione dei posti nei percorsi formativi universitari, almeno in tempi brevi;
 
2. il numero annuale dei laureati infermieri riesce a soddisfare (forse) il turnover del SSN … con pochi dati a disposizione relativamente al sistema privato e privato accreditato;
 
3. è necessario definire standard di riferimento per la determinazione degli organici assistenziali, ospedalieri, territoriali e residenziali, in maniera uniforme sul territorio nazionale e, prima ancora, ripensare i paradigmi, gli staffing e gli skill-mix assistenziali;
 
4. la valorizzazione degli infermieri (e dell’infermieristica) deve esplicitarsi in particolare nella continuità tra formazione ed esercizio professionale, tenuto conto delle caratterizzazioni e specificità disciplinari, privilegiando i momenti di concettualizzazione e di progettazione rispetto agli aspetti prestazionali (attribuibili ad altri professionisti);
 
5. è necessario rivedere i contenuti dei corsi di laurea in infermieristica (I e II livello), per adeguarli ai nuovi bisogni di salute degli utenti e alle nuove esigenze di funzionamento delle strutture;
 
6. il riconoscimento della Disciplina obbliga un riconoscimento di status e di ruolo a tutti i professionisti impegnati nella formazione, oggi prevalentemente a carico (economico) delle regioni … ma governati dall’Università.  E’ il momento di definire precisi standard di riferimento di Professori Disciplinari Ordinari (almeno 1 per Ateneo), Associati (almeno 1 per ogni sede di Corso di Laurea Attivato), e Ricercatori (almeno 1 per ogni sede di Corso di Laurea Attivato)  e un 1 Direttore (vero, con chiaro riconoscimento di status e ruolo, inquadrato nei ruoli della Dirigenza Sanitaria) per ogni Ateneo.  Poca cosa rispetto all’implementazione di oltre 2.500 professori realizzata dal sistema universitario contestualmente all’attivazione dei Corsi di Laurea per le Professioni Sanitarie.  Senza professori disciplinari viene meno il riconoscimento della disciplina, non c’è sviluppo, non c’è crescita e non c’è ricerca;
 
7. è arrivato il momento di scelte coraggiose e ripensare la formazione e il profilo professionale dell’Operatore Socio Sanitario (non perché mancano gli infermieri, ma molto più semplicemente perché è giunto il momento di valorizzare entrambe le figure, come già in essere, da molto tempo, in altri Paesi, con la conseguente necessità di una rivisitazione dei modelli organizzativi e dei sistemi di cura e assistenza, per una migliore risposta ai bisogni di salute della popolazione);
 
8. è giunto il momento di valorizzare e contrattualizzare le specializzazioni, in essere da 16 anni, rimaste in “frigorifero” (volutamente?) nonostante i 96 master di I livello previsti dall’accordo interministeriale MUR/Salute … pur con la consapevolezza delle probabili difficoltà applicative;
 
9. è necessario richiamare i Presidenti delle Regioni ad investire e valorizzare i livelli di governance delle figure dirigenziali delle professioni infermieristiche nelle strutture ospedaliere, nelle strutture Territoriali (particolarmente rilevante l’impegno nell’applicazione e sviluppo del PNRR), nelle strutture ad alta complessità (es. piastre chirurgiche) e negli incarichi professionali, nel rispetto dei dettati contrattuali vigenti, in tutte le articolazioni previste, con precisi criteri e standard di riferimento e di indirizzi applicativi, ad evitare interpretazioni personalistiche richiamanti i principi dell’abrogato DPR 128/69, purtroppo ancora presenti in troppi “nostalgici”;
 
10. è necessario definire un format di riferimento per favorire le Direzioni Aziendali nella strutturazione degli Atti Aziendali, al fine di consentire, relativamente alla Dirigenza delle professioni infermieristiche, una uniformità di “governance” in tutto il Paese, con responsabilità “piena”, al pari delle altre dirigenze sanitarie;
 
11. la necessità di definire chiaramente – come requisito di autorizzazione – la direzione infermieristica di ogni struttura residenziale (non per lobby professionale, ma per caratterizzazione e specificità di saperi, non mutuabili da altri);
 
12. l’importanza di definire chiaramente i criteri per l’accesso alle selezioni per la copertura delle posizioni di Direzione SC e il riconoscimento delle indennità (esclusività e specificità), al pari delle altre dirigenze sanitarie (così come richiamato anche nelle dichiarazioni congiunte del vigente CCNL dell’area della Dirigenza Sanitaria);
 
13. non è possibile rimandare ancora la possibilità degli sviluppi professionali e di carriera e, prima ancora, il riconoscimento di  remunerazioni in linea con gli altri Paesi Europei.
 
Troppi anni di immobilismo hanno portato a questa situazione!  E’ comprensibile che si tratta di “tanta carne al fuoco” … ma sono tutte situazioni lasciate in stand-by da troppo tempo e non più rimandabili.  Speriamo che la politica comprenda davvero la necessità di un forte impegno per il superamento delle criticità presentate, con i fatti e non solo a parole!
 
 
Marcello Bozzi
Segretario ANDPROSAN – Associata COSMED
 

19 gennaio 2022
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