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Se la Fnomceo non è “neutrale”

di Ornella Mancin

21 FEB - Gentile Direttore,
sono rimasta piuttosto sbalordita dalla presa di posizione del Presidente FNOMCEO Anelli sullo sciopero indetto per l’1 e 2 marzo dalle sigle sindacali SMI e Simet, con la quale ha manifestato la speranza che tale sciopero venga “bloccato” dalle autorità competenti vista la “situazione di emergenza”.
Appare piuttosto singolare che il massimo organo della professione medica si schieri in maniera aperta contro la decisione di alcuni sindacati basandosi su un argomento piuttosto pretestuoso.
 
Non appare infatti giustificabile la pretesa di limitare il diritto di sciopero di una formazione sindacale sulla base dello stato di emergenza.
E questo è stato prontamente ribadito da una nota dello SMI (Qs 18 febbraio) che ha ricordato che la Commissione di garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero abbia invitato le organizzazioni sindacali a non indire scioperi nel periodo compreso tra il 24.02.2020 e il 30.04.2020 e che da lì in poi non ci sia più traccia di eventuali divieti.
 
Ormai siamo molto lontani da quel periodo, senza contare che la pandemia si sta raffreddando, le misure restrittive si stanno allentando e che lo sciopero in sanità è sempre stato condotto seguendo regole ferree che garantiscono i servizi essenziali e le urgenze, tant’è che altre categorie di sanitari (vedi per esempio infermieri) hanno scioperato di recente.
 
Quando le condizioni di lavoro diventano intollerabili e non vi è volontà politica di dare ascolto al disagio, lo sciopero diventa l’unica arma possibile.
Allora perché se alcuni sindacati ritengono che sia arrivato il momento di indire uno sciopero, questo non deve essere possibile nel rispetto delle regole imposte?
 
Cosa può aver spinto il presidente Anelli a intervenire a gamba tesa per cercare di impedire uno sciopero in sé legittimo, perdendo l’ “aurea” di autonomia che la FNOMCEO organo sussidiario dello Stato deve garantire per sua natura?
Temo che si sia rendendo manifesto quel collateralismo ordine-sindacati di cui tutti sanno ma di cui pochi osano parlare che si realizza con la confusione tra i ruoli del sindacato e i ruoli degli ordini, cioè la confusione tra interessi particolari e interessi generali, confusione che permette ai sindacati di avere molta, troppa influenza su un organo dello Stato.
 
Ho recuperato tra i miei file l’audizione del prof. Cavicchi alla Commissione Affari sociali della camera sulla proposta di legge Lorenzin, quando avvertì la commissione sui rischi di pan-sindacalismo che il sistema correva: “Gli ordini e i collegi sono emanazione dei sindacati, basta con il pansindacalismo, il principale scopo dell’ordinistica è quello di governare le professione con la deontologia. Nessuna etica deontologica è credibile se inficiata da forme di consociativismo con la politica, se gli ordini sono usati per scopi di consenso politico, se gli ordini sono condizionati da interessi clientelari” (QS 12 gennaio 2017).
 
Ma le preoccupazioni espresse allora dal prof. Cavicchi furono ignorate dalla commissione e di fatto la camera avallò le distorsioni del sistema. Non pose nessun problema di incompatibilità e meno che mai si preoccupò di rafforzare l’autonomia degli ordini quindi dello Stato nei confronti dell’ingerenza dei sindacati.
 
È evidente che la presa di posizione del presidente Anelli appare oggi come la conseguenza inevitabile di un sistema che sta perdendo sempre più credibilità agli occhi di noi medici.
E questo per la professione non è un bene. La FNOMCEO sta tirando la volata alla Fimmg e non si pone il problema dei danni collaterali. Ma questi danni ci sono e sono profondi.
 
In questo momento il Presidente Anelli ha bisogno di dare una mano al suo sindacato di riferimento. Siamo alle battute finali del PNRR e della riforma della sanità territoriale. Il ministro Speranza ha sostenuto le posizioni della Fimmg sulla convenzione contro i desiderata delle Regioni che invocavano la dipendenza. Uno sciopero è quanto di più inopportuno possa esserci per loro.
 
Ma se è legittimo che la Fimmg non intenda andare contro il governo e non possa trovarsi d’accordo sullo sciopero , quello che non è chiaro è come Anelli, che rappresenta tutta la professione, possa esprimere delle posizioni così di parte che non scontentano solo i “pochi iscritti” SMI e Simet ma anche sempre di più gli altri sindacati ospedalieri che non si sentono rappresentati da un Presidente che mescola l’interesse generale con gli interessi peculiari delle singole categorie.
 
E’ chiaro che ognuno di noi ha una appartenenza sindacale e politica, ma è altrettanto ovvio che quando uno riveste una carica “istituzionale “deve liberarsi della propria appartenenza per poter rappresentare tutti. Questa uscita del presidente Anelli fa pensare che la FNOMCEO non sia un Ente totalmente autonomo come dovrebbe.
 
Condivido pertanto le conclusioni dei rappresentanti dello SMI: “Resta l’amarezza di subire attacchi mediatici da parte di altri sindacati e dal presidente Fnomceo che dovrebbe essere un organo terzo e che, invece, ritiene di dover censurare il sacrosanto diritto di protestare”.
L’intervento di Anelli resosi evidentemente necessario per riportare i “ribelli” (SMI e Simet) all’ovile e offrire mediaticamente una presunta unità di categoria (che la Fimmg ha sempre ritenuto un suo appannaggio), a mio avviso non è un bel segnale per la professione.
 
Il Futuro della professione, specie dopo l’abbandono del progetto degli “Stati generali” da parte della Fnomceo, appare sempre più incerto e affidato alla compiacenza politica.
L’impressione che se ne ricava è che il destino della professione venga sacrificato sugli altari degli interessi di parte.
 
Ornella Mancin
Medico di medicina generale

21 febbraio 2022
© Riproduzione riservata

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