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Il Mmg con il cartellino? No, grazie

di Francesco Buono

28 MAR - Gentile Direttore,
leggo con interesse su QS la lettera del dr. Nicola Preiti, il quale dopo aver disaminato con apprezzamento l’emanando DM 71 conclude con la riaffermazione che solo un regime di dipendenza per i MMG porterebbe “a dama” la ristrutturazione dell’assistenza territoriale creando un ruolo unico del Medico Territoriale corrispondente al ruolo unico del Medico Ospedaliero.
 
Al di là delle ripercussioni previdenziali che ciò comporterebbe, la cui disamina sarebbe lunga ed impegnativa, emerge da tale visione una constatazione di “omogeneità dei problemi” che non trovo rispondente alla realtà effettuale, ben descritta da Niccolò Machiavelli.
Il bias di partenza è a mio avviso la completa ed ineliminabile differenza tra la “cura” dell’ambiente sanitario confinato e la “care” dell’azione sanitaria nella vita reale delle persone.
 
La prima ben si presta ad organizzazioni orarie, turni, operatività stringenti, “maglie strette” di passaggi e procedure, in poche parole uniformità operative replicabili ed al massimo adattabili a seconda della tipologia della struttura e del bacino di utenza, diverso nei vari e variegati contesti in cui si articola il nostro Paese.
 
La seconda non può prevedere tale “modularità organizzativa” per il semplice fatto che non si occupa del “paziente” ma del “cittadino” che ha problemi ed esigenze sanitarie nel pieno contesto della propria vita reale, fatta di lavoro, affetti, spostamenti, sostenibilità economica, utilizzo di mezzi di trasporto, supporto ad altri, ecc. ecc.
 
L’orario può al massimo essere definito dall’apertura dello studio affinchè vi sia un riferimento certo per i cittadini che volessero essere visitati e/o desiderassero una consultazione “de vivo”, ma una serie imprevedibile di variabili ne rende impossibile l’omogeneizzazione e la precisa definizione al di fuori di esso.
 
Un giorno è diverso da un altro, le stagioni in certe zone possono rivoluzionare abitudini e tipologie dell’afferenza, il COVID ha reso più evidente (non creato di per sé…) l’importanza della consultazione a distanza, per le varie vie che la tecnologia oggi ci offre e che è ipocrita ed in taluni casi furbesco non voler considerare come lavoro a tutti gli effetti…
 
Le famose 38 ore con cui in molti si riempiono la bocca sogghignando all’idea che così possano essere “messi al palo” (che bella ed elegante espressione che pure ho dovuto leggere su un importante quotidiano!) i MMG sono in realtà molte di meno di quello che è l’effettivo impegno di questi, e sono espressioni tipiche di chi non conosce i problemi di cui parla forse perché non li vive, ha assicurazioni private, “sbrigafaccende” che se ne fanno carico…la differenza, peraltro ineliminabile salvo la costruzione di androidi programmati, è che in un ambiente selezionato ed avulso dalla vita reale tutto può essere definito con precisione, ma nel corso della vita reale non può esistere una programmazione oraria come non esiste la medesima nella genesi dei problemi socio-assistenziali che non sono prevedibili.
 
La differenza, come ebbi a dire tempo fa, e qui vado oltre il binomio Convenzione/Dipendenza, sta nelle “maglie larghe” che la Medicina del territorio “obtorto collo” ha perché così è la vita, in quanto di questa parliamo e non di un ricovero (che è solo una parte organizzata di essa) o di una procedura burocratica (che generalmente non prevede urgenze indifferibili, grandi o piccole che siano, ma solo oculata organizzazione).
 
Come computare le “famose” 20 ore extra-studio? Inserendo un chip intelligente nei vari devices che rilevi numero, durata e tipologia delle telefonate e dei vari tipi di messaggi? Un ticket verificabile che faccia partire un timer dal momento della ricezione di una richiesta di visita domiciliare urgente e termini al rientro a (casa? Studio? Distretto? Casa della Comunità?) comprendendo traffico, parcheggio ecc. ecc? E al raggiungimento dell’agognato target orario declinato in una media giornaliera che facciamo, si spegne tutto e buonanotte ai suonatori?
 
Ecco, semplificare il tutto in queste roboanti affermazioni stupendosi poi del perché i MMG siano perplessi corrisponde ad una superficialità di pensiero di chi forse per capire dovrebbe chiedere le caratteristiche di una costosa automobile e sentirsi rispondere che potenza, consumi, cilindrata, autonomia sono dettagli che gli verranno comunicati dopo, prima deve dire si o no (magari basandosi sul colore della vernice o sull’odore degli interni…).
 
Mi rendo conto che leggere la Convenzione della Medicina Generale (sono ben 153 pagine nell’ultima versione, 154 nel testo consolidato della precedente) comporti impegno e fatica, ma se i tanti dotti critici della medesima vi si dedicassero vedrebbero che tutto è tranne che una vasta prateria dove i MMG scorrazzano liberamente facendo quello che vogliono, e sono previste dettagliatamente compiti, funzioni, responsabilità, controlli e sanzioni: se poi chi di dovere non esercita e non eroga le ultime due funzioni è a loro che ci si deve rivolgere, a meno che non vi sia un’implicita affermazione di incapacità a farlo e si voglia coprire il tutto con il meccanismo della proiezione dei problemi, su cui la scienza psicologica potrebbe dare un valido aiuto.
 
Come anche non vorrei che dietro l’illusione che il tutto si risolva con l’ingresso cartellinato dei MMG in nuovi “Centri Territoriali” sia un espediente per i “controllori” affinchè sia ratificato il loro “non muoversi” nel Territorio semplificando i vari computi, e mi corre un brivido lungo la schiena se penso che un domani debba seguire tale modello ad esempio l’Arma dei Carabinieri, sopprimendo o ridimensionando le Stazioni e concentrando tutto nelle Brigate o nelle Divisioni…
 
Insomma, il “target” è offrire il meglio ai cittadini o semplificare la vita ai burocrati? Impoverire la duttilità e la malleabilità del Medico di Medicina Generale danneggia i cittadini, non la categoria che alla fine (esistono una Costituzione ed una Magistratura del Lavoro) troverebbe comunque una “quadra” operativa omologata ad altri settori (ed a quel punto nessuno si azzardi più a parlare di “missione”), con il risultato di aumentare i costi, diminuire le effettive prestazioni, dare in pasto al privato (che non aspetta altro) l’erogazione di attività che servono alla gente ancorchè vengano secondo me consapevolmente negate…
 
Non vorrei a questo punto che l’”ultimo miglio” sia in realtà “Il miglio verde” della Medicina Generale, film la cui visione consiglio a molti…
 
Francesco Buono
MMG in Roma


28 marzo 2022
© Riproduzione riservata

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