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Per fare l′Assessore alla Sanità non dovrebbe bastare essere un politico

di Claudio Maria Maffei

11 APR -

Gentile Direttore,
premessa: di questo tema avevo già scritto esattamente due anni fa, ma il tema mi appare così caldo da farmi pensare che meriti di essere ripreso. Quotidiano Sanità  ha dato notizia una decina di giorni fa  della pubblicazione dell’avviso per l’aggiornamento biennale dell'Elenco nazionale dei soggetti  idonei  alla  nomina  di  direttore generale delle aziende del  Servizio  Sanitario Nazionale.  Nella pagina del Ministero della Salute dedicata all’Elenco  è riportata una lunga serie di domande e risposte sui requisiti per ottenere l’idoneità: dal limite di età ai titoli formativi e professionali ritenuti validi.

Attorno alla figura del Direttore Generale c’è per così dire “letteratura” e una vita culturale intense. A solo titolo di esempio, il Rapporto OASI annuale della Università Bocconi dedica una specifica attenzione a questa figura. Nel Rapporto 2021 vengono ancora una volta analizzate per questa figura a livello di ogni singola Regione la mobilità, la struttura per età e genere, la durata dell’incarico e l’indice di stabilità e apertura.

Sul piano della formazione manageriale sono impegnate le Università italiane più prestigiose (non faccio nomi, ovviamente) che sul tema del management aziendale fanno anche ricerca. Ci sono poi due organismi associativi molto attivi che rappresentano il mondo delle Direzioni quali la FIASO  (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere) e Federsanità. Insomma, sul management delle Aziende Sanitarie ci sono gli elementi e le sedi per ragionare e discutere in termini di formazione, reclutamento e valutazione.

Non ho visto invece analoga attenzione sulla figura dell’Assessore alla Sanità sia in termini di ragionamento sulla possibilità di una loro formazione e selezione che in termini di una loro valutazione. A me questo pare un “buco” da colmare a meno che non si pensi che la idoneità al ruolo di Assessore alla Sanità sia o ininfluente o non influenzabile.

Che sia ininfluente è impossibile pensarlo non fosse altro che di fatto la fa lui (e la maggioranza che lo esprime) la “vera” selezione degli idonei al ruolo di Direttore Generale nelle “sue” Aziende, come è lui a farne la valutazione. Dire che la figura dell’Assessore è ininfluente equivarrebbe in qualche modo a dire che lo è anche la figura del Direttore Generale. Non penso che ci sia qualcuno che lo pensi.

Rimane allora in piedi la considerazione che si tratti di una figura “non influenzabile” ovvero che sia legittimata in sé dal voto che ha portato alla sua scelta. Su questo non riesco ad avere la competenza che serve per esprimere un parere di natura per così dire formale, ma credo di avere abbastanza esperienza per poterci ragionare sulla base della mia esperienza professionale e dirigenziale. Che non basta per dare risposte, ma mi pare largamente sufficiente per fare domande sul tema della idoneità al ruolo di Assessore con delega alla sanità.

Nella mia Regione, le Marche, ho avuto modo di svolgere ruoli di Direzione (sanitaria) sia a livello Aziendale che regionale incrociando nel mio percorso diversi Assessori e osservando, per limitarmi alla attuale legislatura e alla precedente, fenomeni come la scomparsa di qualunque dato dai siti regionali, la dissoluzione di fatto della Agenzia Regionale Sanitaria, la disapplicazione del DM 70/2015, la non declinazione operativa dei Piani delle Cronicità e delle Demenze e una forte attenzione a singole vicende locali a scarso impatto in termini di salute e ad elevato impatto in termini di consenso.

Lo so, sono delle banalità che valgono per molte altre realtà regionali. Ma non credo sia una banalità chiedersi: ma il sistema è impotente rispetto a questi fenomeni? Si può verificare l’assurdo (si fa per dire) che mentre la FIASO pubblica un importante contributo sul community building e mentre il Pnrr finanzia  le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità tutto il processo a livello regionale di identificazione delle sedi in cui collocare tali strutture e le relative funzioni è avvenuto nelle Marche, ma non credo solo nelle Marche, sotto traccia portando ad una mappa programmatoria con scarsa logica che le comunità hanno subito e non certo contribuito a costruire.

Queste criticità hanno molto a che vedere con i criteri di idoneità degli Assessori (e più in generale della politica) rispetto ai ruoli che sono chiamati a svolgere nell’attuale assetto normativo e istituzionale. Diverse volte nelle Marche questo ruolo è stato affidato ad ex sindaci di piccoli comuni che da sindaci hanno fatto anche folkloristiche manifestazioni di piazza contro la chiusura del “loro” ospedale. Possono essere questi i decisori che applicano il DM 70 vecchio o nuovo che sia?

Questa idea che la politica sia legittimata in sé grazie al mandato degli elettori a scegliere a livello regionale Direttori Aziendali e direttrici di sviluppo della sanità che sono chiamati a governare non mi sembra del tutto ragionevole. Tanto più quanto è ancora inefficace il sistema di monitoraggio centrale dei LEA e dei grandi piani di settore, inefficacia che rischia di essere trasportata nel monitoraggio del PNRR.

Credo che il tema meriti al di là delle considerazioni banali e aneddotiche che ho fatto una specifica attenzione di studio, ricerca e proposta. Chi si occupa autorevolmente di formazione manageriale dovrebbe avere tutti gli strumenti per ragionare sulla formazione in tema di politiche sanitarie a partire dalla formazione di chi ha la responsabilità di definirle e metterle in pratica.

Claudio Maria Maffei

 

 

 



11 aprile 2022
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