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“Questione medica” o “Questione delle professioni”?

di Calogero Spada

13 APR -

Gentile Direttore,
risulta doveroso per gli infermieri, ostetrici, riabilitatori e tecnici porre attenzione alla ciclicità della c.d. “questione medica” Italiana, soprattutto nei termini recentemente proposti dal dott. Antonio Panti.

Con ogni dovuto rispetto della autorevolezza sia della figura che della analisi proposta, pare che la classe medica «frastornata e spesso depressa», continui insistentemente ad arrovellarsi su questioni (proclamazioni inutili e contratti di lavoro insufficienti) che rischiano di essere proposte, analizzate e concluse in assenza degli altri attori del sistema sanitario, ancora pregiudizievolménte visti come soggetti scomodi se non minacciosi, ma che in realtà sarebbero forse la soluzione di molti problemi, a patto di volerne riconoscere il nuovo ruolo; altrimenti il tutto si ridurrebbe a fare i conti senza l’oste, ove l’oste possa essere ad un tempo impersonato dai medici e ad un altro dagli altri professionisti.

Quindi questa “questione medica” dovrebbe essere intesa come “questione delle professioni”.

Non si può non concordare sulla inappropriatezza di certificazioni perplimenti che strumentalizzano e mortificano il ruolo del medico, ma vista la posizione di un “reo-confesso” e la possibilità di reiterazione di tale supposto reato sub circolare del Ministero dell’Istruzione (ricordiamoci però che la Cassazione, il Consiglio di Stato e la Consulta hanno più volte chiarito che le Circolari dell’Amministrazione dovrebbero limitarsi a fornire indicazioni utili agli uffici preposti sul territorio), vale la pena porre il tema più sotto un profilo meramente deontologico che come conseguenza del c.d. fenomeno della “medicina amministrata” e sue derive.

Il ragionamento è quello già proposto dal prof. Ivan Cavicchi nel 2015 con la sua analisi in 4 parti sulla medicina amministrata e l’autonomia del medico, che a lungo indugia sul paradosso «dell’appropriatezza inappropriata» e sui «problemi deontologici delle professioni» – quindi non soltanto quella del medico.

In particolare si afferma, sulla base di una «rilevante responsabilità culturale», la necessità per i professionisti sanitari di rielaborare una «idea originale in grado di salvaguardare la loro autonomia e di porla quale garanzia sia per i malati che per la gestione dei servizi e delle prestazioni».

Un corollario risolutivo (l’«idea originale» o la «ridefinizione di sana pianta») dei trade-off proposti da detto ragionamento potrebbe essere la compilazione partecipata e condivisa di moderne definizioni di atto medico, atto infermieristico, atto ostetrico, atto riabilitativo ed atto tecnico sanitario, sulla cui base a sua volta declinare i possibili livelli giuridici di «propriety» professionale ed organizzativa esercitabili da ogni professionista; livelli che da un lato non devono sfociare nella inutile autoreferenzialità e dall’altro non subire «prevaricazioni burocratiche» o anche normative, come ad es. per i Radiographers.

In queste logiche rientra anche la più che mai aperta questione della dominanza medico-forense (o «inappropriatezza sovrastrutturale delle professioni», come sembra definirla Cavicchi), cui la lamentata arretratezza dei codici deontologici «con lacune davvero gravi» e dalle risposte «deboli e subalterne» è eloquente sintomo. Contro logiche che vadano a «controllare i comportamenti degli operatori», quindi, va contrapposta una consapevole, ragionata e leale presa di posizione delle professioni, che invece che continuare a sgomitare tra loro dovrebbero scegliere di coalizzarsi con un «ripensamento dei ruoli e delle responsabilità» già qui invocato, basato su due ineludibili fulcri: quello del superamento del ruolo dominante del medico e quello di una reinterpretazione e riscrittura di quei valori di base che rispondono al nome di Giuramento di Ippocrate; virtù che ormai non possono non avere validità per tutte le professioni – non soltanto per una o due.

In questo scenario il ruolo degli ordini (tacciati da Cavicchi – ma anche da chi scrive – di inadeguatezza a «proporre delle deontologie adeguate») non sarebbe quello di denunciare, né di invitare a non adempiere (come sembra suggerire Panti: quelle funzioni spetterebbero rispettivamente ad ogni soggetto giuridico impegnato nella P.A. ed ai sindacati in «paralisi»), né ancora di limitarsi al «solito scambio di premi» (come giustamente addita Panti), ma in qualità di “Autori” di sé stessi (come suggerisce Cavicchi) di definire e promuovere autonomamente una evoluzione normativa e quei nuovi «generi di professionisti più appropriati ai tempi», che trovino la loro motivazione e giustificazione proprio nel mandato ordinistico a tutela degli utenti («l’explanandum del malato»), ma anche degli iscritti.

Quindi la visione di Panti, cioè quella di rappresentanze professionali soltanto coinvolte – in modo subordinato – «nella elaborazione delle decisioni del servizio sanitario», rischia forse e paradossalmente di ri-consegnare le stesse professioni proprio alle logiche della medicina amministrata, mancando l’obiettivo di assumere un ruolo protagonista nella Sanità Italiana: Il problema quindi è di chi e come amministra e di che cosa ha senso ed è utile fare (e non chiedere) per il miglioramento del servizio.

Si tratta quindi – parafrasando Cavicchi – di creare quelle «professioni complesse e quindi non amministrabili», o – parafrasando Spada – quelle professioni davvero intellettuali e non solo tecniche.

In definitiva, se «Non è sul terreno degli oggetti che si vince la battaglia ma è su quello dei soggetti»; se la questione è quella delle «persone adatte», di «mettere insieme morale, scienza, economia, filosofia», di «definire la qualità dei comportamenti» e della «amministrazione degli atti professionali» … allora per «cominciare a reagire bottom up» (come vorrebbe Panti) e risolvere la trivial machine della questione medica e delle altre professioni (come vorrebbero Cavicchi e Spada), bisogna anzitutto capire come cambiare, in modo «adeguato alle circostanze», questi professionisti.

Dott. Calogero Spada

TSRM – Dottore Magistrale, Gallarate



13 aprile 2022
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