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Sanità. Ma di quale sotenibilità stiamo parlando?

di Giulia Maderni

27 GIU -

Gentile Direttore,
sono un’operatrice della sanità pubblica e per questo sono un'affezionata lettrice del suo giornale da molti anni. Sono tra coloro che attraverso questo strumento, cerca di capire come si sta orientando la sanità e qual è la propria condizione di operatore nella sanità pubblica che cambia. O che non cambia.

Per i professionisti sanitari che, come me, lavorano nel settore pubblico, avere il senso di quello che accade nella politica sanitaria è molto importante.

Il nostro lavoro, per quanto abbia una natura  tecnico-scientifica, è molto influenzato dai contesti in cui esso si svolge.

Un conto è lavorare in un “ospedale minimo” per riprendere una definizione che ho letto nel forum sul futuro dell’ospedale, che lei ha organizzato sul suo giornale, un altro conto è lavorare in un “ospedale adeguato”, per riprendere la proposta del forum delle società scientifiche, ospitato recentemente su Quotidiano Sanità.

Devo dire che la battaglia del forum delle società scientifiche per riformare il DM 70 è sacrosanta, non perché lavoro in ospedale, ma perché la trovo realmente giusta e non comprendo l’arroccamento di chi difende il DM 70 a spada tratta come un feticcio; probabilmente costoro non conoscono i problemi reali degli ospedali e di chi li vive ogni giorno, per lavoro o necessità.

Sono gli utenti per primi che ci chiedono di essere maggiormente adeguati alle loro esigenze personali; anzi sono convinta che la fiducia che loro stessi sono disposti ad accordarci, dipenda proprio dalla capacità dell’ospedale di essere adeguato nei loro confronti; allo stesso modo, in parallelo, andrebbe aperta una riflessione critica sulla medicina del territorio e sul DM 77.

Gentile Direttore mi ha fatto molto piacere che il suo giornale abbia dato spazio all’iniziativa promossa dal Forum per il Diritto alla Salute, ospitando l’articolo di E. Turi. Io stessa sono membro del Forum per il Diritto alla Salute e insieme ad altri operatori romani ero presente in quell’iniziativa.

L’attenzione del suo giornale al pluralismo delle idee le fa onore e per noi lettori è una garanzia in più per sottrarci al rischio di finire tutti dentro una sorta di “pensiero unico”.

Devo anche dirle che ho apprezzato molto quando, lo scorso anno, il suo giornale ha dato spazio al pensiero di sinistra organizzando un forum sul libro di I. Cavicchi “La sinistra e la sanità” e, per par condicio, anche alla destra organizzando un forum analogo sull’approccio che la destra ha sullo stesso tema.

Mettendo a confronto le differenti tesi della sinistra e quelle della destra mi sono sentita molto arricchita e per questo, nuovamente, la ringrazio.

Ormai è passata più di una settimana dalla presentazione del Documento Costitutivo e Programmatico del Forum per il Diritto alla Salute, (FDS), un’associazione di operatori sanitari e attivisti per la salute che si richiama al patrimonio del movimento operaio e democratico, pacifista, ambientalista e femminista.

Il confronto è stato ricco ed ha posto ancor più in luce una serie di tematiche estremamente potenti.

Prima tra tutte quella dell'evidente ed inesorabile divario tra chi parla di una “sanità sostenibile”, non vivendola e rimanendo chiuso nei “palazzi del Potere” e chi invece, quotidianamente, si chiede come renderla tale davvero, mosso dal desiderio non del raggiungimento di un mero obiettivo elettorale, bensì di una riforma strutturale: una riforma parlamentare, partecipata e democratica, che renda la sanità effettivamente all’altezza di soddisfare la complessità di bisogni di salute della popolazione.

Di per sé stessa la parola sostenibilità mi spaventa abbastanza, perché implica la possibilità del suo contrario, in nome della “insostenibilità” la politica, il centro-sinistra con il PD al governo nazionale e locale, oggi ed in passato, hanno tradito e tradiscono l’art. 32 della Costituzione, riducendo il diritto fondamentale alla salute ad un diritto subordinato alle risorse; risorse che pur ci sarebbero, se non fossero destinate al 50% a sovvenzionare il privato o a ripagarlo delle prestazioni erogate in regime di accreditamento o convenzione, compresi medici, pediatri di base e specialisti ambulatoriali convenzionati, sotto la voce “acquisizione di beni e servizi” e complice il blocco delle assunzioni di personale nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

Nel servizio pubblico curiamo e paghiamo i danni compiuti dal privato convenzionato, ma anche quello speculativo delle assicurazioni che corre ad accaparrarsi corposi DRG per fare budget e sottopone il personale sanitario a turni di lavoro massacranti che mai, nel servizio pubblico, potrebbero essere legali.

Al forum della sinistra è intervenuta Sandra Zampa, responsabile della sanità del PD, che ci ha edotto sull’idea di sostenibilità del PD, che poi ho visto essere stata commentata da Cavicchi in un articolo della settimana scorsa, a mio avviso di grande interesse e molto illuminante.

E’ proprio sulla questione della sostenibilità che mi sono interrogata e su cui continuo incessantemente ad interrogarmi, fino a prendere la decisione di inviarle questa lettera.

Non sono una esperta di economia, ma credo profondamente che il nostro futuro di sanità pubblica dipenderà da come affronteremo e risolveremo la questione della sostenibilità.

Il PD si è impegnato ad aumentare i fondi a finanziamento della sanità, io sono d’accordo, ma in tutta franchezza mi chiedo come ci riuscirà.

A parole, con le elezioni alle porte sono tutti bravi a promettere, ma poi  finite le elezioni le cose cambiano radicalmente.

C’è la reale volontà di ripristinare la progressività del prelievo fiscale come previsto dalla Costituzione, di tassare le rendite, di combattere l’evasione e l’elusione fiscale?

Indubbiamente l’aumento delle spese militari non va in questa direzione, come testimoniano gli interessi privati in campo.

La crisi economica dilaga a livello mondiale e tra noi operatori si fa strada il timore che la sanità continuerà a pagarla duramente, i nostri turni saranno sempre più massacranti e quindi che l’ ideale dell’ospedale “adeguato” sarà una chimera.

La cosa che più mi ha colpito degli interventi esterni, nell’iniziativa di presentazione del Forum per il Diritto alla Salute, è che sullo scopo finale (rifinanziare la sanità) sono tutti d’accordo, ma poi quando si entra nel merito di capire “come fare” il mondo si divide in mille pezzi.

Cavicchi, nella sua relazione alla presentazione del Documento Costitutivo e Programmatico del Forum per il Diritto alla Salute, ci ha proposto una strategia che io personalmente giudico, a parte una brillante idea politica, semplicemente di buon senso.

Il Professore sostiene sostanzialmente che se producessimo salute come ricchezza si risolverebbe il problema della sostenibilità.

La salute dunque come ricchezza in parte finanzierebbe la sanità e bisogna sottolineare che la questione della sostenibilità non prevede solo passaggi di riformulazione finanziaria, ma prima di tutto è una questione di  riforme.

In questo senso ho trovato finalmente una risposta alle mie domande: ho pensato che l’ospedale “adeguato” è un modo per fare sostenibilità, mentre l’ospedale “minimo” è solo un modo per contenere i costi dell’ospedale.

Considerare la sanità insostenibile ci ha portato a fare turni massacranti da 12/13 ore al giorno, ad avere difficoltà ad andare in ferie, a vedere i nostri pazienti ammassati nei pronto soccorsi sentendo di non riuscire a garantire loro la qualità di assistenza che vorremmo.

E’ quindi proprio sulla questione della sostenibilità che mi sono interrogata di più e sulla quale continuo ad interrogarmi.

Credo che il problema della sostenibilità esista, ma contenere i costi e ridimensionare i diritti non rende il sistema sostenibile. 

Sono convinta che la sostenibilità si ottenga prendendo finalmente una strada nuova, ripensando il concetto di salute e di sanità in un’ottica più complessa, lavorando sui determinanti di salute e sull’ambiente, investendo sulle risorse umane in maniera strutturata, prevedendo un piano straordinario di assunzioni e un unico contratto per tutti i lavoratori della sanità.

Ho provato a parlarne con i miei colleghi e una di loro mi ha guardato storto o con tono beffardo mi ha risposto: “sono qui dentro da ore e mi hanno appena detto che non avrò il cambio, non so chi mandare a prendere mio figlio all’asilo, ma di quale sostenibilità parliamo?”.

Giulia Maderni

Infermiera del Forum per il Diritto alla Salute

 



27 giugno 2022
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