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La guida “Dove mi curo?” per la chirurgia oncologica solleva molte perplessità

di Claudio Maria Maffei

08 FEB -

Gentile direttore,
debbo dire che io ho una particolare idiosincrasia nei confronti delle classifiche degli ospedali, sia generali che di settore. Quindi la notizia della produzione della guida ragionata ai centri di chirurgia oncologica “Dove mi curo?” commentata ieri su Quotidiano Sanità mi ha messo subito in sospetto. Perché è peggio che una classifica, è un invito a scegliere alcune strutture anziché altre. Invito indiretto, ma chiaro.

Sono entrato nella pagina del sito della Rete Oncologica Pazienti Italia (ROPI) dedicata al Progetto “Dove mi curo?” dove si dice in sostanza che il Progetto consiste nel mettere a disposizione uno strumento con cui ogni paziente/cittadino potrà, cliccando sulla Regione di residenza, cercare i centri a più elevata attività chirurgica per 17 forme tumorali. La ipotesi è che in chirurgia oncologica più fai e meglio fai. I dati e i criteri per stabilire i “valori soglia” sono quelli del Programma Nazionale Esiti (PNE) e come tali già noti. Il progetto è in pratica la semplice divulgazione in una forma più accessibile di dati già noti. Un servizio che ha la sua utilità in termini di facilità di recupero del dato.


Dove il progetto non mi convince? Innanzitutto nel titolo e nella filosofia che lo sottende: “andate dove fanno più interventi” che è cosa ben diversa da “andate dove fanno abbastanza interventi”. Tant’è che nella presentazione del Progetto si scrive che “È da ormai diverso tempo che vengono riportate su giornali e siti internet classifiche nazionali o regionali relative ai volumi di attività chirurgica effettuata nelle diverse strutture sanitarie italiane. Sempre più spesso sono i pazienti e i cittadini a richiedere questo tipo di informazioni, spinti dalla necessità di conoscere ed identificare gli ospedali specializzati nella cura dei tumori.” Non è un caso che in molti siti e giornali, compreso Quotidiano Sanità, si faccia l’elenco dei centri con più interventi.

Mi convince ancor meno l’idea di selezionare ulteriormente i centri da scegliere in base alla certificazione dei percorsi assistenziali da parte dell’Oeci (Organization of European Cancer Institutes) per definizione riservata agli Istituti a esclusiva vocazione oncologica. E così si riducono a 13 i centri che hanno contemporaneamente volumi adeguati e percorsi certificati per uno o più interventi di chirurgia oncologica. Ciò non rende ragione dello sforzo che molte strutture “generaliste” stanno facendo per la costruzione di percorsi di presa in carico adeguati e certificati dei pazienti oncologici, come ad esempio l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ancona (oggi delle Marche), esempio tra i tanti che cito perché a me vicino.

Non mi pare che in un settore così delicato come l’oncologia sia opportuno fare una promozione così “sfacciata” di centri che non hanno alcun bisogno di essere ulteriormente accreditati presso l’opinione pubblica, data la loro notoria esperienza di assistenza e ricerca in area oncologica. Che lo si voglia o no questa è una spinta inevitabile alla ricerca “a tutti i costi”, nel senso letterale del termine, del centro “migliore”. Tanto più che la stessa Agenas documenta nel suo portale statistico la difficoltà dei servizi sanitari regionali a garantire gli interventi di chirurgia oncologica di Classe A entro il tempo previsto di un mese.

Mi colpisce anche la tendenza sempre più diffusa a utilizzare i dati del PNE per fare classifiche andando in controtendenza contro il suo spirito iniziale che era quello di identificare criticità e avviare misure correttive ad esempio concentrando alcune casistiche come quelle di chirurgia oncologica. I pazienti oncologici si favoriscono non suggerendo loro di aumentare la domanda presso strutture già fortemente impegnate, che rischiano così di dare in misura crescente una risposta fuori dai percorsi a totale copertura da parte del Ssn, ma rendendo più forti le reti oncologiche regionali come stanno facendo ad esempio Campania, Puglia e Sicilia in base al recente Report Agenas su queste reti.

PS I dati sulle singole Regioni del sito del progetto “Dove mi curo” vanno controllati perché per le Marche manca il dato sui centri che trattano il tumore maligno della mammella. Cioè manca il dato forse più importante.

ROPI dove mi curo QS

Libro bianco di ROPI

Sito Ropi

Claudio Maria Maffei



08 febbraio 2024
© Riproduzione riservata

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