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Questa non è più una terra per la prevenzione

di Claudio Maria Maffei

29 MAG -

Gentile direttore,
ieri è comparsa una importante lettera su QS di Roberta Siliquini e Giorgio Brandi a proposito delle linee di indirizzo sugli Atti Aziendali approvate dalla Regione Marche, Atti Aziendali che dovranno essere adottati dalle 5 (quasi) neonate Aziende Sanitarie Territoriali. Queste linee guida penalizzano pesantemente i Dipartimenti di Prevenzione nonostante le proposte di modifica rispetto al testo iniziale fatte dalla Società Italiana di Igiene e Medicina Preventiva. La lettera riporta in modo dettagliato le motivazioni per cui si teme che gli Atti Aziendali finiranno per deprimere ulteriormente nelle Marche le attività di prevenzione. Vorrei aggiungere solo alcune considerazioni utili a inquadrare questa posizione della Regione Marche all’interno della sua politica sanitaria complessiva e all’interno della più generale situazione del Ssn.

A proposito del bisogno di “più prevenzione” delle Marche ricordo che all’ultimo monitoraggio dei LEA con gli indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia la Regione Marche ha raggiunto nel 2022 (dati provvisori) nell’area della prevenzione un punteggio appena sopra la sufficienza (62,71). A ulteriore sottolineatura di questa esigenza di potenziare i Dipartimenti di Prevenzione nelle Marche ci sono anche i dati sulle vaccinazioni e sugli incidenti sul lavoro. Nella vaccinazione contro il Covid, ad esempio, le Marche come copertura degli ultrasessantenni è agli ultimi posti (dati GIMBE). Quanto agli infortuni sul lavoro il 2023 è stato definito per le Marche come un anno da dimenticare ed è di ieri la notizia di un altro infortunio sul lavoro mortale.


La scelta di attribuire un ruolo marginale alla prevenzione non è però casuale nella Regione Marche, una Regione che ha deciso di puntare tutto, ma letteralmente tutto, sulle reti ospedaliere. Ma non sulla loro funzionalità, ma sul loro potenziamento edilizio. Questo prevede infatti, i progetti di tre nuovi ospedali e i progetti di cinque nuove palazzine destinate ad un DEA di primo livello in altrettanti ospedali, il progetto di adeguamento di un Ospedale di area disagiata che prevede la costruzione di due sale operatorie per chirurgia di alta complessità con annessi 4 posti letto di terapia intensiva post-operatoria e il progetto di un ospedale di Comunità che prevede una sorta di quasi-Pronto Soccorso gestito con personale medico specialista del DEA competente per territorio. Un programma tutto contro le norme (DM 70 e DM 77) e insostenibile sul piano della gestione, ma elettoralmente forte anche se destinato a mortificare sia in termini di risorse che di attenzione tutti i servizi territoriali, compresi quelli dei Dipartimenti di Prevenzione.

La cosa che merita una riflessione è come sia possibile in questo contesto che la Regione Marche sia stata scelta per ospitare la riunione del G7 Salute del prossimo 9-11 ottobre con al centro il grande tema dell’approccio One Health. La domanda sorge spontanea, ma ha ovviamente una facilissima risposta: la sanità della Regione Marche è (o meglio deve essere raccontata così) una sanità modello per il Presidente del Consiglio Meloni, che cominciò proprio ad Ancona il 23 agosto la propria vittoriosa campagna elettorale del 2022. Le vicende marchigiane pongono un problema generale, ancor più importante al tempo della possibile autonomia differenziata rafforzata delle Regioni: chi difende cittadini e operatori dalle scelte sbagliate di politica sanitaria delle loro Regioni?

Lo dovrebbe fare il Ministero, ma il Ministro Schillaci parla spesso di prevenzione, anche tre giorni fa intervenendo a Parigi alla cerimonia per il centenario dell’Organizzazione mondiale della sanità animale, ma sulla prevenzione ha idee confuse. Come dimostra il fatto che quando si è trattato di riorganizzare il Ministero ha “smezzato” le competenze sul tema della prevenzione e della promozione della salute tra i due Dipartimenti Ministeriali della prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie e quello della salute umana, della salute animale e dell’eco sistema (One Health), e dei rapporti internazionali. Come ho già scritto qui su Qs a suo tempo la “prevenzione”, che è la cenerentola tra i LEA, sottofinanziata e più che trascurata dalla politica, si vede così super rappresentata negli organigrammi ministeriali. La stessa cosa che sta avvenendo a livello regionale nelle Marche in cui l’approccio One Health verrà tirato fuori e lucidato in occasione del G7, ma intanto i Dipartimenti di Prevenzione vengono dalla Regione esplicitamente marginalizzati. E’ vero che l’approccio One Health prevede la salute al centro di tutte le politiche, ma se non è al centro di quella sanitaria quale sarà mai la possibilità di perseguirlo se non a chiacchiere nelle sedi istituzionali? Domanda che faccio al Ministro anche a nome di molti marchigiani. Sarebbe un bel segnale se accogliesse lui direttamente l’appello che in modo appassionato e composto hanno fatto ieri su Qs i Presidenti nazionale e regionale della Società Italiana di Igiene e Medicina Preventiva.

Claudio Maria Maffei
Coordinatore Tavolo Salute Pd Marche



29 maggio 2024
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