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Dalla telemedicina all’IA, attenzione all’invasione tecnologica in sanità

di Francesco Del Zotti

24 GIU -

Gentile direttore,
tra alti dirigenti medici, più volte ed in più sedi, ho ascoltato il lamento verso l’eccesso di potere professionale dei farmacisti, che a loro dire impropriamente avrebbero assunto le funzioni dei medici e dei medici di medicina generale in particolare. E siamo solo agli inizi. Farmacisti singoli, e soprattutto trust di farmacie in mano a fondi azionari o assicurativi, stanno acquisendo gruppi di farmacie che poi organizzano, magari in contatto con ingenti capitali finanziari e con grandi aziende-database italiane e spesso USA, progetti di telemedicina e, tra poco, della nascente Intelligenza artificiale.

È una battaglia che sembra impari. Ma siamo sicuri che almeno in parte, con i nostri errori, non abbiamo noi stessi alimentato questa sudditanza?

Ad esempio, la Rete ha regalato a medici e pazienti la ricetta dematerializzata, da tutti noi salutata con entusiasmo. Ma è stato un regalo disinteressato? Assieme a questa facilitazione, il “dono” della ricetta dematerializzata ha spinto pazienti e medici a fornire tanti dati molto sensibili (esenzioni di malattia, terapie, accertamenti) ai server ASL, ospedalieri e regionali. E da qui il rischio serio ed esponenziale di furto di dati, che molte istituzioni sanitarie stanno subendo.

Spinti spesso da un complesso di inferiorità verso la potenza tecnologica di ingegneri e manager, ci siamo tolti i capelli di Sansone (i dati dei pazienti e nostri) per donarli alle istituzioni sanitarie. E così quello che sembrava un regalo disinteressato ai pazienti (la ricetta dematerializzata) appare sempre più un cavallo di Troia che ha rischiato di ingannare pazienti e medici.

Inoltre, la ricetta dematerializzata ha ridotto di molto le occasioni di incontri ambulatoriali, ad es per ritirare le ricette ripetute. A ciò abbiniamo un altro rischio: il fatto che quando il paziente pone un problema e magari chiede un incontro ambulatoriale o domiciliare non pochi medici, magari per "facilitare" il paziente, preferiscono spedire la ricetta online piuttosto che incontrare il paziente.
Ma con questa sopra descritta ricetta dematerializzata, e con il tanto uso della spedizione di ricette di analisi test o visite per via elettronica, poi non ci si può lamentare che i farmacisti siano gli unici professionisti che i pazienti vedono; e che poi di questa esclusività magari essi, e le eventuali aziende telematiche ad esse collegate, ne approfittino, in molti modi.

E si badi bene: la ricetta demineralizzata così come è non era un destino ineluttabile. La ipertecnologica Germania non ha permesso la ricetta dematerializzata. Lì i Pazienti chiedono la ripetizione al server, iper-protetto, del MG, e poi il paziente va, come da tradizione, in ambulatorio a ritirare la ricetta. Evidentemente in Germania i medici non hanno accettato alcuna ingenua complicità con certa furba telematica che assomiglia ad una scheda tecnica con sole indicazioni e nessun rigo di contro-indicazioni ed effetti collaterali (insomma: una panacea)

Tutto ciò non è un invito a tornare alla carta, ma ad esigere da noi stessi e a dalle autorità sanitarie una comunicazione elettronica ed una telematica che non siano una Ferrari senza freni, in mano a manager privati o pubblici lontani dalla tradizione ippocratica. No, ci interessa una utilitaria con freni a posto, più ergonomica per medici e pazienti, e che magari abbia moderni sensori per una migliore cybersicurezza e per non investire sulle strisce il rapporto fiduciario, il segreto professionale, il ruolo essenziale di medici indipendenti.

Né dobbiamo darci per vinti. Ad esempio, se le farmacie realizzano molti ecg, holter, spirometrie è perché in un luogo distante vi è un medico specialista, probabilmente legato a certa imprenditoria, che firma, magari senza controllare la filiera precedente: quale è la qualifica dell’addetto in farmacia che appone gli elettrodi e che esegue la spirometria? Chi ha inviato il paziente in farmacia? Vi è un medico specialista o generalista che ha fornito un documento in cui vi sia un minimo di anamnesi ed esame obiettivo? E se non vi è la richiesta di un medico locale, come può il farmacista da solo decidere se accettare l’autocertificazione scritta o orale di un paziente? Senza una certificazione medica ritengo che il farmacista debba inviare il paziente da un medico o, in sospetti casi gravi, al pronto soccorso; o almeno mettere in contatto telefonico diretto il medico tele-refertatore con il paziente.

Ma alla fine molto dipende dal medico “refertatore” lontano, che deve esigere dagli attori precedenti certificazioni e atti di qualità, magari sollecitato da ordini dei medici che devono controllare, assieme alle autorità sanitarie, la qualità della filiera precedente alla firma del medico refertatore. Non dimentichiamo che si tratta della firma di un referto di un esame eseguito a distanza, senza la ippocratica prossimità tipica dell’atto medico.

Si ha l’impressione che vi sia stata una carenza di controllo e contrasto degli ordini dei medici, dei sindacati e associazioni mediche e dei cittadini: avrebbero dovuto esigere (con maggiore rigore e velocità; con un maggiore aiuto di giuristi e di ingegneri esperti di sicurezza e del rispetto dei confini professionali; con pressioni sociali) che la telematica sanitaria sia controllata da medici e cittadini e non dalla sorgente aggressiva aziendalizzazione privata. Senza tale azione di dialogo-contrasto vi è il serio rischio che implodano insieme sia la Rete, sia la telematica sanitaria sia la stessa medicina. Solo una compenetrazione, lenta e guidata dalla ricerca, tra antichi valori e nuove tecnologie potrà rinvigorire sia la Rete sia la Medicina

Francesco Del Zotti
Direttore di Netaudi



24 giugno 2024
© Riproduzione riservata

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