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Sulle liste d’attesa il pesce puzza anche dalla coda

di Francesco Medici

10 LUG -

Gentile Direttore,
sulle liste di attesa una campagna “politico mediatica” tormenta tutti gli operatori della sanità. Nei fatti si analizza un problema serio, ovvero il funzionamento del SSN, partendo dal suo epifenomeno, le liste di attesa. Ho letto tante critiche sul disegno di legge che dovrebbe servire all’abbattimento delle liste di attesa.

Si critica o si elogia un provvedimento a mio avviso illusorio e irrealizzabile o peggio che, se mai realizzato, acuirà i veri problema del SSN ovvero la mancanza di posti letto e di sale operatorie, la carenza di personale medico e infermieristico, in sintesi: il sottofinanziamento del SSN. Parlando di liste di attesa ambulatoriali “Si parte dalla coda”. Si ascolta la “pancia” elettorale del popolo italiano esasperato, a dire dei media, nel dovere attendere una visita o un accertamento oltre quanto previsto dai protocolli, evitando artatamente di vedere ciò che segue la visita o la prestazione ambulatoriale, ovvero, qualora risultasse veramente utile, il ricovero e la cura di quanto emerso dalla vista ambulatoriale una volta espletata. Il problema “liste di attesa” è stato fatto proprio dall’attuale classe politica che ha promesso in campagna elettorale di risolverlo e oggi, a modo suo, cerca di onorare questa promessa fatta alla “pancia” dell’elettorato. Ecco il perché del disegno di legge. Allora tutto bene?

In ogni caso Si. Seppure in modo sbagliato, per la prima volta da anni, si parla di sanità e di accesso alle cure, peccato che lo si faccia, a mio avviso, in modo parziale e demagogico.

Ma è sempre meglio del “silenzio assordate” dei recedenti governi. Qui almeno un atto c’è stato. Se ne parla. Ne parliamo.

Voglio allora analizzare il problema “Salute” nel suo insieme per analizzare come risponde il nostro sistema.
1. Il SSN deve garantire il “benessere psico fisico” della popolazione come ci chiede l’OMS.
2. Deve essere universalistico, ovvero garantire a tutti le stesse cure indipendentemente dal reddito secondo quanto stabilito dall’articolo 32 della costituzione.
3. Deve garantire il Lavoro, non il precariato, o altre forme di sfruttamento del lavoro

Quindi deve garantire le Cure e nel farlo deve rispettare anche il “tempo dell’accesso alla cure”.

Come già detto “Curare” significa l’intero percorso di cure non solo quello della visita.

Ed ecco il primo problema. Il SSN deve curare, ovvero prestare cure a chi ne ha bisogno o sprecare risorse per accertamenti e prescrizioni inutili? Non voglio ribadire le giustissime riflessioni fatte dal Dr. D’Alba, presidente nazionale di Federsanità, sulle pagine di quotidiano della sanità, ma appare evidente che la domanda andrebbe controllata, altrimenti come ha affermato giustamente il governatore del Lazio On. Rocca, si crea un processo per il quale una eventuale “offerta aumentata genera una ulteriore aumentata domanda”.

Esistono metodi per governare la domanda? Si, per esempio i PDTA per patologia. Peccato che se andiamo nel sito del ministero della sanità sulle linee guida (SNLG Sistema nazionale Linee guida) ne troviamo validate solo 112. Se poi vediamo come sono state recepiti dalla regioni che dovrebbero, sulla base delle linee guida su citate, proporre i percorsi di cura in ambito reginale, entriamo nella nebulosa. Eppure le regioni sono riuscite nel tempo a governare la richiesta di domanda sui farmaci istituendo commissioni di verifica regionali e di ASL “responsabilizzando” i MMG e/o le farmacie ospedaliere. Poco o nulla si sta invece facendo sulle ipersecrezioni di visite ambulatoriali e/o di diagnostica. Il numero è impressionante. Non è possibile che servano veramente tutti questi accertamenti. Se analizziamo il fenomeno vediamo che la ipersecrezione nascono da due sub fenomeni:
1) Da medicina difensiva (testa)
2)Da ansia del paziente che pensa che con l’accertamento più costoso ed indaginoso possa risolvere il proprio problema di salute (coda)

La richiesta nasce quindi in entrambi casi da ignoranza e/o paura, che porta all’erogare prestazioni non previste dalle buone pratiche.

Nasce dal fatto che in moltissime regioni non analizziamo ex ante ma neanche ex post il numero di accertamenti inutili erogati. Non conosciamo i nomi degli “iperprescrittori seriali”.

Nasce dal fatto che ci appoggiamo sempre più al privato accreditato che, agendo a scopo di lucro, più produce, anche se inappropriatamente, più guadagna.

Vedete un professore universitario mi faceva notare che la “vecchia ricetta rosa” era stampata dalla zecca dello stato, come le banconote, perché di fatto era una vera banconota e non bisognava contraffarla. Era ed è anche nella sua forma dematerializzata, un “pagherò” dello Stato, come una banconota. Dietro ogni innocente ricetta c’è una spesa che lo Stato dovrà onorare. Se lasciamo liberi tutti i professionisti della sanità a prescrivere farmaci, visite ed accertamenti senza regole ma soprattutto senza controlli, è come se la Banca regalasse i soldi ai propri clienti, in sintesi si genera inflazione. Il cittadino (la coda) dove tende ad andare? Nella banca che non da prestiti o da quella che regala il denaro?

Di fatto chi è meno virtuoso ha un vantaggio rispetto a chi ha maggiore capacità e conoscenza. Tutti siamo coinvolti, le ipersecrezioni nascono anche nei nostri pronto soccorsi, nei nostri reparti, solo che in questi ambiti riusciamo a monitorizzarli e controllarli con gli strumenti delle “governance” (schede di budget per esempio). Fino a quando le Regioni non applicheranno questi stessi strumenti anche nel territorio la richiesta governerà sulla domanda in un circolo vizioso senza fine generando un polverone che volutamente o meno, distoglierà stampa, cittadini e decisore politici ad affrontare i veri problemi del SSN ovvero gli effetti della legge Balduzzi: 3.7 posti letto per mille abitanti (a fronte dei 6 della Francia e degli 8 della Germania) non garantiscono un adeguato e tempestivo accesso alle cure. A che serve una diagnosi senza poi una cura?

Quindi, se volessimo guardare il nostro SSN complessivamente dovremmo constatare che:
- Oggi Il SSN non garantire il “benessere psico fisico” della popolazione come ci chiede l’OMS.
- Non è universalistico visto che solo chi può permettersi cure private ha tempestività nell’accesso alle cure e che le cure saranno erogate in modo diverso da regione a regione (vedi legge su autonomia differenziata)
- Non garantisce ovunque il diritto al lavoro, visto che nel privato non si usa lo stesso contratto e le stesse retribuzioni del pubblico e che sia pubblico che privato ricorrono al precariato.

Ma noi tutti parliamo di liste di attesa.



Francesco Medici
Consigliere Nazionale Anaao Assomed



10 luglio 2024
© Riproduzione riservata

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