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Intelligenza artificiale e il nuovo orizzonte dell’assistenza sanitaria

di Roberto Di Bella

10 LUG - Gentile Direttore,
credo non farò arrossire nessuno affermando che l’intelligenza artificiale (AI) rappresenta oggi il motore in grado di stimolare lo sviluppo della società consentendo, per certi aspetti, una facilitazione della vita quotidiana di ognuno di noi.

Alcune applicazioni di sistemi di AI in sanità hanno per certi versi indebolito la dimensione conoscitiva sino a poco fa in capo in modo esclusivo alle professioni sanitarie: l’uomo si macchinizza e la macchina si umanizza sempre più, cambia quindi l’agire dell’uomo del professionista. Il monopolio di un sapere non più esclusivo di una professione e oramai diffuso/condiviso ad altre entità (non umane) crea una crisi di identità nei professionisti. Se così fosse, cosa è necessario fare?

Non solo l’AI cambia il modo in cui facciamo le cose, ma cambia il modo con cui concepiamo noi e il mondo e le nostre interazioni con esso.

Lo sviluppo tecnologico ha comportato profonde trasformazioni, anche in ambito sanitario, con conseguente spostamento del baricentro nel rapporto tra professionisti (deprofessionalizzazione? deskilling?) e tra quest’ultimi e la persona assistita (negoziazione? conflitto?).

L’erosione della diagnosi sempre più disponibile ad altre essenze (computazionali), grazie ai dati prodotti (di cui il paziente è proprietario) altro non fanno che aiutare l’uomo nell’auto-diagnosi, nell’auto-cura, rafforzando una crisi del professionalismo in sanità.

Il 42% degli italiani si rivolge a siti web specializzati e il 38% a Google; il medico di base viene coinvolto dal 56% degli italiani che vogliono saperne di più su aspetti sanitari. Per individuare la struttura sanitaria a cui rivolgersi gli italiani si affidano ancora a Google (47%), anche se il passaparola rimane il principale canale di informazione (55%). Questa la fotografia che emerge dalla survey Nomisma presentata in occasione dell’evento ‘About Health. Dati, norme e strategie di web’. Tra i temi approfonditi dall’indagine rientra anche la sensibilità al tema della sicurezza dei dati sanitari. “L’83% degli italiani ritiene importante il rispetto della privacy e della sicurezza dei propri dati sanitari, e ben l’81% considera fondamentale ricevere informazioni chiare sulle modalità di trattamento degli stessi. Trattamenti non corretti e violazioni influiscono sul rapporto di fiducia tra pazienti e strutture sanitarie, con quasi 3 italiani su 10 che non tornerebbero in strutture che hanno subìto una violazione di dati ‘marketing per il settore salute’.

Questo nuovo orizzonte che tipo di implicazioni avrà sulla relazione tra professionisti sanitari e persone assistite? La scarsa attenzione verso lo sviluppo delle nuove tecnologie e della loro potenza di fuoco è nelle professioni sanitarie, ancora limitata al mero utilizzo di tali questi strumenti, tuttavia le applicazioni dell’AI stanno già portando all’interno del mondo sanitario nuovi oracoli e nuove figure adeguatamente formate nella gestione del dato sanitario ( quindi dell’informazione) che già oggi nutre e in futuro nutrirà sempre più, il sapere di algoritmi sanitari iper specializzati : ebbene queste figure potenzieranno o sostituiranno in alcune attività il ruolo delle professioni sanitarie? Occorre altresì chiarire che non tutte le applicazioni di AI pongono le professioni sanitarie in periferia, tuttavia è necessario essere consapevoli che il mondo della sanità è in continua rivoluzione, è quindi auspicabile che le professioni sanitarie tutte e le istituzioni che le rappresentano, dialoghino tra loro e con il mondo dell’industria ( che tecnologia produce), affinché questa nuova configurazione tra sapere e agire, trovi nuovi orizzonti di valorizzazione e sviluppo professionale ,bilanciando così il rapporto con la persona assistita: insomma ragionare insieme su cosa si vuol delegare alle nuove tecnologie.

Le nuove tecnologie se ben governate (occorre inserirle nei programmi didattici universitari) potranno/dovranno rappresentare una pietra angolare del nuovo professionalismo per una nuova alleanza tra cittadino/utente/paziente e una nuova (tanto sperata) organizzazione del sistema sanitario, sempre che per i decisori politici sia una priorità, lo sarà anche per i rappresentanti istituzionali delle professioni sanitarie?

Roberto Di Bella
Eticista delle nuove tecnologie

10 luglio 2024
© Riproduzione riservata

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