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Infermieri e 118. Serve gioco di squadra

di Luca Fialdini

03 NOV - Gentile direttore,
vorrei riflettere sulle controversie scaturite in seguito alla presa di posizione di alcuni rappresentanti degli Ordini dei Medici della regione Emilia Romagna, relativamente all'applicabilità di procedure e istruzioni operative da parte di infermieri del 118 ritenute invece di esclusiva pertinenza medica.
 
Le notizie che si sono susseguite sugli organi di stampa fanno emergere come una parte di professionisti medici sia tuttora ancorata a stereotipi del passato, mentre l'altra mira ad offrire, sempre più, servizi di qualità accogliendo l'integrazione con gli infermieri come una risorsa nell'interesse della cittadinanza. Servizi finalizzati all'ottimizzazione delle risorse disponibili, all'efficienza ed efficacia delle prestazioni.
 
Sicuramente i medici che lavorano quotidianamente nel servizio di elisoccorso, nelle ambulanze, nelle automediche e qualsiasi altra attività del 118, sono in grado di comprendere quanto i professionisti infermieri siano fondamentali in questo delicato ambito dell'assistenza sanitaria.
 
La tempestività di un soccorso qualificato che riduca al minimo l'intervallo di tempo fra il momento del trauma e l'inizio della terapia, comporta un notevole risparmio di morti evitabili e di invalidità permanenti.
 
Per facilitare l'intervento, in un'ampia gamma di situazioni di emergenza - urgenza, in termini di diminuzione dei tempi di risposta e di adeguatezza qualitativa del trattamento stesso, ci si avvale di linee guida e protocolli ben definiti, come sancito dall'art. 10 del D.P.R. 27 marzo 1992 (vedi ad es. la gestione avanzata delle vie aeree, la somministrazione di farmaci nell'arresto cardio-respiratorio, la defibrillazione precoce).
 
L'infermiere, oggi, durante il percorso formativo universitario acquista una molteplicità di conoscenze sia teoriche che pratiche, che successivamente vengono integrate, come per i medici, da certificazioni che consentono ai sanitari di arricchire le proprie competenze attraverso l'apprendimento di tecniche e metodiche comportamentali necessarie al trattamento del paziente critico (corsi approfonditi sul triage, BLS, PBLS, ACLS, ALS, PHTLS, PTC e molti altri ancora).
 
Ora più che mai, è importante per garantire la centralità e la sicurezza del paziente, mirare tutti insieme, medici ed infermieri, ad un approccio integrato, interprofessionale, dove il team working è la soluzione migliore per ridurre i rischi in ambito intra ed extra ospedaliero.
 
Da tempo la Toscana, valutata  per l'anno 2013 come migliore sistema sanitario regionale, ha attivato un trasporto sanitario con l'istituzione dell'ambulanza infermieristica, dove l'infermiere attenendosi scrupolosamente a protocolli e procedure operative, concordate e condivise con la categoria professionale medica, può agire per quanto previsto in alcuni casi di emergenza urgenza, anche attraverso la prescrizione e la somministrazione di farmaci salvavita e/o manovre avanzate necessarie alla stabilizzazione del paziente critico.
 
E' auspicabile che i sanitari coinvolti diventino promotori di un grande gioco di squadra tra le varie professioni, accettino l'evoluzione delle stesse e la validità degli strumenti a tutela della salute dei cittadini, cosi come è avvenuto in alcune realtà della nostra Regione.
 
Luca Fialdini
Infermiere - Consigliere Collegio IPASVI di Massa Carrara

03 novembre 2015
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