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Coordinatori infermieristici. Nuovi incarichi e responsabilità siano finanziati con risorse a carico del bilancio aziendale

di Giovanni Recchia

04 MAR - Gentile Direttore,
preliminarmente voglio ringraziare, a nome del Segretario Generale della FIALS, Giuseppe Carbone, la Dr.ssa Gabriella De Togni, per l’invito al convegno su “Le nuove responsabilità del Coordinatore nell’attuazione del Patto per la salute. Competenze e valorizzazione” svolto ieri a Roma. Ci troviamo a distanza di circa 15 anni dall’istituzione, per via contrattuale, delle funzioni di Coordinamento e a 10 anni dalla legge 43 del 2006 che norma, tra l’altro, le stesse funzioni per le professioni sanitarie, riteniamo che si possa oggi meglio cogliere il perché della necessità di tali competenze e come valorizzarle in un contesto organizzativo notevolmente diversificato sia istituzionale che nell’ambito dell’organizzazione del lavoro.

Un cambiamento, tra l’altro, reso più evidente, nei differenti Piani di Riordino Regionali Ospedalieri, in conformità a quanto previsto dagli standard del D.M. 70/2015, nei quali sono diminuite, come ha affermato Ripa Di Meana, fortemente le strutture complesse e di converso vi è un forte investimento verso una maggiore realizzazione del nuovo assetto territoriale delle cure primarie con i conseguenti investimenti sia strutturali che di risorse professionali sul territorio in armonia a quanto sancito dall’art. 5 del Patto della Salute 2014-2016.

Proprio l’evoluzione delle organizzazioni sanitarie verso sistemi di intervento socio-assistenziali caratterizzati da una certa complessità operativa, attraverso anche la partecipazione multiprofessionale dei diversi operatori, ha comportato la necessità di potenziare le funzioni di coordinamento delle risorse umane per razionalizzare le fasi di intervento e assicurare al cittadino utente una risposta ai bisogni emergenti con maggiore efficacia.

Tale aspetto è considerevole dal lato della domanda di salute sempre crescente e maggiormente complessa, in ragione del progressivo invecchiamento della popolazione che rende sempre più necessaria una molteplicità di interventi professionali, sempre più integrati, per assicurare con ciò una risposta completa e soddisfacente.

Le funzioni di coordinamento
Nel contempo le Aziende Sanitarie, hanno oggi implementato e stanno ancora perfezionando gli strumenti tipicamente aziendali di gestione delle risorse umane, in senso manageriale, che valorizzino gli aspetti della pianificazione e controllo della produttività, dell’appropriatezza e qualità degli interventi, della valutazione delle prestazioni, delle valutazioni delle professionalità e ancora dell’analisi dei fabbisogni formativi e del controllo dei costi di budget ecc.

Ciò posto e’ da considerare che in questi ultimi anni proprio nell’organizzazione delle aziende sanitarie, il dirigente medico non é più l’unico leader con responsabilità gestionali sugli operatori, ma lo é ancor di più il coordinatore come fulcro, come ha dichiarato il Dr. Venturini) essenziale di un sistema organizzativo nevralgico perché deve rapportarsi con operatori con bisogni e aspettative, spesso e volentieri, differenti dagli obiettivi strategici aziendali, ma deve essere anche in grado di rapportarsi con cittadini più esigenti e più informati oltre ad essere portatori di interessi sempre nuovi.

La Legge 1 Febbraio 2006, n. 43 che tra l’altro individua l’area dei professionisti coordinatori, valorizza proprio la natura manageriale e gestionale dei professionisti coordinatori, identificandoli come apposita articolazione professionale che necessita di una formazione specifica di management, distinta dalla formazione dei professionisti di base e dei professionisti specialisti.

In modo particolare, in questi ultimi anni, le aziende sanitarie, sono state investite da una serie di dinamiche, riconducibili a pressioni ambientali esterne, spesse volte categoriali mediche, che hanno inciso sulle caratteristiche gestionali e organizzative e ne hanno influenzato i processo di evoluzione.

Oggi queste aziende, finalmente, sono coinvolte in processi di cambiamento molto profondi che determinano l’esigenza di riprogettare il loro assetto organizzativo in tutte le sue componenti.

Di conseguenza anche il ruolo dei coordinatori nell’organizzazione è cambiato ed il miglioramento delle prestazioni aziendali è legato alle capacità del coordinatore -management di sviluppare metodi di gestione del personale in grado di rispecchiare le peculiarità delle risorse umane utilizzate.

Il coordinatore ha assunto, quindi, una funzione gestionale e manageriale che non può oggi assolutamente disconoscersi.

Essere coordinatori di unità operativa significa assumere un ruolo manageriale e gestionale caratterizzato da funzioni di pianificazione e organizzazione del lavoro (la progettazione per obiettivi e gestione risorse umane); da funzioni gestionali (la gestione budgetaria) e da funzioni formative anche di tutor.

Il coordinatore non eroga più assistenza diretta come gli altri professionisti ma continua ad operare su di essa, con autonomia, attraverso la realizzazione del processo organizzativo con competenze cliniche. Ma anche la funzione di coordinamento di dipartimento  ricopre un ruolo che si sta sviluppando negli ultimi anni di pari passo alla reale introduzione nell’organizzazione sanitaria della struttura dipartimentale, in quanto figura di raccordo tra le diverse professioni e la stessa dirigenza delle professioni sanitarie  

In definitiva, oggi, ai coordinatori vengono richieste vere e proprie capacità manageriale e gestionali nel raggiungimento degli obiettivi aziendali e nella valutazione del personale che hanno in “gestione”.

Valorizzazione professionale dei coordinatori
Se queste oggi sono in larga parte le competenze dei coordinatori non solo a livello ospedaliero ma anche e soprattutto a livello territoriale al fine dell’attuazione degli obiettivi di cui all’art. 5 del Patto della Salute, necessita, ritornando agli aspetti di politica del personale, ricercare con il rinnovo contrattuale la possibilità per affrontare, attraverso il confronto, la valorizzazione delle funzioni di coordinamento.

Senza dimenticare che l’attuale contratto nazionale di lavoro, fermo da oltre sei anni, ha subito incursioni legislative, accompagnate da leggi di stabilità, piani di rientro, blocco delle assunzioni, tali da non consentire più la riserva del 100% dei posti vacanti in Ds in prima applicazione ai coordinatori e né la stessa possibilità di ottenere nelle dotazioni organiche posti di Ds.

Diversificati sono stati i processi di valorizzazione delle funzioni di coordinamento fra Regione e Regione e qui facciamo un apprezzato riferimento alla Regione Veneto, riprendo i concetti del Dr. Costa, che ha dettato nelle proprie linee guida alle Aziende Sanitarie,  la necessità che in tutte le strutture complesse sia ospedaliere che territoriali vi fosse personale con funzioni di coordinamento inserito nella dotazione organica con la posizione economica Ds delle professioni sanitarie.

Su questo ultimo aspetto, ricollegandomi alle richiesta nel proprio intervento della Dr.ssa De Togni, la FIALS ha rivolto, da tempo, invito al Presidente della Conferenza delle Regione, di fare propria la direttiva della Regione Veneto ed estenderla nelle restanti Regioni per la creazione del profilo di Coordinamento in tutte le strutture complesse e con primo accesso nella posizione economica Ds.

Ed ancora rimane ammirevole l’ultima delibera del febbraio scorso della stessa Regione Veneto, che potrebbe essere estesa a livello nazionale, sull’individuazione del profilo del Coordinatore con tutte le proprie competenze che devono essere simili in tutte le Aziende della Regione.

Se quella del coordinamento è una funzione manageriale e gestionale di raccordo con la dirigenza delle professioni sanitarie, è pacifico che tale profilo non può che divenire l’apice dell’inquadramento nell’area preposta (per noi l’Area delle professioni Socio-Sanitarie - per semplificazione, come specificato dal Dr. Rucco, i quadri riferiti al settore privato o come riteniamo noi la vice dirigenza anche se, purtroppo, tali semplificazioni di profili non sono stati inseriti per legge per il personale del comparto del SSN.

Altro aspetto da evidenziare è la sconsiderata applicazione delle funzioni di coordinamento, nella quasi moltitudine della Aziende Sanitarie, come precisava la De Togni, tale da considerare le funzioni di coordinamento a termine che ha portato di fatto alla precarizzazione della funzione assegnata.

Riteniamo che in analogia con quanto previsto per le aree dirigenziali, gli incarichi, a partire dall’incarico per funzioni di coordinamento - debbano avere, si una durata, ma non intesa come un tempo di “fine incarico”, ma solo di verifica degli obiettivi raggiunti.

Quello che va ottenuto però è che le nuove attribuzioni di incarichi e responsabilità siano finanziati con risorse a carico del bilancio aziendale e non dai fondi contrattuali, come avviene per le aree dirigenziali, in modo da assicurare da un lato una maggiore responsabilità della gestione aziendale, dall’altro un argine all’impoverimento dei fondi contrattuali troppo spesso chiamati a finanziare impropriamente interventi che rispondono a esigenze organizzative dell’azienda.

Rimane tutto questo l’impegno della FIALS nella fase del rinnovo contrattuale, come già proposto nell’ultimo incontro con il Presidente del Comitato di Settore Dott. Garavaglia.

Giovanni Recchia
Segretario Nazionale FIALS


04 marzo 2016
© Riproduzione riservata

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