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Nuovi Lea. Ma c’è davvero da esser contenti?

di Franco Lavalle (Ussmo)

18 LUG - Gentile direttore,
la messa a punto del Governo dei nuovi LEA ha ingenerato in alcuni di noi medici una reazione ambivalente. Se da una parte abbiamo manifestato grande apprezzamento per la decisione del Ministro di superare, in qualche modo, le limitazioni alla Professione determinate dall’inviso a tutti, cittadini e medici, decreto appropriatezza, dall’altro siamo molto critici nel valutare la sostenibilità dei LEA.

Cioè delle prestazioni di diritto per i cittadini a carico dello Stato riguardanti l’assistenza ospedaliera, la farmaceutica e la protesica, la specialistica, l’assistenza di base, le vaccinazioni, la prevenzione, ecc. ecc. Ricordiamo che l’ultima volta che erano stati ridefiniti i Lea è stato nel 2001, quindi l’aggiornamento era necessario anche perché in questi anni sono state messe a punto nuove terapie, le tecnologie sono progredite con il crescere delle conoscenze, nuove malattie sono comparse, la composizione etnica nazionale è variata con l’intensificarsi dei flussi migratori e, con essa, nuove realtà sanitarie. In questi anni si è anche assistito ad un sistematico definanziamento del Sistema Sanitario Regionale, con Regioni sottoposte al piano di rientro e con un’assistenza sanitaria erogata in economia.

Sorvolo sui danni causati da questa politica sanitaria, tipo riduzione dei posti letto, chiusura di ospedali, blocco del turnover, allungamento delle liste di attesa, sovraffollamento degli ospedali, aumento dei tickets e, chi più ne ha, più ne metta. La manovra attuale del Governo di adeguamento dei Lea ci lascia perplessi perché abbiamo l’impressione che venga dato di meno ai cittadini. Non direttamente, ma per un fatto consequenziale. Anche ai Lea viene esteso il criterio del definanziamento adottato per il fondo sanitario nazionale e, quindi, le Regioni devono attuarli con le risorse messe a disposizione. Quanto dato deve bastare altrimenti bisogna trovare i soldi diversamente o rinunciare, di conseguenza, ad alcune prestazioni. Infatti, il Governo per i Lea ha stanziato solo 800 milioni, sebbene il loro aggiornamento costi almeno 3 mld.
 
La cifra mancante, ben 2mld e 228 milioni, dovrà essere reperita dalle Regioni in vario modo, con l’aumento dei i tickets, attraverso risparmi virtuosi come gare di acquisto centralizzate, risparmi su personale e posti letto, determinando ulteriori criteri di erogabilità di medicinali ed esami (il ritorno, dalla finestra, del decreto appropriatezza) Tra l’altro, l’aumento della spesa “out of pocket” da parte dei cittadini che possono permetterselo, da spazio e ulteriore forza a mutue ed assicurazioni private.

Ma gli indigenti, le persone che oggi formano le nuove povertà, quali garanzie hanno realmente adesso di poter accedere alle cure? Non dimentichiamoci dei molti cittadini che non si curano più e non fanno esami perché non hanno i soldi necessari. Siamo perplessi del fatto che le Regioni hanno accettato gli 800 milioni di euro senza grosse lamentele e senza farci conoscere dove troveranno il resto dei soldi. Forse tagliando indirettamente sui Lea, come già detto.

L’unico dato certo è che i Lea costano 3 miliardi di euro ed il Governo ne fornisce 800 milioni. Siamo molto preoccupati perché, a questo punto, dobbiamo iniziare a credere alle insistenti voci che danno il SSN imploso nel 2019. Anno in cui la spesa sanitaria non sarà più sostenibile.
 
Dr. Franco Lavalle
Segretario U.S.S.M.O (Universo Sanità Sindacato Medici Ospedalieri)

18 luglio 2016
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