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Dalla Fnomceo un nuovo umanesimo e un nuovo modello di salute per i cittadini

di Vincenzo Defilippis

28 MAR - Gentile Direttore,
leggendo la relazione del presidente Anelli mi è venuto alla memoria un pensiero di Einstein: “Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno che non lo sa e la inventa”. Bene, finalmente la FNOMCEO ed il Presidente Anelli si propongono non più come oggetto ma come soggetto politico con una forte ed autorevole proposta culturale che è possibile realizzare.
 
Anelli delinea un processo, in cui le azioni di tutti i soggetti coinvolti devono procedere per acquisire un nuovo pensiero che è cambiamento, svolta, in cui al centro c’è l’uomo. La proposta di Anelli è una “Terapia della Dignità” da somministrare a medici e pazienti, politici ed intellettuali chiamati tutti a raccolta intorno ad un punto nodale che è la dimensione umanistica dell’uomo che sia esso professionista, cittadino paziente.
 
Anelli nella sua relazione utilizza parole, a tutti note, come appropriatezza, complessità, salute, organizzazione, efficacia ed efficienza, declinate secondo una nuova prospettiva culturale: autonomia, responsabilità e cambiamento in cui il medico non è più soggetto amministrato e fornitore di prestazioni:“tecnico della salute, ma “professionista della salute”. La medicina è “un processo di cura”, è “orizzontale” spiega Anelli, quindi interroga e si interroga sui valori, le preferenze, i contesti di riferimento.
 
Il ribaltamento di paradigma è quello della relazione di cura come generatrice di salute e non al contrario, una prestazione di cura/prodotto, che obbliga alla relazione, non più generativa di salute ma di conflitti. Ed è proprio in quest’ottica che è da intendersi il concetto di appropriatezza, non come un algoritmo economico ma come un dovere/diritto etico del medico nel dare le cure giuste al paziente giusto.
 
Il medico sottolinea Anelli è:” il garante ed ultimo baluardo del diritto alla salute individuale e collettiva”. In quanto tale il medico si pone come soggetto politico garante dell’equità, altro tema da lui più volte ribadito. Il SSN deve erogare una medicina giusta, che contrasta le disuguaglianze e facilita l’accesso ai servizi socio-sanitari, deve favorire lo scambio e non la regionalizzazione delle cure e dell’essere medico. In questo senso, auspicabile è il richiamo all’unità di Anelli, perché la FNOMCEO rappresenti “il vero baluardo contro la deriva della professione”.
 
Una FNOMCEO che diventi un contenitore culturale di riferimento per i medici e non per gli interessi di amministratori e politici, dice Anelli: “Vogliamo essere produttori di salute, perché la salute è un diritto fondamentale per i cittadini. La salute pubblica è un bene comune, è ricchezza per l’intera società”.
 
Il Presidente Anelli indice per tutte queste ragioni gli Stati Generali della Professione medica, chiama tutti a raccolta e chiede “ di lavorare tutti insieme, di farne un grande evento politico per dire a tutti che i medici vogliono fare i medici e per questo sono pronti a sfidare il cambiamento”, di “diventare operativi, elaborando una nostra originale e inedita progettazione”. Si rivolge agli intellettuali: “se dobbiamo diventare i riformatori di noi stessi dobbiamo aprire le porte degli Ordini al pensiero riformatore, al pensiero che esplora nuove realtà, che immagina nuove possibilità e un nuovo futuro. E non ne ha paura”.
 
Ripensare alla professione ed al futuro vuol dire ripensare alle donne e ai giovani, due temi sostanziali nella visione di Anelli: “ le donne rappresentano ancora una parte che viene penalizzata, nella professione medica come in altri ambiti”. Le donne guadagnano meno degli uomini, le Nazioni Unite affermano: “è il più grande furto della storia”, per cui si auspica “di costruire le condizioni per favorire la loro partecipazione e coinvolgimento negli organi di rappresentanza”.
 
Simbolica è la chiusura della relazione di Anelli con uno scritto di una giovane medico: “Noi come donne chiediamo di lavorare per la FNOMCEO per accrescerne la forza e la credibilità convinte che non è la FNOMCEO che si deve occupare di noi, siamo noi tutti, uomini e donne, che dobbiamo occuparci unitariamente della FNOMCEO”.
 
Loro sono gli eredi di un percorso che dobbiamo consegnargli perché sia una risorsa e non un peso di cui liberarsi; per progettare una nuova visione, potremmo semplicemente ripartire da qui, ascoltiamoli. Il discorso di Anelli è un discorso ampio, programmatico che ha una visione ed un pensiero, che è una parola, che ricorre spesso nel suo discorso, per certi versi utopistico, di quell’utopia che il pensiero unico ha declassato a relativo, inutile ma che tutti inseguono e che potremmo chiamare l’utopia di un nuovo e moderno umanesimo, per la costruzione di un nuovo modello di salute per i cittadini.
 
Vincenzo Defilippis
Presidente Federazione Europea Associazioni Medici Cattolici 


28 marzo 2018
© Riproduzione riservata

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