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Bene stare dalla parte dei pazienti, ma chi sta dalla parte degli infermieri?

di Maria Augusta Fantetti

02 MAG - Gentile Direttore,
dopo la delusione del Nuovo Codice Deontologico, è arrivata un’ulteriore delusione determinata dalla risposta della FNOPI alle contestazioni provenienti dagli infermieri che credono nella propria professione. La risposta si è concretizzata nel metter in risalto che nella stesura del Codice hanno partecipato Associazioni di pazienti e cittadini, le quali sottolineano l’importanza del consolidamento partnership infermieri-paziente. Partendo dal presupposto che ringrazio tali associazioni per l’elevata considerazione che dimostrano verso la mia professione, mi sento in dovere di fare però alcune considerazioni.
 
È uso comune che l’infermiere debba essere un “infermiere romantico”, empatia, partnership, relazione di cura, sono le keywords,le cosiddette parole chiave, ma nessuno mai, mi riferisco ai pazienti, alle altre figure che con cui si collabora, alle associazioni, alla FNOPI stessa ci riconosce un ruolo e un’identità.
 
Purtroppo quando non vi è un ruolo definito né un’identità, questo comporta caos e confusione, non riconoscimento del professionista. Nel codice Deontologico nuovo, come ho precedentemente sottolineato, si parla dell’utilizzo dei social network da parte dell’infermiere, ma qualcuno ha mai parlato dell’utilizzo dei social network da parte dell’utenza?
 
Io lavoro da anni in area critica, e gli infermieri pagano quotidianamente le conseguenze di un utilizzo scorretto dei social da parte dei pazienti. Nessuno interviene mai in merito a questi incresciosi eventi, si arriva a filmare delle vere e proprie manifestazioni teatrali, pazienti che si sdraiano in terra, urlando che nessuno si occupa di loro, nonostante siano stati visitati (hanno premura di andar via, perché hanno altri impegni), noncuranti che all’interno del Pronto Soccorso, il personale è  impegnato a salvare la vita a pazienti giunti in codice rosso! (Vedi l’articolo su QS dell’11/01/2019, in relazione a un evento occorso nel Pronto Soccorso di Colleferro, ove lavoro).
 
Tutti pronti al grido malasanità. Vorrei conoscere il segreto di come attuare una relazione di partnership, quando si è aggrediti verbalmente e fisicamente dai pazienti. Nessuno si chiede mai cosa si prova a uscire di casa, salutare i figli per andare a lavorare, e tornare invece con lividi e graffi sul collo, perché qualcuno ha deciso di scaricare la propria rabbia sull’infermiere, e non parlo certo del paziente con la demenza o del paziente psichiatrico!
 
La FNOPI si è prodigata mai di tutelare i propri infermieri da tali eventi incresciosi? E le aziende sanitarie? È vero che delle lesioni personali subite ne risponde la vittima, ma è pur vero che sono accadute in un contesto non certamente privato.
 
Tornando al Codice Deontologico , nel 1869 John Stuart Mill pubblicò “Saggio sulla libertà” dove tra i vari pensieri, egli elogia l’individualità, non bisogna solo possedere la cultura, la civiltà, l’educazione, ma è necessario che tali elementi siano mantenuti in  continua attività, come i muscoli del corpo umano del resto, e che siano accompagnati da una misura tale dell’esperienza, da poter essere applicabile alle circostanze in cui ci troviamo, non solo nell’ambito privato ma anche in ambito lavorativo.
 
Secondo la FNOPI invece è necessario lavorare per protocolli, con conseguente de-personalizzazione dei trattamenti (partnership o non partnership?), non sarà invece opportuno considerare che il bagaglio culturale, l’esercizio continuo della mente e l’esperienza è ciò che permette di erogare livelli assistenziali di qualità, in quanto non si agisce come dice il Prof. Cavicchi come un trivial game, ma con la logicità che la situazione richiede.
 
Mi piacerebbe sapere cosa ne penserebbe oggi la donna con la lanterna delle condizioni disumane in cui sono costretti a vivere quei pazienti che permangono per giorni interi sopra una barella, per mancanza di posto letto, dove vedono lesionata quotidianamente la propria dignità e la propria privacy, in virtù di una spending review dettata da regioni commissariate, dal federalismo regionale con gravi disuguaglianze dei servizi a cui l’utenza accede, dal DEF e dal patto della salute  che alimenta tali condizioni.
 
Quant’è vero che se il Codice non solo ci avrebbe dato un ruolo e un’identificazione su chi è l’infermiere, ma se avesse messo in risalto la coevoluzione medico e infermiere, concetto tante volte ribadito dal Prof. Cavicchi e dai colleghi di Pisa, le cose nella realtà sarebbero diverse. Nella situazione attuale c’è una totale mancanza di rispetto e considerazione verso l’infermiere persino su competenze prettamente infermieristiche come il triage, ci sono medici che si prendono la licenza persino di contestare l’assegnazione del Codice colore, non perché sia sbagliato, ma per giustificare le loro mancanze, con gravi conseguenze sulla professionalità dell’infermiere.
 
Le colleghe ML. Asta e M. Gostinelli, hanno sollevato il problema giusto dei modi discutibili usati dalla Fnopi per celebrare, perché alla fine sempre di un rito si tratta, il varo del codice. Bene ha fatto il prof. Cavicchi a rispondere al maldestro quanto ridicolo tentativo di tappare la bocca al dissenso parlando di pura propaganda e di strumentalizzazione da parte della Fnopi, delle associazioni di pazienti, incuranti del paradosso che per consultare costoro ammesso e non concesso che di consultazione si sia trattato, hanno dimenticato di consultare noi che lavoriamo in più di 400000 in prima linea.
 
Sapete cosa vuol dire avere un codice che non è pertinente con i nostri problemi veri? Vuol dire che noi in realtà un codice che ci tuteli non ce l’abbiamo, significa che mentre altri sulla deontologia si sono rinnovati, noi siamo rimasti indietro, fermi affogati nelle nostre frustrazioni di professionista deluso.
 
Poi ci si chiedeil perché gli infermieri se potessero agli ordini darebbero fuoco! Perché stanchi di pagare una tassa obbligatoria,  senza avere in cambio nessuna tutela deontologica. È vero che vi è un manifesto non interesse da parte degli infermieri per le cose degli infermieri, ed è vero che la FNOPI al suo interno di fatto una opposizione non ce l’ha (neanche dai presidenti di provenienza Nursind quelli che avrebbero dovuto rinnovare) come è pur vero che la sensazione che accompagna ogni infermiere probabilmente è lo stesso senso di impotenza provato dal Presidente di Pisa, quando ha abbandonato il Consiglio Nazionale. Ma gli altri presidenti quelli che da anni sono inchiodati sulle poltrone come si sentono? Potenti o impotenti?
 
Sicuramente una copia del nuovo codice Deontologico mi arriverà a casa, magari sarebbe stato opportuno inviarlo alle aziende sanitarie affinché lo divulgassero, di modo che il cittadino conoscesse chi è veramente l’infermiere, ma alla luce dei fatti forse è meglio non divulgare ciò che è vuoto, arretrato, senza amore per la professione ciò che non rappresenta l’infermiere. Ciò che non è pertinente.
 
Concludendo: la legge è ordine, e una buona legge significa un ordine giusto (Aristotele).
 
Maria Augusta Fantetti
Infermiera Pronto Soccorso Colleferro

02 maggio 2019
© Riproduzione riservata

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