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La Fnomceo al capezzale della medicina morente

12 GIU - Gentile Direttore,
il conforto dato alla medicina morente dai dirigenti della Fnomceo nella loro “Conferenza programmatica” è stato simile a quello del prete caritatevole al letto del paziente, ormai senza speranze. I Dottori convenuti al capezzale hanno a lungo argomentato sulle cause remote e prossime della malattia che ha aggredito la professione. Hanno coinvolto insigni studiosi delle Humanitas,  eruditi nei diversi saperi, dalla sociologia all’economia, perché fosse offerto loro un piccola luce per rischiare l’incerto orizzonte.  
 
A quale specie  appartiene dunque  la malattia? Quale è la sua forza e quale il livello di incitabilitas ? Ci troviamo di fronte a un caso di stenia o a un eccesso iperstenico? Qual è l’umore in eccesso? La bile nera del politico affarista che vuole privatizzare il sistema o la flemma del burocrate indolente che lascia consumare l’olio che alimenta il nostro Ssn?
 
Queste le domande senza risposta e poi le indicazioni terapeutiche: fare poco, fare molto. E gli inviti alla prudenza, al senso di responsabilità di chi gestisce la cosa pubblica. Non frustate il cavallo sulle sabbie mobili! Così imploravano i vecchi clinici quando il giovane medico scalpitante aggrediva  lo scompenso con dosi troppo generose di strofantina. L’ottimo è nemico del bene e il rimedio peggiore del male. E dunque prudenza, prudenza e solo terapie collaudate dalla lunga tradizione.

 
Ma attenzione a non eccedere col salasso, perché allora si che la  morte,  avverrebbe prima del terzo giorno. Bellezza della clinica che ogni volta rinasce dalle ceneri delle sue sconfitte!  Bellezza di un sapere che è filosofia e numero, come insegna Ippocrate, il grande Asclepiade
 
La conferenza si chiude così come era cominciata senza incidere per nulla sul decorso della malattia che ormai ha consumato il corpo esangue della medicina. E’ stato un discorso in cui l’ordine delle parole poteva essere invertito come un palindro senza incidere sulla chiarezza di quanto discusso. Discorsi costruiti su frasi accumulate nel corso di anni e raccolte in un bignami di cento pagine di ovvietà; una musica senza sentimento suonata da un direttore  inesperto col violino di spalla, che, impaziente ne anticipa il gesto, ma che  entra in ritardo.
 
Una discussione senza contraddittori in cui i partecipanti sono stati selezionati sulla base  del loro ossequio al collaudato cerimoniale di chi amministra la professione seduto comodamente su una poltrona ordinistica  da anni e che nulla è riuscito a fare  per impedire che si arrivasse a questo punto.
 
La rivoluzione non è un pranzo di gala si diceva negli anni ’70 e i dirigenti della Fnomceo nelle vesti degli arditi della professione  che, coltello in bocca, affrontano la battaglia sulla questione medica, non risultano convincenti. Mancano di tutto: di quella pratica di strada che molti di noi hanno avuto,  ma anche  di quella piccola dose di snobismo futurista indispensabile per rendere suggestivo o almeno attraente il copione.
 
I dirigenti della Fnomceo ripetono sé stessi e si confrontano allo specchio.  Nessun tra chi dissente da una conduzione incerta e priva di risultati degli ordini è stato invitato. Questo signore è un guastafeste, un cinico che non crede in nulla o un giapponese nella foresta.
 
Quel che “resta del giorno” della medicina è dunque il rossore del cielo che cede all’occaso, un fugace barlume prima del buio. Eppure c’è ancora chi annuncia  battaglia e dichiara che non cederà.
 
Il Ministro Grillo lo ha fatto;  anche la sua strada è lastricata di buone intenzioni, ma il viaggio è lungo e la tappa per giungere a Ripa fa capo a Via XX settembre. E lì, gli arcigni custodi della “scienza dei numeri” preferiranno far tirare la cinghia che tirare le cuoia e dunque il Ministro, come quasi sempre è avvenuto, cederà  e il suo “vorrei ma non posso” sarà un lamento altre volte sentito.
 
Il medico resta solo, disintermediato, mal pagato, soffocato dai bocconiani al comando, inseguito da agguerriti avvocati in cerca di sbagli e totalmente dipendente dall’industria che permette lui di andare a congressi che, da solo, non riuscirebbe a pagare.
 
Di tutto questo i dirigenti della Fnomceo non parlano e si limitano a ripetere una stanca litania che non convince nessuno ma che quasi nessuno, con una sola eccezione,  rispedisce indignato al mittente.
 
Per questo cito l’intervento di  Antonio Panti. Un ex presidente di Ordine con cui non sono mai stato d’accordo e che ora, uscito dalla naftalina  della carica ha acquistato quella freschezza di  pensiero  che prima forse restava soffocata dal ruolo
 
Riporto le sue parole conclusive che apprezzo e sottoscrivo: “Ci sono problemi urgenti: il conflitto di interessi che rende difficile consegnare al medico le chiavi della gestione, il numero dei medici, il regionalismo ovvero l'equità, la medicina territoriale e altro. Quel che colpisce è l'assenza di una visione plausibile del futuro e dei cambiamenti di paradigma che condizioneranno a breve la questione medica. Questo è il tema di un riformismo concreto su cui esercitare la fantasia”.
 
Una fantasia che purtroppo è totalmente assente nelle pedanti argomentazioni di chi amministra stancamente la nostra professione. 
 
Roberto Polillo

12 giugno 2019
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