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Si apra un tavolo di confronto sulla sanità integrativa

di Massimo Nozzi

08 LUG - Gentile direttore,
ora che l’Agenzia delle Entrate ha chiarito l’erronea valutazione di tre miliardi di risparmi fiscali che si produrrebbero con l’eliminazione della defiscalizzazione della Sanità Integrativa credo che si possa cominciare a ragionare in termini costruttivi. Mi occupo di Sanità integrativa da ormai più di dieci anni, ho gestito la star up di Fondo Est, un milione e cinquecentomila iscritti e quella di Sanarti, altri cinquecentotrenta mila. Ora seguo il Fondo Wila, primo Fondo territoriale istituito in Lombardia con centoquarantamila utenti, e credo di essermi formato un’opinione tecnica del Settore. 
 
La storia dei tre miliardi di risparmi fiscali, per chi conosce la contribuzione del Settore non stava in piedi e l’Agenzia delle entrate lo ha solo confermato, infatti dobbiamo considerare che i maggiori fondi hanno una contribuzione contrattuale, verificabile, che non arriva ai duecento euro anno per iscritto. Fondo EST: 144 euro, Sanarti 125 euro, Metasalute 155 euro, Wila 60 euro, Cadiprof 160 euro, e così di seguito. Tenendo conto che solo i fondi contrattuali cubano oltre sei milioni di iscritti possiamo renderci conto di quanto fossero ottimistiche le valutazioni che hanno circolato per mesi. Non dimenticando che la defiscalizzazione sul salario di un metalmeccanico o di una commessa del supermercato, mediamente mille e cinquecento euro, non ha certo applicata un’aliquota del 39%. Magari!

Probabilmente si sono valutati i Fondi dei dirigenti, che hanno contribuzioni oltre i duemila euro annui, ma che riguardano una platea complessiva di circa trecentomila persone e si è generalizzato su undici milioni di interessati. Errore di distrazione che ha sviato di molto i ragionamenti conseguenti.
Chiarito lo scenario di riferimento credo che si possa cominciare a ragionare del rapporto tra SSN e Sanità Integrativa in termini costruttivi. Noi che ci occupiamo del settore da tempo, più volte abbiamo proposto di collaborare e realizzare un’integrazione funzionale più che sanitaria.

Perché non aprire un tavolo e confrontarci per valutare tutti gli spazi di collaborazione, ovvero scandagliare temi che da tempo sono oggetto di sperimentazione nella SI ma non trovano da parte del Ministero o delle Regioni un impegno diretto e produttivo.
Provo a segnalare alcuni temi di riflessione e lavoro comune.

Prevenzione: i Fondi realizzano massicci piani di Prevenzione sul territorio nazionale investendo milioni di euro, ma in genere questi interventi sono scollegati da qualsiasi pianificazione regionale, perché non studiare un’integrazione tra i progetti del SSN e la SI, che veda la regia delle Regioni nella distribuzione degli impegni, allentando la pressione economica e organizzativa sul SSN?

Strutture Convenzionate: perché non sollecitare le strutture del SSN a convenzionarsi con la SI, come nel caso del Niguarda di Milano, e dirottare risorse economiche sugli Ospedali pubblici consentendogli una migliore utilizzazione delle attrezzature diagnostiche, prolungando gli orari di apertura e incentivando economicamente il personale. Attualmente gli Ospedali pubblici che offrono prestazioni agli utenti della SI hanno avuto solo riscontri positivi dal convenzionamento. Contratto che riguarda l’Azienda Ospedaliera e non i singoli medici in intramoenia.

Liste di Attesa: cosa c’è di male se una parte della diagnostica e della specialistica di undici milioni di cittadini non grava più sulle liste di attesa? I medici del SSN possono lavorare con ritmi più consoni alla loro professione e le strutture possono essere utilizzate in modo più razionale. L’invecchiamento della popolazione richiederà sempre più visite specialistiche e diagnostica, prestazioni che devono rimanere sempre decise dal Medico di Base. Credere che tutti gli sforzi economici ed organizzativi del SSN debbano concentrarsi sulle liste d’attesa ci appare uno sforzo inutile che toglie risorse a settori di Sanità pubblica molto più importanti.

Grandi interventi chirurgici: la SI con i suoi meccanismi sollecita i cittadini ad utilizzare in maniera praticamente esclusiva il SSN offrendo loro facilitazioni come l’indennità giornaliera, un operaio che non lavora ha veramente bisogno di un sostegno economico, e l’uso delle strutture residenziali offerte dal pubblico, come ad esempio la stanza singola. La SI non ha alcun interesse, con le poche risorse che ha a disposizione, di muoversi nel campo della medicina d’avanguardia, ma può costituire, se fosse pianificato, un ottimo sostegno nella fase preoperatoria e nella successiva convalescenza con l’assistenza domiciliare che oggi il SSN difficilmente è in grado di offrire a tutti.

Assistenza Odontoiatrica e Ortodontica: già oggi i Fondi impegnano oltre il 40% della loro assistenza in questi campi, ed intendono proseguire e sviluppare meglio la loro attività. Potrebbe essere utile un’integrazione nel campo della prevenzione e cura con le poche strutture del SSN presenti sul territorio nazionale.

Disabilità: i Fondi, con molta prudenza stanno muovendosi verso forme di assistenza LTC, anche in questo caso, in funzione di alleggerimento del sistema pubblico, sarebbe importante integrare le iniziative ed offrire, piuttosto che denaro ai famigliari, assistenza diretta al disabile, anche su questo ci sono da valutare e studiare piani, progetti a quant’altro.

Anziani: oggi molti Fondi cominciano ad offrire assistenze anche ai famigliari del lavoratore compresi genitori e suoceri, uno sforzo notevole che andrebbe coordinato ed organizzato ancora una volta sotto la regia del Ministero e/o della Regioni e sul quale invece si procede a scatti e in maniera disomogenea.
 
Questi sono solo alcuni dei temi sui quali credo sarebbe fondamentale un lavoro di coordinamento e di pianificazione comune, i Fondi sono disponibili, il mondo della Sanità lo è?
 
In questi ultimi mesi sono impegnato nel gruppo di lavoro che sta sviluppando la start up di Sanedil, Fondo per tutti i lavoratori dell’edilizia, circa mezzo milione di persone interessate, che sarà operativo il prossimo anno, proseguendo nell’espansione della SI all’ultimo settore operaio che era rimasto scoperto. La mia opinione è che il fenomeno prosegue la sua strada e quindi mi permetto di concludere con una considerazione che è stata alla base della politica della Roma Repubblicana e che grosso modo diceva: “Se non puoi batterli, unisciti a loro”.

Spero che avremo presto l’occasione di collaborare con tutti coloro che hanno a cuore l’interesse dei cittadini e della Sanità italiana.
 
Dott. Massimo Nozzi
Titolare e Senior Consultant della IHC 


08 luglio 2019
© Riproduzione riservata

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