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Diagnostica dal Mmg? Meglio investire su percorsi dedicati

di Maria Luisa Agneni

13 NOV - Gentile Direttore,
in merito allo stanziamento di 235 milioni di euro per dotare i MMG di strumenti diagnostici di primo livello vorrei mettere a disposizione alcune mie riflessioni scaturite dall’esperienza sul campo. Come pneumologa ambulatoriale lavoro da anni negli ambulatori delle ASL ,tra le altre cose eseguo personalmente spirometrie non essendo attualmente affiancata né da tecnico di fisiopatologia né da infermiere .

Ho molte amiche e amici fra i Medici di medicina generale che stimo profondamente e ammiro , un’amicizia nata lavorando nel tentativo di risolvere insieme i casi più difficili e complessi dove la nostra disponibilità è sempre andata oltre il normale orario e luogo di lavoro che mi ha permesso di conoscere la loro dedizione e quanto sia vasto il loro campo d’azione sovrastati però da una opprimente burocrazia.

Alcuni di loro forniti di specializzazione utilizzano questa loro competenza anche svolgendo una legittima attività privata fuori dall’orario di servizio; conosco odontoiatri, ginecologi, pneumologi, cardiologi, omeopati, dermatologi, internisti ecografisti che si aggiornano nella branca e che sono già dotati di elettrocardiografi, spirometri , ecografi etc…


Molte volte sono stata invitata a mostrare ai MMG non pneumologi l’esecuzione e l’interpretazione di questa indagine così importante ma raramente questa formazione si è concretizzata in una pratica assidua e proficua. Da quello che ho letto molti altri spirometri potrebbero giungere presso i loro ambulatori grazie al prossimo finanziamento.

La spirometria è un’indagine in cui c’è bisogno di un buon affiatamento fra il paziente e l’operatore : quest’ultimo deve saper spiegare a che cosa serve e come si esegue, possibilmente mimando gli atti respiratori necessari al test, e i due devono sincronizzarsi .Se poi il paziente eseguirà la spirometria con lo specialista pneumologo che lo cura quest’ultimo avrà sicuramente indicazioni in più di quelle che avrebbe se il paziente l’eseguisse con un operatore diverso.

Infatti eseguire la spirometria con lo specialista pneumologo curante piuttosto che con un altro offre un valore aggiunto alla comprensione del caso perché anche il semplice atteggiamento del paziente di fronte al boccaglio può fornire informazioni sul soggettivo del malato che è sempre molto determinante sulla percezione della sua dispnea . Questi sono solo dettagli ma in medicina non sono di poco conto come anche le sfumature e le particolarità che ogni esame diagnostico di qualsiasi specialità offre al medico attento e che aprono la mente ad altre ipotesi diagnostiche e ad altri approfondimenti.

Più si diventa esperti di qualcosa più si aprono degli incisi e delle riserve che insieme all’esperienza allontanano il medico dalle certezze permettendogli di esplorare nuove frontiere e di formulare originali e successive ipotesi su cui lavorare.

Ritornando agli spirometri, molti di questi, i più semplici e i più facili da utilizzare offrono la risposta in automatico indicando la normalità o un’ostruzione o una restrizione lieve, moderata, grave.

Tre volte su quattro questa risposta in automatico non corrisponde alla realtà . E’ di pochi giorni fa una telefonata di un giovane medico che ha avuto gli assistiti da un anno e che era venuto in precedenza a fare il suo training di medicina generale anche presso il mio ambulatorio ASL dove aveva imparato a fare le spirometrie sotto la mia guida e che avendo uno spirometro a disposizione nel suo studio ne aveva fatta una in quel giorno ma che spiazzato dalla diagnosi automatica mi chiedeva se poteva prescrivere al paziente un certo farmaco in attesa che gli facessi io una nuova spirometria .

Tra il dire e il fare…. E alla mia domanda di come si stesse trovando a lavorare non più come sostituto ma titolare dei suoi assistiti ammetteva che la quotidianità e la responsabilità gli avevano dato una graduale consapevolezza rispetto a cosa significhi curare le persone e alla iniziale e comprensibile aspirazione di guarire tanti assistiti con le tecnologie più raffinate e smart si era sostituito l’intento più realista solo di curare con le migliori risorse sostenibili  Anche lui , giovane e appassionato di tecnologie preferiva riferirsi ad una collega più esperta per una prescrizione più responsabile perché aveva notato un’incongruità fra quello che il paziente riferiva , il suo esame obiettivo e i dati dello strumento.

In effetti abbiamo tanto bisogno di qualità, e di clinica. Non c’è nulla di simile alla clinica nelle scienze esatte perché il medico non si limita a rilevare i dati oggettivi ma li deve integrare con l’esperienza soggettiva del paziente e del suo sentirsi malato. Se il medico avesse più tempo per dedicarsi alla semeiotica forse prescriverebbe meno indagini diagnostiche , ma le indagini diagnostiche per essere veramente utili devono essere eseguite con strumenti di buona qualità e non con “accrocchi “e da medici esperti , due condizioni che non possono essere disattese.

Ma allora un così importante investimento per le indagini diagnostiche con apparecchiature di base presso i MMG non potrebbe essere destinato ad apparecchiature di livello qualitativo più alto da collocarsi presso le case della salute o ambulatori ASL? questi sono contesti dove si potrà usufruire della competenza e della responsabilità anche degli specialisti con percorsi dedicati e snelli dalla burocrazia per lavorare insieme in équipes all’altezza delle esigenze di pazienti che stanno diventando sempre più complesse! Alzeremo così la qualità del servizio e impediremo ripetizioni di indagini a completamento di quelle che non avrebbero risolto quesiti sempre più difficili.

Maria Luisa Agneni
Specialista Ambulatoriale Pneumologa ASL Roma1


13 novembre 2019
© Riproduzione riservata


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