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Il Patto per la Salute è solo un palliativo per un Ssn in crisi profonda

di Raffaele Varvara

23 DIC - Gentile direttore,
Lo stiamo perdendo” si suol dire così in gergo clinico quando l’evoluzione sfavorevole della patologia, induce a pronosticare il peggio. Sta succedendo oggi per la conquista sociale più importante: il nostro SSN paragonabile a un paziente critico di 41 anni che soffre di una patologia definita “crisi di sostenibilità”.
 
Nonostante l’instabilità clinica del paziente sia ben nota, la terapia proposta dagli esperti è ancora ben lontana dalla cura della causa della patologia, altresì rimane unicamente rivolta alla cura dei sintomi: insoddisfazione di operatori e cittadini e diseguaglianze nell’ accesso alle cure.
 
La terapia proposta nel nuovo patto per la salute è volta a curare questa sintomatologia dando l’impressione che qualcosa si stia facendo. Ecco che l’aumento del FSN nella quota di 3,5mld nel biennio 2020-2021, mitiga l’insoddisfazione dei cittadini e viene accolto con giubilo dai professionisti della salute.
 
Ecco che l’abolizione del superticket viene sbandierato come il miglior risultato politico dell’ultimo decennio per debellare la diseguaglianza nell’ accesso alle cure.
 
Ma le principali misure adottate in legge di Bilancio non sono altro che cure palliative per migliorare la qualità del fine-vita di un sistema morente. Infatti i 3,5 mld nel biennio 20-21 sono come un antibiotico sotto dosato per un paziente in sepsi conclamata e l’abolizione del superticket non è altro che un atto dovuto perché non sussiste più la dimensione emergenziale che nel 2011 giustificò l’applicazione di questa odiosa tassa sulla malattia.
 
Un’emergenza è uno stato di criticità vitale che si risolve con l’applicazione di una manovra salvavita dopodiché si ripristina la normalità: 8 anni fa, a fronte del dissesto macroeconomico globale, fu introdotto questo balzello come misura salvifica dei conti pubblici, ma, nonostante la risoluzione dell’emergenza, il superticket era ormai diventata una misura strutturale nelle leggi di Bilancio.
 
Dunque nessun risultato politico eccellente ma solo un atto dovuto! Un risultato politico eccellente sarebbe stata la discussione di una riforma radicale del Servizio Sanitario Nazionale per ammodernarlo e prepararlo rispetto alle nuove sfide future a partire dai contenuti delle professioni sanitarie.
 
La presidente di Federsanità Tiziana Frittelli nel suo ultimo articolo scrive: “Non c’è dubbio che la strada della riforma del SSN deve viaggiare insieme al dibattito sul ruolo delle professioni, sui modelli organizzativi, contrattuali, di programmazione, di reclutamento, di formazione, di remunerazione”
 
Peccato che i professionisti sanitari, i veri pilastri sui quali deve impiantarsi la riforma del SSN, vengano valorizzati a costo zero. Di questo passo è curioso capire se davvero esistano le coperture finanziarie per l’infermiere di famiglia, oppure se rappresenta l’ennesimo traguardo non esigibile per mancanza di coperture, come è già successo per i nuovi LEA.
 
È ormai un assioma che il diritto alla salute sia subordinato ai vincoli economici imposti dall’UE, vedasi l’ampliamento dei tetti di spesa per l’assunzione di personale. L’ assunzione del personale sanitario rimane una misura legata a un più flessibile vincolo economico ma sempre di vincolo si tratta! Il fabbisogno di professionisti sanitari dovrebbe invece essere calcolato in base al fabbisogno reale per la copertura della domanda di salute.
L’ampliamento del tetto di spesa vuol dire che da una cella più stretta si passa ad una cella più larga ma sempre in prigione rimani!
 
Per garantire la copertura della domanda di assistenza infermieristica sul territorio nazionale servirebbero 75mila infermieri, come emerso dagli studi della Fnopi; tuttavia questa manovra, che costerebbe 3mld di euro, nella prigione neo-liberista costituita da tetti, vincoli e restrizioni, sarebbe consentita esclusivamente tagliando altre voci di spesa o aumentando il prelievo fiscale.
 
La politica dunque persevera nel suo approccio riduzionista nei confronti del SSN, si limita ad amministrare l’amministrabile e continua ad essere sguarnita dell’unica “terapia” indispensabile e salvavita: un pensiero riformatore. I professionisti della salute hanno il dovere morale di unirsi e lavorare per riempire questo vuoto così da dotare il Paese di nuovi contenuti professionali e di nuovi modelli organizzativi: le uniche soluzioni per salvaguardare dall’interno la natura pubblica e universale del SSN.
 
“Infermieri In Cambiamento” nasce per catalizzare questo lungo processo di cambiamento culturale all’interno degli infermieri con l’auspicio che la nostra pionieristica attività rivoluzionaria sia presto replicata da tante altre famiglie professionali.
 
Dott. Mag. Raffaele Varvara
Infermiere
Dottorando presso IASSP (Istituto di Alti Studi Strategici e Politici)
Fondatore di “Infermieri In Cambiamento”

23 dicembre 2019
© Riproduzione riservata

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