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Defribrillatori. Legge arenata in Senato

di Andrea Scapigliati

07 FEB - Gentile Direttore,
il 30 luglio 2019, dopo una rapida e costruttiva elaborazione da parte di molte forze politiche col supporto di società scientifiche e associazioni di settore, la Camera dei deputati ha approvato con voto unanime la legge per la promozione della diffusione dei defibrillatori semi-automatici e in generale per il miglioramento della risposta all’arresto cardiaco. Da allora l’iter della legge si è arenato in Senato per le vicissitudini della politica che hanno rallentato i lavori delle commissioni competenti.
 
Apprendiamo ora, anche attraverso il periodico da lei diretto, che finalmente la Commissione Sanità avrebbe un nuovo presidente. Questo dovrebbe permettere di riprendere prontamente la valutazione della legge. Rallegrandoci per questa notizia, auspichiamo una sua rapida e definitiva approvazione senza modifiche che richiederebbero un ulteriore rinvio alla Camera dei deputati e un ulteriore ritardo nell’introduzione dei principi che la legge veicola. 
 
Siamo consapevoli che la legge sia perfettibile in alcuni suoi aspetti che tuttavia possono essere modulati nei regolamenti attuativi. È tuttavia urgente che il nostro Paese si doti di quella risposta di sistema che abbiamo descritto durante le audizioni in Commissione Affari Sociali della Camera. Nel documento “Un sistema per salvare vite”, presentato in quella occasione, sono riportati i principi cardine che la letteratura scientifica dimostra essere i più efficaci per ridurre la mortalità da arresto cardiaco (https://www.ircouncil.it/wp-content/uploads/2019/06/IRC-Un-Sistema-Per-Salvare-Vite_web.pdf). 

 
Tra questi principi, con il fine di ridurre la comprensibile diffidenza dei potenziali soccorritori, ci preme sottolineare l’Introduzione della salvaguardia giuridica, sia civile che penale, rispetto a tutti gli eventi riconducibili ai tentativi di rianimazione e defibrillazione con defibrillatore semi-automatico esterno (DAE), verso la vittima e verso terzi, anche da parte dei soccorritori occasionali.
 
Una recentissima indagine conoscitiva elaborata da Italian Resuscitation Council sulle così dette Istruzioni Pre Arrivo (IPA) offerte dagli operatori delle centrali operative 112/118 in caso di sospetto arresto cardiaco dimostra come tuttora ci sia disomogeneità in termini di preparazione e protocolli e come la standardizzazione di queste procedure richieda direttive valide su tutto il territorio nazionale. Questo approccio di sistema, insieme ad un concreto impegno delle istituzioni nazionali e locali per favorire la diffusione di una cultura del primo soccorso ad iniziare dalla scuola e dei defibrillatori sul territorio, può sicuramente contribuire a ridurre l’ingente numero di morti evitabili causate da arresto cardiaco nel nostro Paese.
 
Auspichiamo che, con in mente queste finalità, si possano superare le difficoltà conseguenti agli obblighi previsti dalla legge che coinvolgono molti destinatari all’interno della popolazione generale (in particolare il mondo della scuola e dello sport). Molti di questi possibili protagonisti nella lotta all’arresto cardiaco, se lasciati soli di fronte ai nuovi oneri, possono percepire la necessità di prepararsi a soccorrere una potenziale vittima di arresto cardiaco come un incarico eccessivo e non pertinente.
 
Ci preme ribadire anche in questa sede che la possibilità di salvare una vita, spesso ancora giovane e attiva, passa prima di tutto attraverso la disponibilità ad intervenire di chiunque sia vicino alla vittima, qualsiasi sia il suo ruolo e le sue competenze. Una risposta di sistema, aiutata dalla tecnologia ormai disponibile, deve permettere a tutti di poter soccorrere efficacemente ogni vittima di arresto cardiaco.
 
Andrea Scapigliati
P
ast President, per il Consiglio Direttivo di Italian Resuscitation Council  


07 febbraio 2020
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