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Suggerimenti per ripensare la salute sul territorio in Lombardia

di Marco Magri

19 GIU - Gentile Direttore,
l’emergenza COVID ha messo in discussione alcuni aspetti della sanità lombarda. Tra questi l’organizzazione della sanità sul territorio. Ripensare al territorio all’epoca COVID significa partire da un’analisi di cosa ha e non ha funzionato. Ma sarebbe un errore fermarsi qui. Dobbiamo fare un passo oltre. Senza partire da valutazioni troppo generali (che spesso portano con sé visioni soggettive) ma da esperienze concrete, come quella che ho vissuto sul campo.

In Regione Lombardia prevale la cultura che vede l’Ospedale al centro. La creazione delle ASST ha rimarcato questo ruolo sul territorio. Una presenza che in questo periodo ha evidenziato molte contraddizioni. Il dialogo Ospedale-Territorio ha una sua ragion d’essere se, invece di sovrapporsi ognuno svolge in profondità il proprio ruolo.

Abbiamo visto come l’impronta “pubblica” della sanità territoriale sia allo stato attuale irrinunciabile. C’è necessità di una maggiore chiarezza nei ruoli dei dirigenti pubblici: valorizzare le competenze ma dotarle di margini di autonomia e responsabilità.


Presidio del territorio (quasi fino ad identificarsi con esso) è stato sino ad oggi il medico di famiglia (MMG), pur con i problemi di identità e con la domanda di salute in continuo cambiamento. La solitudine il cui si trova spesso a lavorare il MMG oggi non è più né accettabile né sostenibile.

Il paziente è più esigente. La diagnostica, forse anche più delle terapie, si è evoluta. L’informatica è diventata parte integrante del proprio lavoro. Sono aumentate le incombenze amministrative, alcune evitabili, altre meno. Tutto questo proietta il MMG non più come solista ma come “direttore d’orchestra” delle cure del suo paziente.

Per fare questo ha bisogno di una struttura organizzativa in grado di supportarlo.

Diverse sono le soluzioni, ma le Cooperative dei medici, con il fatto che il medico socio non perde il controllo della dimensione organizzativa che gli da supporto, sono le più realistiche. Ma c’è bisogno ancora di lavorare per una loro definizione e per il riconoscimento formale da parte delle istituzioni.

La gestione dei pazienti cronici da parte dei MMG, prima con l’esperienza CREG poi con quella PIC, pur con i suoi inevitabili margini di miglioramento, rappresenta un’opportunità ancora da esplorare, basterebbe raccogliere i suggerimenti evidenziati da chi ci lavora.

Dobbiamo colmare le lacune su come gestiamo la tecnologia. È inspiegabile come dopo tante discussioni, la telemedicina, ancora oggi non abbia regole chiare. Dobbiamo toglierla dalla competenza esclusiva di tecnici per farla diventare strumento nelle mani dei manager e dei medici. La tecnologia risolve problemi ma ha anche dei costi, e sarebbe sbagliato pensare altrimenti.

Il periodo ha evidenziato il ruolo degli enti locali e quello dei sindaci. Non più osservatori interessati, ma protagonisti attivi di un bene - salute, con la sua valenza civica e con la necessità di dare continuità tra la dimensione sociale e quella sanitaria dei cittadini/pazienti.

È mancato un luogo fisico sul territorio dove sanitario e sociale possano incontrarsi, riferimento di prossimità per il cittadino e struttura intermedia tra Ospedale e Territorio. Una presenza “visibile” ma snella (senza tornare ad esperienze del passato) dove medici, operatori sociali e specialisti possano sperimentare metodi di lavoro comuni.

Nella realtà lombarda questi dovevano essere i PRESST (Presidi Socio Sanitari Territoriali) ma sono rimasti vittime del solito “conflitto di competenze” che purtroppo ha sempre la meglio sulla più utile “comunione di competenze”. Dobbiamo mettere la loro organizzazione nelle mani di chi sul territorio conosce i bisogni concreti dei cittadini come per es i medici e gli enti locali.

Un sistema così complesso deve essere sostenuto da un solido sistema informatico. La Regione dovrebbe svolgere un ruolo “regolatore” nel dettare gli standard, sfruttando la creatività lombarda, piuttosto che investire in soluzioni interne che si sono dimostrate costose e spesso poco efficienti.

Rapidità e chiarezza per una programmazione adeguata alle necessità. Pianificare con forte anticipo: ogni ritardo nel prendere decisioni porta con sé solo conseguenze negative. Progetti come per es.  la Presa in Carico ha bisogno di visioni di lungo termine e certezze di largo respiro.

C’è bisogno di manager che sappiano “fare sistema” con gli attori sul territorio. Persone in grado di coniugare fattibilità e sostenibilità, senza timore a prendere decisioni e le relative responsabilità.

“Mai lasciare che una crisi divenga un’occasione perduta” è stata la traccia di queste riflessioni. Sarebbe un errore imperdonabile se da quello che avviamo vissuto, con le sue sofferenze, non riuscissimo a trarre insegnamenti per migliorare il nostro futuro.
Come pazienti ma anche come cittadini.

Dr. Marco Magri
Medico e consulente


19 giugno 2020
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