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Lo screening di massa in Alto Adige: come valutare i dati?

di Claudio Maria Maffei

26 NOV - Gentile Direttore,
i risultati dello screening di massa col test rapido sul tampone in Alto Adige hanno  suscitato notevole attenzione e meritano  una attenta lettura di sanità pubblica che evidenzi opportunità e criticità di un approccio di questo tipo. Come noto allo screening secondo la prima comunicazione pubblicata qui su QS hanno partecipato (aggiornamento alle 18 di domenica) 343.227 persone dato che corrisponde al 61,9% per cento delle persone residenti in Provincia di Bolzano. Complessivamente un totale di 3.185 persone è risultato positivo.Ciò corrisponde allo 0,9 per cento delle persone sottoposte al test. L’ultimo aggiornamento sul sito dedicato della Provincia ritocca appena questi dati portando a 361.781 soggetti testati di cui 3615 positivi pari all’1%.
 
Colpisce innanzitutto la bassa percentuale di prevalenza dei positivi a fronte del fatto che la Provincia di Bolzano presenta i tassi di incidenza di nuovi casi, i tassi di ricovero in terapia intensiva e soprattutto  i tassi di mortalità tra i più alti in Italia (come si ricava da una delle più “eleganti” fonti di dati in Italia). Se gli asintomatici sono la punta dell’iceberg epidemiologico, per dirla in modo banalissimo, come fa la parte emersa ad essere così rilevante a fronte di una parte sommersa così ridotta?

 
A parte i problemi  di sensibilità e specificità dei test rapidi utilizzati (che si traducono in un numero di qualche punto percentuale di positivi non identificati sul totale dei positivi) rimane il problema di come interpretare i dati alla luce di uno screening su base volontaria in cui chi risulterà positivo si dovrà porre in isolamento. E’ verosimile immaginare (immagino lo si stia stimando) che ci sia una selezione non casuale tra  coloro che hanno aderito allo screening e coloro che non hanno aderito e che la probabilità a priori di essere positivo tra i non partecipanti possa essere superiore rispetto a chi aderisce.
 
C’è certamente bisogno di analisi più approfondite che non mancheranno, ma  viene subito da chiedersi in che modo i risultati dello screening possano essere letti già adesso come testimonianza di un ripreso controllo della situazione epidemiologica come affermato dalle autorità locali. Affermazione che si iscrive d’ufficio nel dibattito sulla apertura delle stazioni sciistiche.
 
Dal sito dell’AGENAS si ricava come l’indice di saturazione  dei posti letto di area critica e di area medica non critica siano in Alto Adige rispettivamente alto (53%) e altissimo (96%). Questi dati assieme a quelli su incidenza e soprattutto mortalità dovrebbero dare luogo ad un atteggiamento di grande prudenza nell’utilizzo dello screening e dei suoi dati a supporto di scelte di abbassamento delle misure di distanziamento sociale in una situazione in cui lo screening per assurdo potrebbe portare ad un atteggiamento di minor rigore che non tiene assolutamente  conto dei positivi non identificati che sono certamente altrettanti o quasi di quelli identificati.
 
Insomma con la politica degli screening di massa verrebbe da richiamare il manzoniano (e banale) adelante con juicio.
 
Claudio Maria Maffei
Coordinatore scientifico di Chronic-on


26 novembre 2020
© Riproduzione riservata


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